Uno Stato (diffuso) nella Rete contro la schiavizzazione da parte dei ‘’vincitori’’

| 18 giugno 2012 | Tag:, , ,

Dobbiamo riappropriarci la Rete instaurando uno Stato, uno Stato distribuito in ciascuno di. noi, contro il rischio di schiavitù che si sta delineando in un mondo in cui ormai dominano pochi grandi attori e in cui The winner takes all.

 

‘’L’ avvento delle reti comporta uno scarto smisurato fra ricchi e poveri. Non è eticamente accettabile. Dobbiamo intervenire sulle leggi naturali che reggono le reti e questa costrizione non può venire dalla rete stessa. Abbiamo bisogno di uno Stato che imponga delle leggi antitrust draconiane’’.

 

Una riflessione di Thierry Crouzet

 

 

Si vous ne payez pas un produit, vous êtes le produit

di Thierry Crouzet

(blog.tcrouzet.com)

 

Dopo aver fatto ripetutamente il panegirico del mondo digitale, ora sono diventato un po’ più critico, non tanto nei confronti della tecnologia, ma dell’ uso che ne facciamo, dell’ uso che di essa vorrebbero farci adottare.

E ho sempre più paura che possiamo diventare dei nuovi schiavi. Il confronto fra la nostra situazione e quella degli schiavi per certi aspetti colpisce molto. Non pagano per alloggio e alimentazione ma i loro padroni li costringevano a lavorare, li scambiavano, li vendevano… Ogni volta che vado su Facebook, Twitter o Google, mi si offre alloggio digitale e cibo informativo e sociale e viene utilizzato il mio lavoro per arricchire i data base del marketing in modo da essere ben inquadrato.

 

Questa condizione di schiavitù digitale è ancora sopportabile, ma siamo su un piano che rischia di inclinarsi sempre di più. Come evitarlo?

 

Siccome propendo per la libertà, sono stato accusato spesso di essere contro lo Stato. E invece io credo proprio che abbiamo bisogno di uno Stato.

 

1. Sulle reti, alcune aziende/organizzazioni diventano decine di volte più ingombranti delle altre e si impadroniscono del 90% delle ricchezze (e la concorrenza diventa inefficace). Per effetto della struttura frattale, The winner takes all (leggere a questo proposito il libro di Robert Frank). I vincitori riescono ad avere questo successo quando un piccolo vantaggio iniziale viene amplificato in modo esponenziale. L’ avvento delle reti comporta uno scarto smisurato fra ricchi e poveri. Non è eticamente accettabile. In quanto società avanzata che ha bisogno delle reti per accrescere la sua intelligenza cllettiva, noi dobbiamo combattere il fenomeno del The winner takes all intervenendo sulle leggi naturali che reggono le reti. Questa costrizione non può venire dalla rete stessa. Abbiamo bisogno di uno Stato che impone delle leggi antitrust draconiane.

 

2. I vincitori raggiungono la loro posizione dominante proponendo i servizi vitali della Rete, equivalenti all’ aria, all’ acqua, all’ energia… Se un attore si accaparra la quasi totalità di una risorsa, acquisisce un potere smisurato sugli individui. La sua capacità di toglierci l’ aria in qualsiasi momento è inaccettabile. Sperare che non userà mai il suo potere è solo una prova di ingenuità, visto che il potere chiama sempre più potere. I monopoli devono essere combattuti o limitati nel campo del pubblico. Lo Stato deve garantire la neutralità di alcuni servizi vitali: sanità, giutizia, accesso, ricerche…

 

3. Le reti sono vive e I vincitori non possono sopravvivere per molto tempo. Ma il fatto che non siano eterni non ci deve indurre ad accettare lo stesso il loro giogo provvisorio. Sapere che un giorno i dittatori cadranno non ha mai reso accettabile il totalitarismo.

 

4. In un mondo complesso l’ auto-organizzazione è il miglior sistema organizzativo, ma esso funziona solo se gli agenti rispettano delle regole, soprattutto etiche. Ci vuole quindi una istituzioni che identifichi queste regole, le studi e le faccia rispettare. Quando gli agenti non hanno più senso etico assistiamo a una presa del potere centralizzato sulla Rete, ed è così che  The winner takes all.

 

5. In un mondo complesso rimangono dei campi di semplicità (sicurezza stradale, salute…) in cui le organizzazioni piramidali restano operanti e in cui quindi uno Stato può avere qualche vantaggio (anche se provvisoriamente).

 

6. In un mondo complesso, il metodo prova/errore è il più efficace, ma la praica di questo metodo deve essere inquadrato. Non  si può tentare tutto e il contrario di tutto in tutte le condizioni. D’ altra parte, quando un tentativo ha successo, bisogna favorirne la propagazione  (ruolo del W3C in internet).

 

7. Non può esistere uno sviluppo durevole/armonioso/ecologico fuori da una economia durevole/etica… in cui cioè ci si sforza di impedire che The winner takes all (cosa che è invece successo per il sistema finanziario, che si è impadronito totalmente della moneta).

Resta da definire la natura di questo Stato necessario nell’ era delle Reti (visto che la Rete non è una struttura ideale). Non deve essere centralizzato e difeso da un nesercito di funzionari, ma deve comunque esistere come entità sociologica.

 

Oggi, quando cammino per strada o passeggio in  campagna, non ne sono il proprietario. Se vedo qualcosa che non va non  la rimetto a posto come farei a casa mia. Sono distaccato con le cose pubbliche perché lo Stato si è dissociato da me. Lo Stato non è più noi, mentre dovremmo poter dire ‘’Lo Stato siamo noi’’.

 

Prima, quando navigavo sul web, sentivo senza esitazione che i link che seguivo mi appartenevano. E quando erano tagliati o portavano verso luoghi sbagliati, mi affrettavo a pubblicare una correzione. Ero un amministratore volontario della Rete perché ‘’La Rete sono io’’.

 

Ora sto per perdere le mie abitudini di cittadino digitale responsabile, come se la Rete non mi appartenesse più, ma fosse diventata una proprietà privata. Da cui il malessere crescente. E se la Rete non fosse più noi? Rischeremmo di perdere un’ occasione unica di cambiare il mondo.

 

Dobbiamo riappropriarci la Rete instaurando uno Stato, uno Stato distribuito in ciascuno di noi. A questo stadio è un augurio, perché non vedo come si possa partecipare alla sua costruzione se non continuando a pubblicare degli articoli, a intermittenza, sul mio blog che resta, ancora per un po’, fuori della giurisdizione dei vincitori.

 

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