Informazione e ambiente: un incontro pubblico sugli strumenti di accesso ed il ruolo dei media

| 16 marzo 2012 | Tag:

Cambiamento climatico, degrado ambientale, perdita di biodiversità, effetti sulla salute pubblica: le sfide per la sostenibilità dello sviluppo, legate alle priorità ambientali, richiedono innanzitutto la disponibilità di informazioni nonché un loro utilizzo efficace da parte di tutti, decisori, giornalisti e cittadini.

Questi i temi al centro dell’incontro pubblico “Informazione Ambientale: il diritto di accesso dei cittadini ai dati in possesso delle amministrazioni pubbliche: la Convenzione di Aarhus, possibilità per i cittadini e ruolo dei media”, organizzato da Libertà e Giustizia – Circolo di Roma, LSDI e Rete Internazionale delle Donne per la Pace (Roma, 30 marzo 2012. Qui il programma dell’ incontro).

 

 

Grande spazio sarà dato alla Convenzione di Aarhus – di cui LSDI si è più volte occupato – che pone in primo piano il diritto degli individui a vivere in un ambiente sano nel presente e nel futuro, perseguibile attraverso tre specifici ambiti di intervento:

 

  • assicurare l’accesso del pubblico alle informazioni sull’ambiente detenute dalle autorità pubbliche;
  • favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali aventi effetti sull’ambiente;
  • estendere le condizioni per l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

 

Ma a dieci anni dal recepimento di questa norma in Italia, la Convenzione di Aarhus è uno strumento ancora poco conosciuto – e comunque sicuramente poco utilizzato – da cittadini, media e autorità pubbliche. Conseguenza? Non godiamo dei diritti di accesso di cui siamo titolari.

 

L’incontro, pertanto, si pone quale occasione pubblica per promuovere la conoscenza e l’utilizzo pratico di questo strumento di accesso alle informazioni pubbliche sull’ambiente, senza i vincoli di un “interesse diretto, concreto e attuale” ancora di fatto imposti dalla normativa italiana.

 

Allo stesso tempo, l’incontro sarà occasione per ragionare sul ruolo dei media – anche alla luce di Aarhus e, più in generale, dell’openness pubblica –  al fine di contribuire ad un’informazione più approfondita, capace di andare al di là del fatto e della cronaca contingente dell’evento, e ad una maggiore consapevolezza delle questioni ambientali nell’opinione pubblica.

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