Tabloid inglesi: nelle redazioni catena di comando come nella criminalità organizzata

| 4 novembre 2012 | Tag:, , , , , , ,

‘’La prassi quotidiana nella redazione del News of the World presentava for­ti analogie con la criminalità orga­nizzata. Uno scenario che si ripro­poneva simile e altrettanto bizzarro anche nei giornali scandalistici del­la concorrenza. In tutte queste reda­zioni imperava un clima di paura e di intimidazione che si avvaleva di una struttura di comando di tipo militare. Ovvero tutti facevano ciò che veniva loro ordinato e tenevano la bocca rigorosamente sigillata’’.

 

E’ la conclusione di un approfondimento del Rapporto ufficiale stilato dalla com­missione presieduta da Lord Justice Leveson sulle questioni sollevate dallo scandalo del «News of the World», il tabloid di Rupert Murdoch, realizzato da un ricercatore dell’università di Sheffield, Tony Harcup.

 

Lo segnala Stephan Russ-Mohl in un articolo sul sito dell’ European Journalism Observatory, spiegando che quell’ analisi conferma in pieno una valutazione espressa nei primi anni Ottanta da Ulrich Saxer, studioso di giornalismo e docente all’Università della Svizzera italia­na, scomparso recentemente, secondo cui ‘’oltre alla responsabilità indi­viduale dei singoli giornalisti sono le condizioni di base all’ interno delle redazioni a determinare in gran parte se gli standard etici verranno osservati e rispettati’’.

 

Il Rapporto cita fra l’ altro una serie di testimonianze che raccontavano in particolare di ‘’rituali umilianti’’ oppure di ‘’lacri­me e sangue…’’ o ancora di ‘’atmo­sfera avvelenata’’.

 

I capi redattori erano troppo potenti. Nessuno, tan­to meno i semplici redattori, avreb­be mai osato mettere in dubbio que­sto regime autocratico.

 

Russ-Mohl cita anche un’ altra studiosa, Angela Phillips docente e ricercatri­ce presso il Goldsmiths College di Londra, la quale si chiede se non siano stati ‘’una combina­zione di nuove tecnologie, che vanno al di là dell’esperienza professionale, unite con la paura di perdere van­taggi competitivi importanti’’, tanto nel settore bancario tanto in quello della stampa britannica, i fattori scatenanti dello scan­dalo.

 

In entrambi gli ambiti giovani rampanti assatanati di tecnologia hanno superato ogni limite: prima hanno fatto uscire il genio dalla lampada e poi non sono più riusciti a dominarlo e a farlo rientrare.

 

Gli scandali – sottolinea Russ-Mohl – hanno dimostrato che sul luogo di lavoro vigeva un siste­ma di competizione esacerbata ab­binata a strutture gerarchiche, dove i capi pretendevano risultati senza preoccuparsi di come questi venisse­ro perseguiti.

 

Una situazione che ha in­taccato gli standard di eticità a tutti i livelli.

 

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