Glocal12, la ricchezza dell’ informazione locale e la sindrome della coperta corta

| 20 novembre 2012 | Tag:, , , , ,

Vari spunti molto interessanti dalle testate glocali; una rigidità pressoché assoluta delle istituzioni del giornalismo professionale nei confronti dell’ online; e la sindrome della coperta corta che scatta anche fra i giornalisti ”garantiti”.

 

Sono tre questioni sensibili emerse da Glocal12, la tre giorni di incontri, confronti e laboratori che hanno fatto il punto lo scorso fine settimana a Varese sulla situazione dell’ editoria glocale.

 

E poi c’ è un altro punto, altrettanto importante: le nuove professioni dell’ informazione e della comunicazione che grazie all’ online stanno cominciando ad essere praticate da giovani e meno giovani.

 

di Marco Renzi

 

Ci sono due, anzi, tre punti salienti emersi a margine di Glocalnews, la tre giorni per celebrare i 15 anni di Varese news, che vogliamo segnalare come degli elementi particolarmente interessanti.

 

1) C’è fermento, voglia di fare, spunti interessanti, fra le ”glocali”. Che tradotto dal “webbese” significa che i responsabili delle testate iperlocali che hanno sfilato nel corso di un barcamp articolato su due pomeriggi e condotto da Vittorio Pasteris all’interno della manifestazione, hanno portato una ventata di sano ottimismo e una miriade di notizie utili per chi fa o vuole fare informazione on line.

 

2) C’è l’immobilità assoluta, tendente al congelamento fra le istituzioni giornalistiche rispetto all’on line. Un blocco che a questo punto diventa inspiegabile e autolesionista, visto i problemi che stanno vivendo in questi giorni decine di testate e centinaia di giornalisti. Il dubbio ancora non sfiora nemmeno i rappresentanti della casta, i quali quando parlano di giornalismo del web snocciolano definizioni a raffica come se leggessero un gobbo, annunciando imminenti aperture senza alcun costrutto al cosiddetto nuovo che avanza, senza rendersi conto che il nuovo li ha già raggiunti superati e travolti e ad avanzare è la disgregazione di detta casta.

 

3) E’ scattata anche fra i contrattualizzati, la sindrome della coperta corta. Tira di qua tira di là anche fra “i sicuri”, quelli che guadagnano 5-6 volte quanto i free lance, e che non rappresentano nemmeno il 20 per cento della categoria, comincia a fare freschino. Mentre la discussione su nuove forme di giornalismo e sperimentazioni varie, durante un panel del convegno, si affievoliva, i noti giornalisti relatori assisi hanno introdotto concetti davvero poco diffusi fra gli addetti ai lavori nelle redazioni mainstream. Per la prima volta, che io ricordi, dalle bocche dei colleghi graduati sono usciti concetti come: << senza i giornalisti non si potrà mettere ordine nel mare magno dell’informazione in rete >>, oppure << dobbiamo lasciarci contaminare dalla rete e aprire le nostre redazioni ai tecnici>> e infine : << bisogna parlare alle comunità, internet non è un medium, per farlo diventare tale occorrono i giornalisti >>.

 

Stiamo per arrivare a considerare l’informazione on line nella giusta prospettiva?

 

In verità ci sarebbe anche un quarto punto, a mio avviso davvero importante, uscito a margine di Glocalnews. Il punto lavoro.

 

Le nuove professioni dell’ informazione e della comunicazione che grazie all’ online stanno cominciando ad essere praticate da giovani e meno giovani. Nell’anno horribilis del giornalismo, abbiamo constatato proprio a Varese l’esistenza in vita di professionisti denominati: social media manager, content curator, data journalist, community manager. E non sono esseri a tre zampe con antenne e occhi estroflettibili, e non parlano nemmeno turco-maltese. Hanno le fattezze, ad esempio, di una giovin donzella che risponde al nome di Donata Columbro  social media reporter per Volontari per lo sviluppo.

 

Sono il futuro della professione, o meglio il presente. Sono persone che curano l’immagine aziendale sui social media, professionisti che gestiscono le communities on line, giornalisti imprenditori che aprono quotidiani iperlocali o web-television, provando a bypassare la crisi facendosi scudo con il web.

 

E speriamo non sia vero, come è emerso durante alcuni ponderati e poderosi interventi nel corso della tre giorni “glocale” che ad ostacolare l’ingresso del “nuovo” nelle redazioni, sarebbero i più giovani che affamati e stanchi dopo un percorso di privazioni e sgomitate per “arrivare” reclamino a gran voce la loro fetta di benefici.

 

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