Perché Facebook e Google fra 8 anni saranno ”completamente spariti”

| 10 giugno 2012 | Tag:, , , ,

Qualche giorno prima che Facebook sbarcasse in borsa, con esiti non particolarmente felici, su Forbes era apparso un post di un analista americano che spiegava perché in 5-8 anni FB e Google sarebbero completamente spariti dalla scena. Lo ha ripreso Xavier De La Porte su InternetActu.fr  osservando che  quel post mostrava bene come il flop in borsa di FB sia dovuto anche ‘’a una debolezza di fondo di Facebook che non era sfuggita agli osservatori più acuti dell’ economia digitale. E debolezza, in questo campo, significa essere già un dinosauro’’

 

 

Pensiamo a Google e a Facebook come a dei gorilla del web. Che ci balleranno attorno per sempre. Ma con la velocità con cui si muovono le tecnologie in questo periodo ci sono delle buone ragioni per pensare che spariranno del tutto in 5-8 anni. Non perché falliranno ma perché faranno la fine di MySpace. E c’ è anche una teoria economica a sostenere questa previsione, insieme a una serie di considerazioni sulla storia recente.

 

E’ la convinzione al centro di un post (ospitato su Forbes) che Eric Jackson (@ericjackson), fondatore della società di capitali di rischio IronFire, ha pubblicato qualche settimana fa.

 

Lo riprende ora su InternetActu.fr  Xavier De La Porte, spiegando che quell’ articolo – apparso prima delle polemiche che hanno accompagnato lo sbarco in borsa di Facebook – mostrava delle piste precise per capire perché il social network era stato tanto sopravvalutato.

 

E’ interessante la ricostruzione che fa De La Porte, e ne riportiamo ampi stralci.

 

Dopo l’ era del web 1.0 (quello di Netscape, Google o Amazon) e del web 2 .0 (Facebook, LinkedIn e Groupon) è venuta l’ era del Mobile (Instagram ad esempio).

 

Ogni generazione ha delle difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti portati da quella successiva. Google si è imposto organizzando meglio il caos del web di quanto facessero i soi concorrenti, ma affanna nell’ adattarsi al nuovo modo di pensare che si è imposto con il web sociale (per Jackson, tra l’ altro, Google+, la rete sociale di Google, è una ‘’città fantasma’’). Quanto a Facebook, se ha vinto sul piano del web sociale, è probabile che incontri delle difficoltà nel doppiare il capo della nuova generazione.

 

Per  Jackson – osserva – quello che caratterizza le imprese della nuova generazione è che esse considerano il mobile come il primo luogo (se non il luogo esclusivo) del loro sviluppo. Guardano a loro stesse come delle applicazioni non come dei siti web. Ora, secondo Jackson, ‘’non ci sarà un web 3.0 perché il web è morto’’. Peggio, le aziende delle prime due generazioni sembrano incapaci di adattarsi a questo nuovo paradigma. Così, Facebook perde soldi nel mobile, essendosi limitata a fornire delle versioni per iPhone e iPad del suo sito internet. Il suo modello economico è fon dato sul web (tra l’ altro con un calo di entrate fra l’ ultimo trimestre del 2011 e il primo del 2012), e Jackson non vede in atto nessuna strategia per guadagnare soldi sul mobile. Come può Facebook risolvere il problema del passaggio all’ era del Mobile?

 

Jackson – commenta il giornalista francese – cita un analista secondo cui Facebook dovrà assolutamente dividere i suoi servizi in applicazioni diverse: uno per i messaggi, uno per l’ attualità, un altro per le foto, ecc.

 

Questa frammentazione non potrà che avvenire a detrimento dell’ essenza di Facebook. E la recente acquisizione di Instagram, azienda sintomatica della nuova generazione, mostra semplicemente la paura di FB di essere superata da un nuovo modello. E poi, considerando come Facebook ha frenato tanto nel suo cammino verso il mobile, Jackson predice che questi cambiamenti prenderanno troppo tempo…

 

Perché bisogna tener conto anche della velocità dei cambiamenti. A questo proposito – racconta De La Porte – Jackson cita Tim Cook, il nuovo Ceo di Apple, secondo cui se in due anni la sua azienda aveva venduto 67 milioni di iPad, per vendere lo stesso numero di Mac ce ne vorrebbero 24 di anni; cinque per venedere lo stesso numero di iPod e 3 per piazzare lo stesso numero di iPhone. Ed è possibile che il ritmo del cambiamento cresca ancora negli anni prossimi.

 

Conclusioni di Jackson, rileva De La Porte,:  “i vari Google e  Facebook del domani non esistono ancora oggi. E allora un gran numero di aziende del web 1.0 e 2.0 saranno completamente sparite. Avrà fortuna chi saprà adattarsi e investire in questa terra incolta. Il futuro apparterrà a chi saprà  crearlo. I monopoli del web non hanno la vita tanto dura come quelli di un tempo’’.

 

L’ elemento molto interessante del ragionamento di Jackson – conclude De La Porte – è che esso mostra come il crollo delle azioni di Facebook in borsa è dovuta certo in gran parte agli inghippi di Stanley Morgan, ma anche a una debolezza di fondo di Facebook che non era sfuggita agli osservatori più acuti dell’ economia digitale. E debolezza, in questo campo significa che se già un dinosauro.

 

 

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