L’ informazione iperlocale non può essere delocalizzata. Il caso (negativo) di Journatic

| 25 luglio 2012 | Tag:, , , ,

Non si può fare informazione iper-locale  se uno è iper-distante. L’ informazione iperlocale si struttura e vive grazie all’ impegno di redattori che sono  presenti e  grazie alla relazione che si intesse fra redazione e community di riferimento.

In un articolo su Poynter Jeff Sonderman, esperto di innovazione dei media, partendo dal caso di Journatic, illustra passo dopo passo come e perché un giornalismo iper-locale ha senso e come si deve strutturare.

 

 

Journatic è un fornitore di contenuti  iper-locali ai media; si avvale di autori che non si trovano quasi mai sul territorio per il quale raccolgono notizie.  Il modello di base è questo:  le testate pagano Journatic perché fornisca un certo numero di notizie. Journatic, a sua volta,  paga gli autori esterni  che devono  fornire  un determinato numero di storie. Gli autori, pagati sulla base di ogni articolo pubblicata, decidono autonomamente di  cosa vogliono scrivere.  Il motto è : più  velocemente finisco questo, prima vengo pagato e prima ne preparo un altro. A dominare è la quantità,a totale discapito sulla qualità.

 

 

The hard truths of hyperlocal journalism reveal themselves in Journatic trouble

di Jeff Sonderman
(Poynter.org)

(a cura di Claudia Dani)

 

E’ chiaro che Journatic ha qualche problema. Ha utilizzato firme inesistenti o false ed è ricorso al plagio e alla fabbricazione di notizie.  Ma se non fosse stato così? Avrebbe funzionato?

Il modello Journatic – costi bassi perché la redazione giornalistica è fatta da gente che non sta negli USA – sta offrendo un modello valido per il futuro del giornalismo iper-locale? Se etica e standard di qualità fossero stati  esemplari, potrebbe rispondere ai bisogni di una community?

 

Non si può essere iper-locali e allo stesso tempo iper-distanti

 

In aprile,  Brian Timpone, il fondatore di Journatic, aveva detto a Poynter che ‘’essere presenti nella community di riferimento non è necessariamente un beneficio per il giornalismo locale’’.

Ma se guardo alle storie di successo nel campo del giornalismo iper-locale, molte di esse fanno perno sull’ impegno e il coinvolgimento personale di persone del luogo. Per il Batavian si tratta di  Howard Owens, e Tracy Record lo è per il  West Seattle Blog. Non si vuol dire che gli altri non sono importanti, ma quelle testate  non esisterebbero nè si manterrebbero senza un impegno individuale.

Di tutti i fattori che contribuiscono al giornalismo del West Seattle Dog, la cosa più importante – ha ammesso con Poynter  la giornalista Record – è che “qui si ascolta’’.

‘’Quando le persone iniziano a porre domande su un particolare fatto che non abbiamo trattato… questo è il segnale che è tempo di iniziare a seguirlo. Ma ciò significa che bisogna avere una relazione con la community di riferimento’’.

Chi si occupa di ascoltare la community al Journatic?

Molti dei siti iper-locali non permettono commenti anonimi, perché ritengono che le community online siano costruite alla stessa maniera di quelle offline – persone reali con identità reali connesse costantemente, con altre persone, nel tempo.

Le relazioni contano. Contano maggiormente sui siti minori nelle piccole comunità.

Ma non è possibile avere una relazione con i redattori di Journatic. Loro non conoscono la community che li segue. La community non li conosce. Non ci sono persone in comune, o che frequentino gli stessi luoghi. Non è possibile scrivergli, non sono reperibili per rispondere ai commenti.

E poi, alla fine, ci sono alcune vicende che per poter essere raccontate hanno davvero bisogno di qualcuno che sia sul luogo. Record ha raccontato al Poynter che la miglior copertura di un fatto di nera non è la riscrittura dei comunicati stampa della polizia, ma quella che si costruisce attraverso le testimoniante dirette: “ Quando qualcosa accade, noi siamo lì. In persona. Raccontiamo il fatto mentre si svolge.”

Ogni sito di giornalismo iper-locale deve essere personalizzato in modo unico per la community di riferimento

I siti di giornalismo iper-locale hanno successo non solo grazie a una semplice dichiarazione di intenti di rivolgersi ad una community specifica, ma dando a quella comunità una sola, organica risposta ai suoi specifici bisogno di informazione.

Questa è una delle principali lezioni che sono venute dalla prima Knight News Challenge, che investì più di 2,8 milioni di dollari per 9 progetti di giornalismo iper-locale legati a piccole community.

“C’ è un motivo per cui il Forum Front Porch sta in Vermont, o perché il Village Soup è in Maine, e c’ è sempre un motivo perché DavisWiki è nato a Davis – aveva detto Eric Netwon, della Fondazione Knight, nel 2011. “I media partecipativi hanno a che fare con i cittadini – e cioè trovare la cosa giusta, al momento giusto, nel posto giusto, e nella combinazione ideale per quella community in particolare. Una singola taglia non va bene per tutti”.

Partendo da queste lezioni, è molto difficile capire come l’ iper-locale possa avere successo se prodotto da fornitori esterni.   Forse alcuni compiti minori  e di routine possono venire affidati ad esterni e quindi essere più economici, ma le principali decisioni editoriali, relative al prodotto e  alla ‘voce’ del sito, devono essere autenticamente locali.

Contenuti irrilevanti e inconsistenti

Anche altri aspetti dell’approccio di Journatic alla esternalizzazione aumentano gli ostacoli per la realizzazione di un sito di successo.

Il maggiore difetto è l’ aspetto della quantità.

Quando il Chicago Tribune ha affidato a Journatic la gestione dei suoi siti locali, il direttore del giornale, Gerould Kern, aveva spiegato di aver deciso in questo senso in quanto  “pensiamo di poter fare molto di più’’ nel campo del giornalismo iperlocale. E anche quando il Tribune ha poi deciso di far entrare un consulente che lavorasse con Journatic, una nota interna affermava: “ il nostro obbiettivo è  far aumentare l’ammontare dei contenuti  iper-locali che produciamo”.

Analogamente, i contenuti che Journatic produceva per l’ex cliente GateHouse “erano basati su un numero concordato di articoli che dovevano essere pubblicati ogni mese”, aveva affermato via email David Arkin, vice presidente del gruppo per i contenuti e l’ audience.

Il modello di base è questo:  le testate pagano Journatic perché produca un certo numero di notizie. Journatic a sua volta paga gli autori esterni  che devono  fornire  un determinato numero di articoli.

Ma nessuno paga qualcuno o qualcosa per la qualità.

Il risultato – afferma Arkin – è che solo alcune volte  “gli obbiettivi di produzione concordano con delle buone decisioni sui contenuti” . E questo è uno dei problemi che hanno portato  il GateHouse a smettere di utilizzare Journatic:

Alcune vicende fra quelle selezionate venivano poco sfruttate e non rispondevano ai nostri standard di selezione  delle notizie. Un esempio dall’ Illinois: una catena di alberghi proponeva un offerta per le famiglie, ma non c’ era nessuna indicazione che permettese di capire se quella catena avesse degli alberghi nella community di riferimento. Un altro esempio: pubblicare i comunicati stampa, mantenendo:  “ il comandante dei vigili del fuoco lancia la settimana della sicurezza degli ascensori”…

Alcune storie sono completamente fuori tempo. (…) In un’altra testata quotidiana erano stati pubblicati 27 menu in un solo giorno. Questa gran quantità di cose blocca tutti gli altri contenuti e pare un po’ ridicolo. Non abbiamo alcun problema a pubblicare dei menu, ma forse  un post al giorno potrebbe essere meglio e permetterebbe  a Journatic di produrre altri tipi di contenuti.

 (…) Per capire perché la copertura di Journatic è inconsistente, bisogna analizzare come essa viene pensata e realizzata.

Le possibili notizie passano attraverso dei  “lead generator”, dei generatori di titoli. Arrivano a dei pool che commissionano gli articoli, da cui l’ esercito di freelance sparso nel mondo sceglie quelle da scrivere.

Gli autori, pagati sulla base di ogni articolo pubblicato, decidono cosa vogliono produrre – ma non è che  vengono guidati dalla considerazione di base che “se questo lo finisco velocemente, vengo pagato velocemente e ne preparo un altro”?

Il risultato è che ogni giorno escono dozzine di articoli relativi ai menu scolastici, ma la settimana dopo non c’ è un rigo sulla scena culinaria delle varie città. Un giorno ci sono un sacco di notixie sugli arresti fatti dalla polizia eil giorno dopo banditi o vandali non vengono nemmeno nominati.

Per avere coerenza ci vuole invece un direttore che decida qual è il ventaglio di argomenti da coprire e li assegni ad ogni  cronista. Oppure ci sarebbe bisogno di  redattori pagati bene e con esperienza, che scelgano gli articoli da preparare per realizzare il meglio. Ma alla fine, si torna indietro alla tradizionale gerarchia redazionale e al vecchio modello di pianificazione, che reintroducono i costi che Journatic  vorrebbe invece eliminare.

 

La dura verità

La dura verità dell’ iper-locale è che esso non è fatto per le economie di scala.

Come hanno scritto Peter Frost e Ameet Sachdev del Chicago Tribune, “ alcuni dei più grandi e potenti quotidiani e gruppi editoriali del paese ci hanno provato: il NYT, il Washignton Post, il Chicago Tribune, Gannett, Aol, nessuno ci è riuscito”.

L’iper-locale è l’opposto della vasta scala. È l’antitesi della colonizzazione attuata dall’Huffington post su ogni tipo di contenuto.

L’iper-locale tratta notizie per che vanno bene per 100 o 1.000 persone alla volta.

Se si cerca di fare ‘’scala’’ raggiungendo un pubblico molto numeroso, le stesse notizie per alcuni diventano meno importanti.

Se si cerca audience creando dozzine di siti iper-locali identici per dozzine di community,  essi diventeranno troppo poco organici e autentici per reggere.

È tempo per gli editori che vogliono entrare nell’ iper-locale di dirsi: “questo è il business che abbiamo scelto”. Ci sono dei soldi ma non una miniera d’oro.

Sempre più  spesso l’ informazione iper-locale è prodotta da qualcuno di ‘locale’ che si preoccupa più della qualità che dei soldi. Se no, sfortunatamente, potrebbe essere prodotta come fa l’ alternativa, Journatic : qualcuno che si preoccupa tanto dei soldi da ignorare la qualità.

 

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