Delocalizzazione, il futuro della stampa o una nuova forma di schiavitù?

| 9 aprile 2013 | Tag:, , , , , ,

Airbus A marzo, il quotidiano Le Monde ha spedito per sei mesi un giornalista a Sidney e un altro a Seul per alimentare il sito del giornale fra le 23 e le 6 del mattino. “Il miglior lavoro al mondo” ha titolato il settimanale Stratégies. E’ il segnale che la delocalizzazione delle redazioni è sempre più vicina. Anzi, è già realtà.

 Basta leggere questa inchiesta di Laure Daussy, giornalista a @rrêt sur images, nata dalla segnalazione di un lettore.

 Sotto accusa c’ è l’iniziativa di un gruppo di media on line scoperti ad appaltare la cronaca locale francese a una “redazione” situata…in Tunisia.

 Trecento euro al mese per 10-15 articoli al giorno.

 

 

Des sites français d’info locale rédigés en Tunisie

Un modèle économique d’avenir ?

 

Si sapeva delle delocalizzazioni di costruttori d’automobili, di fabbriche di calzature, nei paesi in cui la mano d’opera costa meno. Ma nell’epoca di internet, anche all’informazione tocca ora delocalizzarsi. Diversi siti di informazione locale in Francia sono in realtà scritti in…Tunisia.

 

di Laure Daussy

(traduzione a cura di Andrea Paracchini)

 

Quando si fa una ricerca sul nuovo ponte Chaban-Delmas inaugurato in marzo a Bordeaux, o su Airbus a Tolosa, il lettore di Tolosa o Bordeaux è lungi dall’ immaginare che questi due articoli sono scritti…a Tunisi. E’ così tuttavia. Un’agenzia di Tunisi lavora in realtà per svariati media d’ informazione locale in Francia: Bordeaux.actu.fr, Lyon.actu.fr, e Toulouse.actu.fr. Leggendo le informazioni legali di questi siti, in basso, si scopre in effetti l’indirizzo della loro redazione: Hi-Content SARL 2 rue Mahrajène 1082, cité Mahrajène, Tunis. Strano.

 

Abbiamo cercato di saperne di più su questa società, Hi-Content. Salta fuori che è una filiale di una concessionaria di pubblicità francese, Hi-Media, fondata dall’ imprenditore Cyril Zimmermann. Il legame fra Hi-content e Hi-média è ben nascosto. Non ne è fatta menzione su nessuno dei siti di informazione locale e neppure sulla pagina Wikipedia dell’ azienda. Se ne trova però traccia su un sito tunisino che propone un annuncio di impiego proprio per l’agenzia di Tunisi[1].

 

“Hi-Content è la filiale tunisina di un grande gruppo media francese quotato in borsa (Hi-Media) che si occupa di edizione, produzione e monetizzazione di contenuti per il web”. E quando si cerca il sito actu.fr (senza l’estensione con il nome della città) su Whois (che dà tutte le informazioni sulla creazione di un sito), si capita su un indirizzo email appartenente all’ azienda Local media…altra filiale di Hi-Media.

 

Tunisi

 

Su questo stesso annuncio si scoprono tutti i siti riforniti dall’agenzia Hi-Content. Oltre ai siti di informazione locale, si scovano un sito di gossip, actu.star.com, e un sito di psicologia, Psychonet.fr.

 

La concessionaria Hi-media si è fatta conoscere di recente diversificando la sua attività con la partecipazione minoritaria all’acquisto del quotidiano La Tribune. Concessionaria di pubblicità e azionista di media? Zimmermann non fa nulla per nascondere la sua doppia anima, anzi, se ne vanta. Prende la parola regolarmente sui media per parlare del suo gruppo, che sia su Le Figaro o su BFM Business. E’ stato del resto uno degli storici azionisti di Rue89, del cui consiglio di sorveglianza fa ancora parte.

 

Contattato a proposito di questa filiale in Tunisia, Cyril Zimmermann ha tuttavia negato qualunque nesso. Il perché lo si capisce approfondendo le condizioni di lavoro di questi “cronisti locali” di Bordeaux e Tolosa delocalizzati a Tunisi.

 

Come indagare da Tunisi sull’inaugurazione di un ponte a Bordeaux? E’ una forma di delocalizzazione per produrre informazione a minor costo? Siamo riusciti a contattare diversi dipendenti della società e secondo le nostre informazioni, l’ agenzia occupa 25 persone che non hanno lo statuto di giornalisti. Sono tutti laureati: economia, finanza, lingue. Nessuno di loro ha mai lavorato nella stampa. In un contesto di forte disoccupazione in Tunisia, si tratta per loro di un’ opportunità. Il salario è di circa 300 euro al mese, corrisposto per la produzione di 10-15 articoli al giorno. Il loro statuto è molto precario.

 

 “E’ una forma moderna di schiavitù. Ci sottopongono a test di rapidità, dobbiamo scrivere 50 parole al minuto. Non abbiamo contratto e siamo pagati in contanti. Se arriviamo con dieci minuti di ritardo, siamo immediatamente licenziati”.

 

Contattata, la direttrice della pubblicazione dei siti actu.fr, Cyrine Boubaker, non ha voluto rispondere.

 

 

[1] L’affiliazione è tuttavia chiaramente indicata nel banner della pagina Facebook di Hi-Media, risalente a settembre 2012

 

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