I giornali devono cambiare, non possono rischiare di essere l’ informazione del giorno prima

| 1 aprile 2012 | Tag:, , , , ,

Centinaia o migliaia di giornali sono tutti impegnati a riportare le stesse 100 storie al  giorno, mentre decine di migliaia di storie non vengono raccontate. Invece di spendere  talento ed energie inseguendo vicende originali o uniche, i giornalisti sono in competizione tra loro per raccontare  le stesse identiche cose.

 


Su Computerworld Mike Elgan lancia un nuovo allarme sulle sfasature di analisi che dominano ancora l’ industria della carta stampata e spiega perché è ‘il modello stesso del giornale ad essere antiquato e obsoleto, fermo all’ era del telegrafo’’.  Mentre esistono già applicazione per i nuovi dispositivi mobili che presentano una qualità del testo e delle immagini molte volte superiore a quella di qualsiasi giornale stampato.

 

 

The newspaper industry must change, or become yesterday’s news

(Computerworld)

di Mike Elgan

(a cura di Claudia Dani)

 

Qualcosa di realmente catastrofico  è accaduto questo mese per l’ industria dei giornali – una catastrofe di cui forse non si è resa conto: Apple ha presentato un iPad che rappresenta il futuro di tutti i tablet e ha uno schermo di qualità superiore perfino alla migliore rivista patinata.

E i tablet  ad alta definizione quindi produrranno sulla stampa lo stesso effetto che  i megapixel hanno avuto sul cinema.

 

Perché il meccanismo delle ‘ultime notizie’ non funziona più

 
Le persone che cercano notizie hanno la possibilità di trovarle  attraverso una vasta gamma di opzioni diverse. Possono andare direttamente sui siti dei giornali, usare Google News, oppure cliccare direttamente sul link delle notizie nei blog o social media,  tra le altre possibilità.

Le notizie sul digitali hanno dei vantaggi. Possono essere più tempestive, più rilevanti e meno costose rispetto a quelle che vengono pubblicate su carta, solo per citarne alcuni.

 

Ma ci sono comunque due condizioni per  cui generalmente l’ approccio al consumo di notizie online è inferiore rispetto alla qualità della lettura  della stampa.

In primo luogo, la lettura elettronica è più superficiale. Temo che le persone ritengano di leggere le news online, mentre in realtà si avvicinano soltanto, e a malapena,  alle storie che leggono. Come ho sperimentato personalmente: passando dall’ abbonamento al giornale di carta alla lettura online, si finisce in genere  per essere meno informati sui fatti di attualità.

Su Slate Jack Shafer ha teorizzato il perché ciò succede: in primo luogo, i giornali distraggono di meno. Per leggere un giornale non ho bisogno di sedere alla scrivania e usare lo stesso mezzo che uso per lavorare, leggere e-mail, controllare le reti sociali. E in più la lettura su carta non mi consente di impegnarmi in tutti gli altri eventuali divertimenti che sono a portata di clic.

Shafer ha anche espresso la convinzione, e sono d’accordo con lui, che i giornali fisici richiedano maggiore rispetto, impegno e attenzione da parte dei lettori.

Il secondo vantaggio dei giornali  è che essi presentano un’ ampia gamma di vicende, con argomenti e idee che uno spesso non cercherebbe da solo. Il consumo digitale di notizie, d’altra parte, tende ad essere più lineare,  i lettori tendono a frequentare agli stessi argomenti, idee e opinioni ogni volta che vanno in rete, rafforzando ciò che già sanno o credono di sapere.

 

L’ informazione digitale, come è attualmente gestita, è un disastro per i giornali perché l’ industria editoriale non ha ancora capito come monetizzarla. Secondo un rapporto pubblicato questo mese l’industria dei giornali guadagna 1 dollaro per le notizie in rete ogni  10 dollari persi dalla stampa.

Ma più rilevante del calo dei ricavi, secondo me, è lo spreco  nei costi di gestione di un giornale. A direttori ed editori gli potrebbe andare storto il caffè leggendo questa affermazione visto quanti tagli e licenziamenti stanno decimando il settore. Ma il problema è che i giornali guardano ai costi e all’ efficienza dal punto di vista aziendale e non da quello industriale.

E infatti, l’ intero modello del giornale è antiquato e obsoleto, fermo all’ era del telegrafo.

Prima della radio,  i giornali avevano il quasi totale monopolio sulla fornitura di informazioni sugli eventi in tutto il mondo, nella propria nazione e nelle comunità locali. Nel secolo scorso, i giornali hanno ricoperto una grande varietà di altri ruoli, offrendo avvisi pubblici di ogni genere, diverse opinioni, giochi (come i cruciverba) le previsioni del tempo, recensioni d’ arte, pubblicità, annunci, calendari di eventi e storie a puntate.

I quotidiani erano indispensabili, una grande fonte di informazioni per i cittadini istruiti.

Oggi, questa descrizione non è più applicabile ai giornali. Si applica a Internet. Ma tutti i vari servizi che la carta offriva,  nell’ online sono stati spezzettati e vengono gestiti da strutture distinte. Siti di giochi offrono giochi. Siti meteo offrono previsioni del tempo. Reti di pubblicità vendono  spazi pubblicitari, e così via.

La transizione non è solo dalla carta al supporto elettronico, ma dall’ occuparsi di tutto all’ occuparsi di una sola cosa. E purtroppo, tutto questo non funziona da un punto di vista commerciale. Gli spazi pubblicitari vanno nei luoghi da cui proviene il denaro, e si aggiungono alle vendite e agli abbonamenti.

Nel gergo di Internet, le notizie attraggono gli occhi  dai giornali e le pubblicità monetizzano questi sguardi.

Nell’ era elettronica, l’ industria dei giornali riesce a coprire solo una parte dei costi, mentre altre aziende stanno guadagnandoci. Ed è per questo che le aziende di giornali pensano di essere in difficoltà. Ma si sbagliano.

 

I quotidiani falliscono perché sono inefficienti

Mentre stavo scrivendo questo articolo, Google News riportava  3.436 articoli sul lancio del film Hunger Games di questo fine settimana. Naturalmente, molti di queste sono copie di articoli già diffusi, riproposti da altre testate. Ma non c’è dubbio che almeno qualche centinaia di redazioni hanno  dedicato diversi articoli e risorse a questo argomento, impiegando centinaia di redattori sulla carta e sul web, tutti pagati.  centinaia di editori, centinaia di redattori e centinaia di membri dello staff di produzione web sono stati tutti pagati, mentre ne sarebbero bastati 5 o al massimo 10 per fare tutto questo.

Se l’ industria della pizza lavorasse in questo modo, se uno ordinasse una pizza, 300 fattorini di 300 ristoranti dovrebbero presentarsi alla porta in una trentina di minuti. Tu dovresti sceglierne uno e i ristoranti avrebbero grosse difficoltà a rimanere a galla.

Peggio ancora, la radicale duplicazione degli sforzi nelle redazioni produce come risultato un  prodotto di qualità complessiva inferiore. Centinaia o migliaia di giornali sono tutti impegnati a riportare le stesse 100 storie al  giorno, mentre decine di migliaia di storie non vengono raccontate. Invece di spendere il proprio talento ed energie inseguendo storie originali o uniche, i giornalisti sono in competizione tra loro per raccontare  le stesse identiche storie.

 

 

Internet darà notizie efficaci con o senza giornali


Le notizie non resteranno inefficaci. Internet punirà senza pietà  l’ approccio sbagliato e premierà in maniera plateale  quello giusto. Cosa che, in realtà, sta già accadendo.

Alcune delle notizie più interessanti in questo periodo vengono scovate da blogger e giornalisti-cittadini che lavorano gratuitamente. Perché? Perché i giornalisti professionisti sono troppo impegnati a duplicare gli sforzi degli altri.

Fra cinque anni, per quasi tutti il ‘’giornale’’ sarà rappresentato da un tablet ad alta risoluzione con applicazioni che aggregheranno  le notizie provenienti da una varietà di fonti che vengono ‘’curate’’ attentamente dalla redazione.

Qualcosa del genere esiste già. Per esempio, io uso un app da 3 dollari:  gNews che fornisce notizie globali, nazionali e locali grazie agli algoritmi di Google News. Leggo quelle notizie nello stesso modo in cui ero abituato a leggere il giornale di carta, e non nel modo che di solito uso per scegliere   le notizie online quando sono alla mia scrivania.

Google fa un lavoro incredibilmente efficace  nell’ indicarmi una fonte di notizie per ogni argomento, e ignorando, invece, decine, centinaia o migliaia di storie duplicate. L’ampiezza complessiva della copertura è molto meglio di quella di The New York Times e Wall Street Journal messi insieme. La qualità del testo e delle immagini è molte volte superiore a quella di qualsiasi giornale stampato. Non ci sono annunci pubblicitari. Ed è completamente gratuito.

Per quello che mi riguarda, le notizie sul PC procurano un’ esperienza di qualità inferiore rispetto alla lettura di un giornale stampato, ma sul tablet quest’ ultima diventa sempre un’ esperienza superiore.

Ma se tablet e applicazioni per feed news sono ottime per me, ma sono al contrario un disastro per l’industria dei giornali. Anche se non è così che dovrebbe funzionare.

La maggior parte dei giornalisti dovrebbero essere  autori indipendenti  o dovrebbero lavorare per agenzie di stampa, come Reuters e Associated Press. Ogni articolo dovrebbe essere messa in vendita in una ‘stanza di compensazione’ centrale di qualche tipo in cui la reputazione di giornalisti e editorialisti  verrebbe stabilito e valutato. Le redazioni  potrebbero utilizzare questa ‘stanza di compensazione’ per scegliere i pezzi migliori. Diversi premi potrebbero essere pagati per uso esclusivo dei contenuti. Potrebbero essere assegnati incarichi ai migliori reporter con un accesso speciale.

La maggior parte dei giornali deve abbandonare le operazioni di stampa, liberandosi di quelle spese. La grande maggioranza dei servizi dovrebbero essere locali – e più  che una ‘’copertura’’ nazionale o mondiale dovrebbero essere solo una sorta di “copertura locale” da un luogo lontano. La maggior parte degli articoli dovrebbe nascere dalla segnalazione originale dei vari giornalisti, e questo dovrebbe influenzare la loro reputazione.

Cosa più importante: la monetizzazione dovrebbe riflettere il numero di lettori. Gli articoli che leggo sul mio iPad dovrebbero essere pagati da me, o direttamente o tramite un processo di monetizzazione pubblicitaria.

Invece di creare paywall ancora più pesanti, come ha fatto il NewYork Times recentemente, i giornali hanno bisogno di ripensare il loro ambiente industriale, partendo dalla convinzione che il puibblico abbandonerà sia la carta che le redazioni inefficienti a favore dei tablet e delle fonti accurate e globali.

A questo punto l’ industria dei giornali deve abbandonare le sue delusioni, rinunciare alla carta, smettere di duplicare all’ infinito gli sforzi e utilizzare professionisti esperti di tablet, con forti radici locali, indipendenti. E’ l’ unico modo per dare un futuro all’ informazione.

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