Perché i giornalisti devono usare Twitter

| 14 febbraio 2012 | Tag:, ,

Twitter è entrato a far parte del giornalismo, anche se restano ancora timidezze e perplessità sul suo utilizzo – Ma la conferma principale viene dal fatto che i grandi media stanno concentrando rapidamente la loro attenzione sulla piattaforma di microblogging: i nuovi regolamenti di Sky News e BBC sono la testimonianza che ormai l’ uccellino è parte del sistema-notizia – Su Reportr.net un articolo di Alfred Hermida, docente e giornalista esperto di nuovi media

 

WHY JOURNALIST SHOULD BREAK NEWS ON TWITTER

di Alfred Hermida
(a cura di Claudia Dani)

Il mondo del giornalismo e Twitter sono  in fermento in seguito della nuova politica di Sky News e ai nuovi orientamenti della BBC riguardanti le breaking news.
Entrambe le organizzazioni hanno ‘ordinato’ ai loro giornalisti di non diffondere le ultime notizie prima su Twitter, rispetto ad altri mezzi.

(…)
Le tensioni sulla questione Twitter/ultime notizie sono il risultato della collisione di due mondi: un sistema gerarchico dei media, nelle mani di pochi, che si scontra con un sistema multimediale di rete aperta a tutti.

I motivi per i quali si vuole controllare il flusso delle notizie sono comprensibili. Storicamente, gli organi di informazione sono stati i controllori, decidevano ciò che era notizia, come raccontarla e quando e come diffonderla.
In un post, il corrispondente della BBC, Rory Cellan-Jones, osserva: “Tutti stiamo cercando di trovare la nostra strada nello scenario nebbioso dei nuovi media.”

E conclude:

Alcuni vorrebbero riportare indietro l’ orologio, ad un tempo in cui tutto era semplice, quando tutto il potere stava nelle redazioni, solo i giornalisti star potevano firmare e dare una notizia all’ esterno prima che al giornale era quasi un reato. Ma ora è tardi per questo.

 

Vietare ai giornalisti l’ uso di Twitter per diffondere le notizie si basa su una cattiva comprensione dell’ ecosistema attuale dei media, sulla supposizione che i giornalisti abbiano ancora il monopolio dell’ informazione.
In molti casi, la notizia di un disastro naturale o un altro fatto di cronaca importante sono emersi prima su Twitter. Nicola Bruno ha scritto per il Reuters Institute un ottimo studio  (qui il PDF) sull’ emergere di Twitter come canale di diffusione delle ultime notizie.

 

E’ chiaro, una notizia diffusa da un giornalista via tweet ha un impatto probabilmente molto maggiore. Come è accaduto quando Brian Stelter del New York Times  ha ripubblicato (ritwittato) un tweet di Keith Urbahn, il capo dello staff dell’ ex segretario alla difesa, Donald Rumsfeld, sulla morte di Bin Laden.

Una persona molto affidabile mi ha detto che hanno ammazzato Osama Bin Laden. Caspita.

 

Ma consigliare ai giornalisti di non utilizzare Twitter come primo strumento di diffusione è anacronistico. In questo modo si ignora il valore che un giornalista e la sua testata possono guadagnare segnalando che sono al centro di una vicenda molto importante.

 

 

Le persone che hanno sentito che qualcosa è accaduto  potrebbero chiedersi perché un giornalista della BBC o di Sky News non ha ancora twittato quella notizia.

 

Inoltre, twittare la notizia può aumentare la loro credibilità come fonte di informazione affidabile, visto che Twitter è piena di voci e ipotesi. Un messaggio che proviene da un giornalista della BBC o di Sky News sarà considerato come attendibile  e potrà dirottare più facilmente il pubblico verso il sito web o altri media del gruppo.

E’ un servizio prezioso per il pubblico, anche per quelli che  non stanno su Twitter. Perché il valore di Twitter è nell’ essere una rete ‘diffusa’,  in cui quindi la portata di un messaggio può crescere esponenzialmente ad ogni retweet.

 

Naturalmente, l’ imperativo per i giornalisti nell’ utilizzo di Twitter è essere una fonte attendibile e affidabile che diffonde informazioni accurate e corrette.

 

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