Giornalismo: cinque modelli economici alternativi

| 23 febbraio 2012 | Tag:, , ,

Sul sito dell’International Journalist’s Network Margaret Looney analizza in un post alcuni dei  modelli alternativi per finanziare l’ attività giornalistica –  dal crowdfunding, all’ uso dei  paywall fino al non-profit – che sono stati adottati finora soprattutto negli Usa da grosse testate come ProPublica o New York Times – Ma ora che la struttura economica editoriale continua ad indebolirsi è probabile che anche i singoli giornalisti, a livello individuale o di piccole società, debbano cominciare ad adottare questi modelli per continuare a lavorare – Ma sarebbero utilizzabili anche da parte del giornalismo italiano? 

 



Five alternative business models for journalism


di Margaret Looney
(a cura di Claudia Dani)

 

Con il ridimensionamento delle redazioni, i soldi scarseggiano e il modello tradizionale dell’ industria giornalistica che produce ricchi profitti è diventato solo oggetto di nostalgia.

Con testate importanti come il Washington Post che attuano riduzioni di personale attraverso operazioni di buyout,  è giunto il momento per i giornalisti di cercare modelli di business alternativi.
Per coloro che vogliono o devono avventurarsi lontano dalla via tradizionale, intraprendendo progetti imprenditoriali o lavorando per redazioni che dipendono da investimenti pubblicitari non proprio solidi, esistono delle opzioni. Eccone alcune qui sotto:

 

Community-funded. Le campagne di crowdfunding raccolgono donazioni che provengono da cittadini che hanno interesse a sviluppare delle storie che di solito vengono trascurate. Questo modello di business si adatta a progetti che già sono stati definiti ma che hanno bisogno di ulteriori finanziamenti e, allo stesso tempo, permette ai giornalisti di mantenere l’ indipendenza editoriale.  Kickstarter, che si autoproclama come “la più grande piattaforma di finanziamento per progetti creativi”,  imita il giornalismo nel meccanismo di finanziamento a scadenza dei vari progetti che propone. Se il progetto, dopo un certo periodo di tempo,  non è completamente finanziato, il denaro viene restituito. Come esempio di una campagna di successo si può guardare a Newsmotion, una startup che si occupa di promuovere inchieste e servizi e che è riuscita a raccogliere più soldi di Kickstarter. E poi c’ è Spot.us, un altro importante motore di raccolta fondi che si rivolge specificamente al giornalismo, e che, con successo, ha raccolto fondi per la realizzazione di più di 200 storie.

 

Micro-sovvenzioni. Perfetto per raccogliere soldi per realizzare progetti non di primo piano, le micro sovvenzioni offrono fondi interessanti senza mal di testa burocratici. In genere, ogni fiduciario dona una piccola somma a singoli giornalisti imprenditori o freelance. Per ulteriori informazioni sui microgrants, leggere qui.

 

Paywall. E’ un modello economico al centro di grosse discussioni: prevedeuna tariffa flat per l’ accesso digitale alle news, ma solo per i lettori più fedeli. Il New YorkTimes chiede  un minimo di 15 dollari al mese per andare oltre i 20 articoli consultati. E’ un modello ibrido che utilizza pubblicità e sottoscrizione per offrire qualcosa sia per il lettore casuale che per quello più impegnato. Il Paywall del Times inizialmente ha prodotto un forte picco di visitatori che però si è poi un po’ appiattito. Anche il network Postmedia ha applicato un paywall per 38 delle sue pubblicazioni in tutto il Canada.

 

Cooperative. Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2012 Anno della Cooperative e questo significa che il Progetto Banyan  ha delle buone chance. Si tratta del primo progetto americano che punta a ‘’portare acqua’’ nei ‘’deserti informativi’’, quelle comunità in cui non ci sono voci giornalistiche che possono dare informazione locale.

Potrebbe essere il futuro mercato editoriale. Un modello simile è attivo in altri paesi, come il Messico e la Germania. Il Canada è nata una cooperativa che assembla l’ informazione proveniente dalle varie città per creare un giornale settimanale nazionale. Questo modello di business può essere la scelta più democratica e sostenibile nell’ attuale situazione economica, dal momento che la copertura delle notizie è decisa dalla comunità,  a basso costo, e non da una grossa azienda.

 

Filantropia / Nonprofits. Questo modello si basa di solito su più flussi di ricavi: dalle grandi fondazioni, ai  donatori anonimi e talvolta a sponsor aziendali. Il sito di giornalismo investigativo ProPublica è un esempio di questo giornalismo finanziato dalle Fondazioni,  sebbene l’organizzazione accetti, dal 2011, anche pubblicità.

Un’ altro esempio interessante è la Chicago News Cooperative, che come mission è una cooperativa, ma che nelle tattiche economiche si comporta come un ente nonprofit, lavorando come altre testate che servono l’interesse pubblico, anche se – unica eccezione – riceve un finanziamento in cambio di contenuti esclusivi, per 24 ore, per il New York Times.

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