Tablet e smartphone la nuova ‘’Big Thing’’ per le vecchie testate

| 8 ottobre 2012 | Tag:, , , , , , ,

Coniugare la forza storica di una testata importante con le nuove abitudini di lettura in mobilità può significare una grossa sterzata per l’ informazione online.

 

Frédéric Filloux, nella sua ulitma MondayNote, analizza una serie di dati appena pubblicati dal Poynter Institute per sottolineare come l’ incontro fra nuovi modelli di lettura attraverso i dispositivi mobili e i grandi giacimenti di valore delle testate tradizionali possa rappresentare realmente un nuovo, importante modello economico.

”Il mercato ora è pronto per un vero decollo. Il tablet è il vettore più favorito per una informazione più approfondita, che è il principale valore di fondo rimasto alle testate tradizionali”.

 

 

Brand x Device = Reach

di Frédéric Filloux

(Mondaynote.com)

 

L’ equazione del titolo si basa su un fatto semplice ma molto importante: in linea di massima, gli utenti digitali hanno ancora fiducia nelle vecchie testate giornalistiche. Nel nuovo mondo, i brand editoriali sono tutt’ altro che morti, le previsioni sulla loro estinzione erano state fortemente esagerate.  E quindi, alla fine, i nuovi modelli di lettura con smartphone e tablet offrono una grande opportunità di valorizzazione per i vecchi media ancora stravolti da una faticosa e dolorosa transizione.

 

La scorsa settimana, il Poynter Institute ha pubblicato dei dati molto interessanti, relativi a un sondaggio sugli americani che si definiscono ‘’consumatori di notizie’’ e secondo cui:

 

=> il 53% ricavano le notizie principali da testate web native (Huffington Post, portali come Yahoo, AOL o siti  ‘’verticali’’ come Drudge o TMZ).
=> l’ 83% si rivolgono a una fonte ulteriore per confermare o approfondire le ultime notizie.
=> il 60% si affidano a testate consolidate,  a brand come la versione digitale di giornali, reti televisive, ecc.

 

Se ci soffermiamo per un attimo a riflettere sull’ultimo dato, i sei-su-dieci che si rivolgono a marchi di fiducia, vediamo che i media tradizionali hanno perso il treno delle breaking news; e questa è quasi una sorpresa.  Ma sappiamo molto bene quali sono i motivi: le redazioni tradizionali erano troppo lente per cavalcare l’onda; gli editori non prevedevano una battaglia per la conquista dell’ audience; non hanno investito nelle tecnologie in modo rilevante; sono stati travolti nello scontro gratuito/pagamento;  si sono fissati sul tentaivo di impedire la cannibalizzazione del loro (morente) prodotto di punta, i giornali o le trasmissioni tv di news, e così via. In questo modo, le vecchie testate hanno lasciato campo libero alle nuove iniziative editoriali,  più agili, meno scrupolosi e ossessionate dal traffico. I nuovi arrivati hanno fatto tabula rasa e, anzi, hanno divorato la vecchia guardia grazie alla loro velocità e alla loro ubiquità.

 

Ecco che è emersa una nuova vulgata: i nuovi arrivati avrebbero spolpato voracemente le “vecchie” testate, mentre erano ancora vive. Lo avrebbero fatto catturando ogni segmento di informazione:  il formato “commodity” (notizie quasi in tempo reale notizie, le stesse dovunque e per chiunque, e gratis per giunta); il giornalismo più sofisticato (servizi ampi, cronache approfondite, profili …). Mentre gli esperti ipotizzavano che gli Yahoo e i Google del nuovo Ordine Mondo Digitale avrebbero assunto un sacco di talenti e costruito redazioni gigantesche da zero.
Il fatto è che tutto questo non è successo. Alcune testate online hanno fatto un ottimo lavoro coprendo delle nicchie nel settore della politica, della società o dell’ economia. Ma, in generale, una volta che la polvere si era depositata,  i marchi tradizionali erano alla fine riusciti a salvare la parte migliore delle loro ‘’colonie’’.  Purtroppo, questa è la parte più costosa e quella che rende meno in termini di attrazione di pubblico. L’  HuffPo ha un pubblico enorme, i suoi lettori cercano soprattutto le prime notizie. Poi, come complemento serio, vanno sul  New York Times o le loro altre testate di fiducia prefite.

 

Per quanto riguarda i social media, l’ indagine di Poynter delinea la questione in un modo piuttosto schietto:
Nonostante tutti i pulsanti di condivisione sociale,  secondo lo studio i metodi di condivisione delle notizie più utilizzati restano ancora il passaparola e le e-mail. (Vedi Limited use of sharing buttons.)

 

Detto questo, per le generazioni più giovani, i social network sono una fonte chiave di informazione primaria: il 35% della Generation Y, il 23% della Gen X e l’ 11% di quella dei Boomers 35% si inforano lì. Mentre quando invecchiano e diventano più istruiti, dovrebbero, presumibilmente,  basarsi di più sui media tradizionali.

 

Parliamo ora della Grande Rivoluzione, lo sviluppo impetuoso degli smartphone e dei tablet e il loro impatto sull’ informazione. Secondo l’ indagine di Poynter, i media tradizionali beneficiano maggiormente de dispositivi mobili rispetto alle testate web native. Funziona così

 

 

La ragione principale è il coinvolgimento del lettore. Il Pew Research Center for the People and the Press,  lo espone in due studi di 90 pagine ciascuno: The Future of Mobile News, prodotto in collaborazione con l’ Economist Group (il PDF qui), e Trends in News Consumption 1991-2012 (il PDF qui).

 

Il primo illustra l’ evoluzione in 11 anni del modo con cui uno si è ‘’informato ieri’’:

 

 

L’ascesa del mobile è evidente (così come la caduta a picco del giornale.) Secondo il sondaggio del Pew:
=> Tra gli utenti di smartphone (44% degli adulti americani): il 62% si informano lì durante la settimana e il 36% tutti i giorni.
=> Tra gli utenti di tablet (22% degli adulti Usa): il 64% durante la settimana e il 37% ogni giorno.
Inoltre, i numeri rivelano un elevato livello di coinvolgimento fra gli utenti tablet:

=> il 78% legge più di un articolo di approfondimento nel corso di una ‘’seduta’’ (nove volte su dieci per interesse personale).
… E il tablet sembra essere anche un vettore notevole di serendipità:
=> il 72% degli utenti finisce per leggere articoli di approfondimento che non stava cercando.
Più in generale, il formato tablet induce ulteriore lettura:

 

 

 

Per chiudere il cerchio, il sondaggio Pew conferma la convinzione, da parte di Poynter,  della preminenza dei marchi di fiducia sul cellulare – e più in particolare sui tablet, visto che il 60% degli utenti di tablet leggono servizi giornalistici ampi su testate che seguono regolarmente.
Il tablet è davvero la prossima ‘’big thing’’ per i media. Apple non è più l’ unico (ho messo le mani su un Google Nexus da 200 dollari ed è un ottimo prodotto). Il mercato ora è pronto per un vero decollo. Il tablet è il vettore più favorito per una informazione più approfondita, che è il principale valore di fondo rimasto alle testate tradizionali.  E poiché entrambi, sia questo dispositivo che queste testate, si rivolgono al segmento di popolazione più disponibile a spendere, ecco il modello sostenibile pronto ad emergere.