Nuove linee guide per il FOIA inglese, mail e sms governativi sono pubblici anche se inviati tramite account privati

| 1 ottobre 2012 | Tag:, , , ,

“Le informazioni governative detenute in una casella di posta elettronica privata ricadono nell’ambito di applicazione del Freedom of Information Act”.

 

Lo ha reso noto il Cabinet Office inglese (una sorta di Gabinetto del Premer), attraverso le dichiarazioni rilasciate alla emittente britannica BBC da una sua portavoce, che ha aggiunto: “Se una informazione sia soggetta o meno al Freedom of Information Act dipende dalla natura dell’ informazione e non dal formato”.

 

 

di Andrea Fama

 

Il caso che ha reso necessaria la prossima pubblicazione di nuove linee guida al FOIA inglese nasce da due episodi, uno tutto interno all’ isola di sua Maestà, e un altro che ha investito l’opinione pubblica internazionale.

 

Il primo episodio riguarda la pubblicazione da parte del Financial Times di un’e-mail di carattere governativo inviata nel 2010 dall’ account privato (o meglio, da quello della moglie) del ministro dell’ Istruzione Michael Gove. Da allora, per circa due anni, Gove ha condotto un braccio di ferro con il Commissario all’Informazione Christopher Graham sulla legittimità di accedere e diffondere le sue comunicazioni private attraverso il FOIA.

 

Oggi anche Gove si è arreso: informazioni di Governo scambiate attraverso mezzi di comunicazione privati devono essere conoscibili dal pubblico. A ministri e funzionari non è quindi proibito usare la posta elettronica personale per faccende di Governo, purchè le comunicazioni siano accessibili.

 

Il secondo episodio riguarda lo scambio di sms tra Rebekah Brooks, ex direttrice del famigerato tabloid di Rupert Murdoch News Of The World, e l’attuale premier inglese David Cameron. Lo scambio di messaggi risale al 2009 ed è emerso a seguito della nota inchiesta Leveson Inquiry.

 

Come giustamente osserva la BBC, questi precedenti gettano le basi per accedere ad ogni scambio di sms tra il Premier e i suoi ministri, laddove la materia trattata sia di natura governativa e, quindi, di pubblico interesse.

 

Ulteriore conferma giunge anche da Maurice Frankel, direttore della Campaign for Freedom of Information, intervenuto anche nel corso della Giornata della Trasparenza indetta lo scorso 19 settembre dalla Iniziativa per un Freedom of Information Act in Italia: “È così dal 2000, se si tratta di materia governativa, allora è soggetta al Foia”.

 

Ma la questione resta comunque spinosa. Da una nota del Cabinet Office, infatti, si apprende che “l’applicazione del FOIA alle informazioni detenute in caselle di posta elettronica private è un’area complessa della legge, sulla quale l’Ufficio del Commissario all’Informazione ha elaborato delle linee guida” che “saranno pubblicate a breve”.

 

Uno scenario complesso e scivoloso, che può avere implicazioni anche, al limite, scandalistiche, tra buon governo e pornografia (la curiosità più becera mi spinge infatti a chiedermi chissà quale sarà stato il tenore degli sms tra Berlusconi & co. con riferimento al delicato caso della nipote di Mubarak tratta in fermo dalle forze dell’ordine italiane. Chissà cosa avrà scritto l’ex premier all’allora ministro degli Esteri Frattini. All’ambasciatore italiano al Cairo. E alla tutrice Minetti. Chissà…).

 

L’ex premier britannico Tony Blair pare temere la dimensione voyeristica e, in un accesso di tafazzismo, nella sua recente autobiografia si definisce “un idiota” per aver introdotto il Freedom of Information Act of 2000, spiegando che “i governi, come ogni altra organizzazione, hanno bisogno di dibattere, confrontarsi e prendere decisioni mantenendo un livello ragionevole di riservatezza”.

 

Posizione in parte comprensibile. Tuttavia, pur conscio della difficoltà di edificare una casa di vetro in grado di ospitare efficacemente amministratori e amministrati, preferisco rifarmi alle parole del nostro Norberto Bobbio che, ne Il Futuro della Democrazia, definiva “Il governo della democrazia come il governo del potere pubblico in pubblico”.

 

In attesa di un Freedom of Informaton Act anche in Italia ….

 

 

 

 

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