Quotidiani: non è un settore morente, ci sono ancora testate che fanno profitti

| 17 dicembre 2012 | Tag:, , , , ,

Un imprenditore intelligente comprerebbe dei quotidiani nel 2013?

 

E’ la domanda che si è posto il New York Times dopo le voci relative all’ intenzione di Michael Bloomberg, il miliardario sindaco di New York e fondatore della omonima società editoriale, di mettere le mani sul Financial Times.

 

Nonostante tutti i discorsi sul fatto che i quotidiani sarebbero ormai un’ attività economica morente, molti di loro sono ancora redditizi, scrive Nat Ives su AdAge, incluso il FT.

 

Il giornale e le sue diramazioni digitali dovrebbero registrare un profitto annuale pari a 32 milioni di dollari, con un margine quindi relativamente basso se si considera che il fatturato annuale della testata dovrebbe aggirarsi fra i 596 e i 611 milioni di dollari.

 

Ma anche un profitto relativamente ridotto potrebbe essere abbastanza interessante da rendere il giornale, che per di più ha una forte presenza internazionale e un pubblico di lettori di alto livello economico, interessante per il sig. Bloomberg. E, nello stesso tempo, giustificherebbe la decisione di Pearson di tenerselo.

 

Ma cosa succede agli altri giornali?

 

La storia dimostra che il profitto non è l’ unico parametro importante per un passaggio di mano, se la motivazione del compratore e il prezzo sono giusti. L’ oligarca russo Alexander Lebedev ha acquistato nel Regno Unito l’ Independent (con la testata del domenicale) nel 2010 al prezzo di un solo quotidiano. Alcuni giornali hanno varie cose di diverso da offrire. Altri no.

 

Il New  York Times è redditizio, come il Wall Street Journal, o l’ Omaha World-Herald, mentre il New York Post, il Guardian o il Times di Londra, non lo sono affatto.

 

AdAge spiega perché, qui.

 

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