Dig.it / Gallo (Linkiesta), siamo la prima public company editoriale italiana

| 24 luglio 2012 | Tag:, , , , , ,

Massimiliano Gallo,  condirettore di Linkiesta.

Siamo nati 1 anno e mezzo fa,  nel gennaio del 2011, siamo quasi tutti giornalisti della carta stampata, e abbiamo deciso di dar vita a questo giornale totalmente on line partendo dalla costituzione di una particolare compagine sociale. La novità è nell’assetto societario. Linkiesta è una public company. Una società ad azionariato diffuso.

Abbiamo cercato una serie di investitori, finanziatori nessuno dei quali potesse avere più del 5% del capitale. Un’ operazione un poco folle per l’ Italia, ma alla fine grazie soprattutto al lavoro del direttore Jacopo Tondelli, e a una serie di soci tra cui segnalerei Andrea Tavecchio e Marco Pescarmona che è il creatore di Mutuionline,  siamo riusciti a farla partire.

 

 

Fare giornalismo on line è fantastico perché c’ è un immediato contatto con i lettori, inoltre ci sono pubblici diversi: è diverso il pubblico del social, è diverso il pubblico che ti segue direttamente sulle pagine del giornale on line, è diverso il pubblico del mobile.

 

Bisognerebbe quasi scrivere un articolo diverso per ogni tipologia di pubblico.

 

La scommessa è riuscire a far diventare un modello di business remunerativo il giornalismo on line, non è semplicissimo.

 

 

Vendere i propri articoli o provare a fidelizzare la clientela e vendere abbonamenti alla testata, abbiamo provato noi e altri, ma non funziona.

 

Un modello possibile è quello della vendita di spazi pubblicitari, un altro possibile modo di introitare denari è fare comunicazione. Insegnare alle aziende come utilizzare i social network.

 

Il giornalismo ha delle sue prerogative che sono pressapoco le stesse a prescindere dal mezzo, serve una notizia, serve un approfondimento, serve trovare un pubblico di riferimento, e quando si fa del buon giornalismo, a mio avviso, la risposta c’è sempre.

 

C’ è un tunnel molto lungo da attraversare, per aziende giovani come la nostra, prima di riuscire a scorgere la luce.
Noi siamo un giornalismo di opinione e di approfondimento, non abbiamo caratterizzazioni sul locale.

 

Nonostante questo la struttura della redazione deve essere agile e poter variare il proprio assetto e il proprio indirizzo a secondo del pubblico di riferimento e degli argomenti in discussione.

 

Io dopo un anno e mezzo sono soddisfatto del lavoro svolto e inviterei gli studenti di giornalismo a venire a fare stage nei giornali on line, dove possono confrontarsi con cose che sui giornali analogici non esistono, come il rapporto con i social, l’importanza dei social, il capire quanto un fatto di cronaca possa avere un incidenza sul pubblico, sui quotidiani on line vale molto la vita vissuta.

 

Quando si riesce ad abbattere lo schermo, la distanza tra l’emittente e il ricevente internet diventa fantastico, il pubblico ti segue e interagisce, una cosa che non potrebbe avvenire su nessun altro mezzo.

 

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