I giornalisti più anziani si adattano ai nuovi media meglio di quelli giovani

| 4 ottobre 2013 |

SudAfrica

State of the Newsroom“, uno studio elaborato dall’ Università di Witwatersrand (Johannesburg), analizza in profondità i cambiamenti che devono affrontare i professionisti dell’ informazione nell’ era digitale e rompe con gli stereotipi  rilevando che i giornalisti più anziani non si adattano ai nuovi media peggio di quelli più giovani.

 

Il rapporto, realizzato da Glenda Daniels,  dell’ Università di Witwatersrand, assicura che i giornalisti senior non si adattano ai nuovi modi di fare informazioni con maggiori problemi, e che, semmai, sono i più giovani a incontrare le maggiori difficoltà. “Più il giornalista è giovane e più si sente sopraffatto ed è qui che dobbiamo sostenerlo”, ha detto uno dei redattori che hanno partecipato all’ indagine.

 

Da parte sua, Steve Matthewson, direttore del Business Day,   spiega che alcuni giornalisti hanno bisogno di   andare al di là del metodo di lavoro a cui erano abituati e realizzano il passaggio ai media digitali con entusiasmo, indipendentemente dalla loro età.

 
“State of the Newswroom” – spiega Media-tics.com –  raccoglie in poco più di 100 pagine i grandi cambiamenti e le nuove sfide che affrontano i giornalisti nelle nuove redazioni indotte dall’ era digitale. La riduzione del numero di giornalisti, i numerosi tentativi di fare affari col digitale, l’ inarrestabile declino delle vendite dei giornali e le differenze razziali e di genere tra i redattori e i direttori sono alcune delle nuove situazioni a cui si devono affrontare, giorno per giorno, i giornalisti. Delle circostanze che coinvolgono lo sviluppo della professione e che spesso costringe il giornalista a fare il suo lavoro ffrontando la multimedialità.

 

Il testo integrale del Rapporto è su  Journalism.co.za.

 

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