Data journalism: Mar Mediterraneo, tomba di migranti e di storie spezzate

| 4 maggio 2013 | Tag:, , , , ,

Mediterraneo

Più di 18.000 persone – uomini, donne e bambini – sono morte o disperse negli ultimi 25 anni di migrazioni dal nord Africa alle coste meridionali dell’Europa. Una strage lenta, ma continua, la cui portata è nascosta da una cronaca attenta al naufragio del momento, ma che spesso perde di vista il fenomeno sul lungo periodo.

Alessio Cimarelli e Andrea Nelson Mauro, basandosi sugli strumenti del Data journalism, del giornalismo praticato partendo dai dati, hanno realizzato una mappatura  che risponde all’ esigenza di restituire alle vicende luttuose che si verificano nel Mediterraneo  il senso della grande tragedia che caratterizza le migrazioni verso il nord e che spesso, invece, non riesce a prendere corpo neanche come racconto.

 

 

Migliaia di persone ogni anno attraversano il Mediterraneo dirette verso le coste meridionali dell’ Europa. Sappiamo molto, anche se non tutto, di coloro che riescono, tra mille difficoltà, a sbarcare carichi di speranze per una nuova vita. Non sappiamo assolutamente nulla, invece – osserva Cimarelli – , di tutti coloro che partono da qualche parte e in qualche momento, ma non arrivano da nessuna parte. Nulla delle migliaia di storie spezzate, di corpi inghiottiti per sempre dal mare.

 

Il titolo del lavoro – pubblicato su datajournalism.it, un sito dedicato specificamente al giornalismo dei dati – è esplicito: Mar Mediterraneo, tomba dei migranti.

 

Lo spunto decisivo per la realizzazione di questo lavoro di Data journalism è stata l’ incontro con i Gabriele Del Grande, un freelance che per anni ha seguito il fenomeno dei naufragi dei migranti nel Mediterraneo, ‘’compilando – racconta Cimarelli – un preziosissimo dataset in cui elenca tutti gli eventi degli ultimi 25 anni con data, luogo, descrizione e fonte’’.

 

Da qui è nata ‘’la sfida di valorizzare l’ imponente lavoro che Gabriele ha raccolto sul suo blog Fortress Europe’’.

 

Abbiamo scaricato il dataset e abbiamo iniziato a strutturarlo al meglio – spiegano Cimarelli e Nelson Mauro -, estraendo le informazioni e le caratteristiche di ogni evento direttamente dalle descrizioni a corredo. Abbiamo poi geolocalizzato ogni naufragio, con la migliore approssimazione possibile date le notizie necessariamente incomplete e frammentarie. E infine abbiamo costruito una mappa di questo tragico fenomeno contemporaneo, che permetta insieme di esplorare puntualmente i dati o di assistere a una loro narrazione dinamica (clicca sull’ immagine per accedere alla mappa interattiva)’’.

 

La mappa è stata presentata durante il panel “Il data journalism nell’Europa Meridionale” organizzato in collaborazione con European Journalism Centre, Open Knowledge Foundation e Fondazione Ahref nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo 2013.

 

Datajournalism.it è nato sulla base dell’ impegno di un gruppo di giornalisti, sviluppatori, hackers civici, appassionati di dati, numeri, misurazioni, fra cui , Guido Romeo, Elisabetta Tola, Marco Boscolo e Marco Montanari. L’ obbiettivo è – come spiegano loro stessi –  raccontare ‘’storie che partono dai dati, che usano i dati come fonti ma che, alla fine, connettono pezzi di esperienza, elementi di informazione, narrazioni che hanno al centro le persone e le loro vicende’’.

 

‘’Ci piace – aggiungono – un giornalismo che torna alla fonte, ai fatti, ai numeri. Che passa per le verifiche, che fa i conti. Che solo dopo aver controllato i dettagli tira le somme e costruisce una narrazione. Ma poi, quando la pubblica, chiede apertamente ai propri lettori di fare nuovamente un controllo e dà quindi gli strumenti e gli ingredienti di partenza. Come in un esperimento. Per questo appoggiamo pienamente il fact checking promosso da <ahref e invitiamo tutti a usarlo, anche per verificare i nostri contributi’’.

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