My-smark, quando il ‘’like’’ non basta

| 1 febbraio 2012 | Tag:, , , ,

Un sistema di marcatura emozionale messo a punto da una startup italiana attiva a Dublino e lanciata due anni fa da due imprenditori di Bassano del Grappa

 

di Alessia Cerantola

 

Non sempre il pulsante “mi piace” basta per esprimere quello che si prova leggendo un contenuto, o per giudicare un prodotto. Nascono quindisistemi più articolati che permettono di indicare ad esempio la rabbia, la gioia o il disgusto. Uno di questi è My-Smark un servizio con cui gli utenti possono etichettare i contenuti in rete attraverso una “ruota” colorata di 33 diverse emozioni.
“La marcatura di My-Smark avviene attraverso la selezione di un settore della ruota emozionale”, spiega Alessandro Oltramari, ricercatore di ingegneria della conoscenza e modellazione cognitiva all’Universtià Carnegie Mellon di Pittsburgh, negli Stati Uniti, che ha studiato il nuovo sistema di marcatura. “I settori sono organizzati secondo la distribuzione bipolare: gioia-dolore, rabbia-paura, accettazione-disgusto”.
MySmark, ancora in versione sperimentale, è il primo prodotto creato da B-Smark, una startup italiana lanciata a Dublino nel 2010 da due imprenditori di Bassano del Grappa.
“MySmark consente a un marchio di misurare la risposta emozionale dell’utente in modo diretto, accurato e personalizzato”, spiega Nicola Farronato, uno dei due fondatori di B-Smark. “Può essere usato per monitorare il flusso dei feedback nelle reti sociali”.
I nuovi marcatori si rivolgono soprattutto al mondo dell’impresa. “Capire come un utente si relaziona emotivamente a un prodotto può aiutare le aziende a migliorare la qualità dell’offerta, personalizzando il prodotto stesso per la soddisfazione del cliente”, ha aggiunto Oltramari.
Già nel 2011 MySmark è stato applicato ad alcune differenti situazioni in contesti on e off-line, in Italia e all’estero, vincendo il concorso Lift Off del National Digital Research Center, un centro irlandese indipendente nato per lo sviluppo della tecnologia applicata e per favorire le collaborazioni tra le imprese.
A ottobre l’O’Leary Analytics, un’azienda che si occupa di monitoraggio e analisi delle notizie, si è servita della ruota emozionale per seguire l’ultimo dibattito televisivo dei candidati alle presidenziali in Irlanda. Ora, anche Officine Formative (OFF), il nuovo laboratorio di Intesa Sanpaolo che promuove la nascita di progetti imprenditoriali, ha deciso di provare My-Smark per il proprio sito. “Volevamo sperimentare una modalità diversa dal classico metodo di Kirkpatrik per valutare la percezione della formazione erogata nel percorso educativo. E avere dei feedback più strutturati sui temi proposti nel blog”, ha spiegato Stefano Perrone, responsabile delle nuove tecnologie e metodologie formative del Gruppo.
Il concetto di marcatura emozionale non è tuttavia nuovo. Ma è con i social network, e in particolare con il pulsante “like” di Facebook che l’applicazione di un marchio si codifica come strumento per tradurre un’emozione dell’utente verso un certo contenuto.
Invece di affidarsi ai tradizionali sistemi di valutazione dei contenuti, anche alcune piattaforme di notizie stanno sperimentando nuove soluzioni per interagire con gli utenti. Il sito inglese Blottr, un  portale di giornalismo partecipativo basato sulla condivisione dei ricavi tra gli autori (revenue sharing), ha realizzato un proprio sistema di marcatura emozionale interno. “Abbiamo introdotto il sentimento attraverso il voto sentimentale per sostituire il tradizionale sistema di voto a cinque stelle, che non ritenevamo in linea con il contenuto delle notizie”, ha spiegato il fondatore di Blottr, Adam Baker. “In quanto provider di notizie, ma anche lettori, pensiamo che ci sia un ampio raggio di emozioni da comunicare quando leggiamo un articolo”.

 

Ma la novità di My-Smark è soprattutto la trasversalità. “My-Smark non è pensato come la realizzazione dell’ennesima rete sociale specializzata; si rivolge sia ai proprietari di reti sociali esistenti sia agli utenti che possono scaricare programmi plug in”, conclude Paolo Panizza, direttore di B-Smark. “È uno strumento terzo, non interno a un sito, che potrebbe essere usato dappertutto, perché è già familiare all’utente e offre una platea di condivisione potenzialmente più ampia”.
Per attivarlo, basta registrarsi attraverso il proprio conto su Facebook e Twitter.

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