Il ‘’longform reporting’’ è in declino, ma gran parte degli articoli dei quotidiani sono ancora troppo lunghi

| 30 gennaio 2013 | Tag:, , , , , , ,

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All’ allarme sul declino del cosiddetto ‘’longform reporting’’ (quella forma di giornalismo che si esprime in articoli e servizi di ampio respiro, con più di 2.000 parole) lanciato da Dean Starkman sulla Columbia Journalism Review,  Alan D. Mutter risponde nel suo Reflections of a Newsosaur sostenendo al contrario che gran parte degli articoli dei quotidiani Usa sono ancora troppo lunghi.

E invita giornalisti e direttori a ricordare che il lettore medio ha solo 20 minuti al giorno da dedicare al quotidiano.  E che, comunque, molte storie possono essere raccontate attraverso grafici, immagini o infografiche meglio rispetto alle centinaia, e a volte alle migliaia, di parole che tendono ad essere l’ unità di misura per la maggior parte dei giornalisti

 

 

Le ragioni alla base di quello che la CJR ha definito un “crollo” nel long-form journalism sono ben note: spazio per l’ informazione nelle pagine sempre più ridotto, tagli del personale e un aumento delle funzioni di routine per la riduzione delle redazioni e l’ impegno per un flusso 24/7.

 

Ma i vincoli dell’ industria editoriale attuale, secondo Mutter,  possono rappresentare degli aspetti positivi per i giornali che puntano sulla qualità e sulla propria utilità per i lettori che son rimasti, che hanno sempre meno tempo e sono obbligati a fare un sacco di cose contemporaneamente.

 

Con tutto il rispetto per i miei colleghi e amici del settore – osserva Mutter -,
 

‘’i giornali sono ancora scritti da giornalisti per i giornalisti, che non solo amano le loro parole, ma tendono anche tendono a ritenere la lunghezza di un articolo proporzionale all’ importanza dell’ argomento, e, alla fine, anche del suo autore.

Nel passato le parole spesso erano l’ unico modo per raccontare una storia. Nell’ era digitale, invece, ci sono modi migliori per fare cronaca, anche sulla carta stampata  – e per catturare la maggior parte dei 20 minuti al giorno che il lettore medio dedica al giornale’’.

 

 Attraverso grafici, immagini o infografiche si possono raccontare molte storie meglio rispetto alle centinaia, e a volte alle migliaia, di parole che tendono ad essere l’ unità di misura per la maggior parte dei giornalisti dei giornali. Se si parla ad esempio di un nuovo sondaggio sul controllo delle armi, corro direttamente alle tavole  che mi dicono chi è a favore e chi contro. Se c’ è una inchiesta sulla corruzione fra l’ elite politica in Cina, è più facile seguire il denaro su una infografica piuttosto che leggere colonne di prosa grigia.  E che cosa avrebbe potuto essere più eloquente del grande spazio bianco (vedi qui sotto) scelto dal New York Times per commentare  un passaggio della vicenda degli steroidi nel baseball?

 

Baseball

Mutter continua:

 

I quotidiani tendono a occupare decine di preziosi centimetri di colonna con dettagli di fatti che tutti hanno già visto in tv.  Colpiscono le  legioni di produttori, giornalisti e cameramen che coprono la stessa storia nello stesso modo, con lo stesso feed video dal vivo. La mattina dopo l’ evento, la maggior parte dei giornali mostra di aver agito come se i loro lettori, che sono proprio quelli che hanno guardato la cerimonia in televisione o sul web, fossero stati per le precedenti 24 ore. Mentre i giornalisti avrebbero dovuto cercare di identificare degli angoli inesplorati, produrre nuove intuizioni o approfondire la vicenda, che in genere non è quello che avviene. 

 

I quotidiani sprecano inchiostro e mettono a dura prova la nostra pazienza fornendo ampi background a vicende in cui da giorni non è successo niente. Incidenti alla frontiera siriana, faide politiche in Parlamento, scosse di assestamento nell’ economia della Grecia, dispute procedurali nel processo di pace in Medio Oriente, e così via.

 

Sappiamo che i giornalisti scrivono in maniera ampia per giustificare il tempo che hanno dedicato a un servizio e per alzare la sua importanza, così come la loro propria. (L’ ho fatto anche io.) E i redattori li fanno passare così per le stesse ragioni. (Ho fatto anche questo). Ma ora non è più tempo di auto-indulgenza.

 

 Il modo per gli editori per sfruttare al meglio le scarse risorse disponibili è di risparmiare quanto più si può sul tempo dei loro lettori. Se ci vogliono 2.000 parole per raccontare una storia, amen, Riposa in pace. Se per coprire un fatto ci vuole solo una breve, allora così sia.

 

E ora, la faccio breve, e mi fermo.

 

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