Giornalismo e spionaggio al tempo del digitale

| 15 maggio 2013 | Tag:, , , , , , ,

SpieQualcuno sosteneva che il mestiere di spia sarebbe morto con la fine della Guerra Fredda. Niente di più sbagliato. Piuttosto è cambiato il modo di spiare e sono variati gli obiettivi. Adesso tutti spiano tutti, in un vortice che ingoia regole, etica, deontologia.
 

 

di Pino Bruno

(da Globalist.it)

 

1) Prendiamo il caso del Dipartimento di Giustizia statunitense, che per più di due mesi ha intercettato le conversazioni dei giornalisti dell’Associated Press su una ventina di linee telefoniche. Iniziativa gravissima e senza precedenti, ha denunciato l’AP, che ha chiesto l’immediata distruzione dei tabulati.

 

2) C’è poi il caso dei giornalisti di Bloomberg che spiavano i dipendenti di alcune banche d’affari. Il direttore, Matthew Winkler, ha dovuto cospargersi il capo di cenere e fare pubblica ammenda.

 

3) Infine va segnalato il manuale che l’agenzia statunitense di spionaggio NSA aveva diffuso al suo interno nel 2006, per insegnare agli agenti come spiare sul web. Documento rimasto segreto fino a quando, in base alla Freedom of Information Act (FOIA, Legge per la Libertà di Informazione), la NSA è stata costretta a renderlo noto. I consigli diffusi nelle 643 pagine della guida Untangling the Web oggi fanno sorridere. Sono ovviamente datati, superati dalle tecniche attuali di hacking e cracking e non tengono conto del fenomeno dei social network, che sarebbe esploso di lì a poco. Il “vecchio” manuale è comunque indicatore di una tendenza.

 

Ricapitoliamo: ci sono giornalisti spiati e giornalisti che spiano e poi le spie di professione che spiano tutti gli altri.

 

L’unico modo per non farsi spiare, a quanto pare, è staccare ogni spina e connessione e tornare ai bigliettini cifrati da nascondere nelle fessure dei mattoni contrassegnati con il gesso. La rivincita degli spioni della Guerra Fredda.

 

PS. Mi sembra quanto mai appropriata, in questo contesto, la riflessione del Direttore dell’European Journalism Observatory, Stephan Russ-Mohl:

 

“Diamo per scontato che i media siano potenti, che nei sistemi democratici il potere necessita di controllo,  ma anche che la libertà di stampa sia una condizione imprescindibile al fine di informare i cittadini in maniera adeguata. Sullo sfondo dello scandalo delle intercettazioni telefoniche del News of the World, nel quale sono stati coinvolti i vassalli di Murdoch e soprattutto in considerazione delle manovre omertose, con le quali i boss della BBC hanno coperto per anni un moderatore televisivo pedofilo, comincia a delinearsi un concetto per il quale sia nella lingua tedesca che nella lingua italiana non è ancora stato coniato un termine appropriato. Nel mondo anglosassone in questi casi si parla di media accountability, cioè della “disponibilità dei media verso un’assunzione di responsabilità e verso una maggiore trasparenza”. Questa descrizione è la migliore che si possa dare e non è un segreto per nessuno che la media accountability lasci molto a desiderare”.

 

PPS. Le “vecchie” spie non demordono. Quasi a smentirmi, ecco una notizia appena diffusa dalle agenzie:

Mosca, 14 maggio –  La tv filo Cremlino Russia Today ha postato sul proprio sito web anche una lettera sequestrata alla spia della Cia smascherata oggi nella quale, oltre all’offerta economica per arruolare uno 007 russo, vi sono le istruzioni ”step-by-step” per creare un nuovo account su Gmail da usare per i futuri contatti. Le istruzioni sottolineano ripetutamente di non fornire alcuna informazione su contatti reali, come numeri di telefono, email o domicili. Si consiglia di non usare apparecchi mobili o notebook personali per la registrazione e si suggerisce di usare un internet caffè per attuare la procedura. In alternativa si propone di acquistare un nuovo apparecchio esclusivamente solo per questi contatti e di pagare in cash, con spese rimborsate successivamente. Una volta creato l’account, il ”traditore” avrebbe dovuto scrivere ad un certo indirizzo (indicato nella lettera) e attendere una settimana per la risposta. ”Grazie per leggere questo. Non vediamo l’ora di lavorare con voi al più presto. I tuoi amici”, conclude il documento. Che una spia della Cia girasse per Mosca con una lettera del genere, compresi vecchi arnesi del mestiere come le parrucche, suscita incredulità tra gli addetti ai lavori.

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Twitter @pinobruno

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