Huffington Post e lavoro gratuito. Boccia Artieri, andare oltre le vecchie dicotomie

| 30 settembre 2012 | Tag:, , , , , , , , , , ,

Il punto non è tanto che qualcuno accetti di scrivere gratis a fronte di visibilità (potenziale). Il punto è che vengano utilizzate da Lucia Annunziata, come excusatio non petita, affermazioni come questa: ““I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati“.
Come dire: un fatto è giornalismo, un’opinione no. I fatti si pagano, i corsivi no. Con buona pace della tradizione degli elzeviri che hanno svolto una funzione culturale straordinaria.

Giovanni Boccia Artieri interviene (Fare parte dello Huffington Post o farsi da parte) nelle polemiche sul lavoro gratuito provocate dall’ intervento di Carlo Gubitosa su Lsdi invitando tutti a rompere i vincoli di dicotomie superate, ad andare oltre la contrapposizione, di sapore analogico, blogger/giornalismo professionale e a costruire invece un ‘’senso’’ adeguato ai cambiamenti che il digitale sta provocando.

 

 

La ricchezza di quanto sta avvenendo online sotto i nostri occhi – osserva Boccia Artieri – ha a che fare con l’immediatezza dell’esperienza, che non viene (non può essere) assoggettata ad un’astrazione di stampo utilitaristico, che non è cioè necessariamente riconducibile ad una visione di sfruttamento e di dominio se non applicando sistematicamente un’ermeneutica del sospetto. Esiste invece un significato che si produce da dentro, una semantica che si stabilizza nelle pratiche e che è sociale prima di farsi società. Si tratta di un significato che può essere anche problematizzato da dentro, a partire da quelle differenze che consentono di rendere visibile anche le forme di dissenso.

 

Alla fine, conclude, ‘’non c’è da fare nessuna polemica. Nessuno scontro blogger vs giornalisti. L’attenzione va posta solo sulla scelta di una direzione che sembra avere una sensibilità lontana dalla trasformazione del mondo dell’informazione oggi. Non basta la formula “chiavi in mano” o dare il format. Serve interpretazione del contesto culturale (digitale) in cui si andrà ad operare e visione del mondo dell’editoria italiana online e della sua evoluzione. Abbiamo più che mai bisogno che venga dato “senso” e che si costruiscano premesse meno analogiche di quelle prodotte dalle dichiarazione che l’Annunziata ha fatto.

 

 

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