Robot e content farm nel futuro del giornalismo, e la qualità dell’ informazione?

| 2 maggio 2012 | Tag:, , , , , , , ,

C’ è stata parecchia costernazione in questi giorni nel mondo dei media americani quando il Chicago Tribune ha annunciato di dover  tagliare più di 20 giornalisti e affidare una parte della sua copertura locale a un servizio chiamato Journatic. Una azienda che assomiglia più a una “fattoria di contenuti’’ (‘’content farm”) che a una redazione di Patch, il sito di informazione iperlocale che alcuni mesi fa era stato acquisito da AOL.

 

 

Intanto, Wired segnalava un nuovo concorrente dell’ industria giornalistica tradizionale – e cioè il robot-giornalista utilizzato dalla startup Narrative Science,  che scrive automaticamente articoli di sport e di economia.

E’ questo il futuro dell’ industria dei media? Robot e content farm?, si chiede Mathew Ingram su Gigaom.

 

 

Are robots and content farms the future of the news?

di Mathew Ingram

(Gigaom)

 

L’ annuncio del Tribune spiegava che il giornale voleva investire maggiori risorse nella sua nuova articolazione iperlocale,  TribLocal, una testata che da cinque anni provvede alla copertura di aree anche piccole e di comunità locali. Il direttore, Gerould Kern, ha detto che il giornale ha fatto questa scelta perché pensa ‘’che sia la strada più efficace per avere una copertura dell’ informazione iperlocale e che in questo modo se ne possa produrre di più’’. Va detto che il Tribune comunque non sta facendo outsourcing, cioè spostando all’ esterno questa copertura, in quando la affida a Journatic, società che ha sede a Chicago, ma di cui ha acquistato direttamente una quota, anche se non è stato svelato l’ ammontare dell’ investimento.

Content farm, da 2 a 4 dollari ad articolo

Per i giornalisti del Tribune e di altre testate, tuttavia, la notizia principale è probabilmente il fatto che circa la metà dei 40 giornalisti che lavoravano per TribLocal — cronisti, redattori, grafici e sviluppatori  — stanno per perdere il loro posto di lavoro, mentre gli altri verranno assegnati ad altre strutture all’ interno del giornale. Chi li sostituirà? Molto simile alle cosiddette “content farms” come Demand Media, Journatic dovrebbe utilizzare prima di tutto i pezzi di collaborator freelance che verranno pagati a singolo articolo: un’ inserzione per costoro sparla di compensi fra i 2 e i 4 dollari a pezzo, cosa che, secondo il sito, dovrebbe significare un comopenso di 12 dollari l’ ora.

 

Per alcuni osservatori, fra cui il commentatore di Streetfight Tom Grubisch, questa soluzione non farebbe una piega: mentre alcuni giornalisti perdono il posto, il Tribune acquisisce contenuti locali a costi sostanzialemente inferiori di quelli degli articoli che il giornale produceva finora – e alcuni di questi pezzi non hanno bisogno di più di 10 minuti – e quindi 2 dollari – per essere fatti, osserva Grubish, quando toccano avvenimenti o appuntamenti semplici come un incontro in municipio. Di fatto, osserva,  salcuni articoli potrebbero essere fatti tranquillamente senza nessun intervento umano: “Per molto data journalism non c’ è bisogno di cronisti a 12 dollari o più dollari l’ ora: basta un buon software e dei buoni algoritmi’’.

 

I robot-giornalisti ci liberano dai lavori noiosi o ci buttano in mezzo a una strada?

E  questo ci porta inevitabilmente a Narrative Science, azienda che ha anch’ essa sede a Chicago. Fondata nel 2010 da due scienziati, ora produce Informazione sportive ed economica per una serie di testate, fra cui anche la rivista Forbes  — per cui ad esempio ha realizzato questo articolo sulle previsioni di ricavo del gruppo The New York Times Co. Il pezzo per  Wired fatto da Narrative Science è praticamente  indistinguibile dai tradizionali pezzi di sport o di economia.

 

Rebecca Greenfield, su The Atlantic, tuttavia, sostiene che non dobbiamo aver paura del “giornalismo robotico’’ perché chiaramente una buona parte di esso alla fine non è affatto giornalismo — un’ argomentazione che aveva già sostenuto in passato. Al contrario, dice, gran parte di quello che l’ azienda fa è quell tipo di lavoraccio sui dati che I giornaoisti di solito non amino fare perché non aggiunge grande valore (e avendo lavorato molto sui dati economici, posso attestare che questo è vero). E quindi, perché non lasciarlo fare ai robot?

 

E un argomento simile potrebbe quindi essere utilizzato anche per Journatic.

 

L’ esperto di dati e professore di giornalismo Matt Waite utilizza questo argomento nella sua difesa degli ‘algoritmi per il giornalismo’. In effetti, dice, possiamo usare i robot o degli strumenti automatici per fare cose che sono sempre state fatte – in particolare eliminando quei compiti noiosi e ripetitivi che l’ essere umano ha sempre fatto,  e consentendogli cosi di concentrarsi sulle cosec he realmente portano valore aggiunto e che solo gli umani possono fare.

 

Si tratta di un argomento potente, anche se presume che i giornalisti che vengono congedati a causa di Narrative Science o Journatic possano trovare da fare qualcosa di diverso, e di maggior valore, che le macchine non possono fare e per cui essere pagati. Se questo non è possibile, saranno soltanto dei giornalisti disoccupati. E i giornali come il Tribune che utilizzano l’ approccio in stile content farm dovranno essere coscienti di quello che gli potrà capitare –  acome è accaduto al Washington Post quando ha scoperto recentemente che uno dei suoi blogger, cercando di buttare giù decine di articoli al giorno finisce per ridurre la qualità dell’ informazione a livelli inaccettabili.

 

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