Digital First, la rivoluzione di El Paìs

| 25 febbraio 2012 | Tag:, , , ,

Rivoluzione tecnologica;  ristrutturazione dell’ architettura dell’ informazione; riorganizzazione del lavoro redazionale. Sono i tre snodi attraverso cui si è realizzata una vera e propria ‘’rivoluzione’’ nella produzione giornalistica del Pais, uno dei maggiori quotidiani spagnoli.

L’ analisi è di Federico Badaloni che, sul suo blog, segnala come un importante elemento di novità il fatto che questa rivoluzione non è stata imposta dall’ esterno ma ‘’viene dall’interno del giornale stesso: dalla sua redazione, dalla sua capacità di integrazione, dalla sua conversione e dalla sua capacità di adattarsi ai tempi’’.

 

E, soprattutto, dall’ idea di fondo che ha assistito questo progetto. Come commenta Pierluca Santoro sul suo Giornalaio, che alla base dell’ operazione ‘’vi sia un idea di sinergia, di complementarietà e convergenza che si esprime nell’idea di lavorare in maniera univoca sul brand del quotidiano rendendo concettualmente indifferente se la fruzione avvenga in formato digitale o cartaceo’’.

Ma soprattutto, aggiunge Santoro, ‘’è fondamentale l’ idea di evoluzione da media a rete sociale’’ che ispira l’ iniziativa.

 

I tre elementi chiave
Badaloni ricostruisce così i tre elementi chiave del processo:

 

1)      Tecnologia. La squadra tecnica di El Pais è diventata parte della redazione e per questo anche l’attività di creazione della tecnologia è diventata parte del lavoro della redazione. Su questa base è stato realizzato un nuovo sistema editoriale.

2)      Architettura dell’ informazione. E’ stato privilegiato un processo di etichettatura (tagging) giornalistica dei contenuti  rispetto alla tradizionale suddivisione per sezioni verticali (si può avere una visione complessiva delle etichette utilizzate qui).

Questo nuovo modello influisce anche sul modo in cui le informazioni sono messe in relazione fra loro. L’archivio è stato integrato in questa architettura, questo significa che 35 anni di edizioni quotidiane del giornale entrano a far parte dell’ecosistema informativo proposto ogni giorno ai lettori.

Grazie ai tag, le informazioni possono essere poste in relazione automaticamente dal sistema in maniera dinamica, cioè sempre aggiornata all’ultimo contenuto etichettato in riferimento ad un certo tema.

3)      Riorganizzazione del lavoro. Cambia il ritmo del lavoro. Cambiano gli obiettivi: “la carta non sarà sempre l’obiettivo finale della giornata” – si legge in questa presentazione pubblicata da El Pais su Slideshare –  ”tuttavia continueremo a perseguire le stesse finalità di sempre: informare, organizzare l’informazione, avere la capacità di influire”.

 

Qui sotto il manuale d’ uso messo a punto dal giornale (cliccare per scaricare il video)

 

 

Digital First

 

E’ il concetto del Digital First che si sta imponendo, osserva Mario Tedeschini Lalli, che sottolinea ‘’la grande novità strutturale – quella che, in questo momento, mi sembra più radicalmente rivoluzionaria: tutto (tutto) il contenuto del Pais sarà trattato dalla redazione alla stessa maniera, definito con un sistema elastico di “tag” che apre ogni singolo pezzo di informazione (articolo, video, foto, infografica ecc.) a relazioni di significato plurime e, specialmente, aperte al futuro’’.

 

‘’Digital first” – aggiunge Tedeschini Lalli – ‘’non vuol dire che una notizia debba per forza essere prima pubblicata sul web (anche se di solito è naturale che lo sia), vuol dire che il processo di raccolta, selezione e organizzazione delle informazioni che producono la notizia deve effettuarsi tutto in una logica digitale, non in una logica analogico-cartacea. Potremo anche decidere di stampare quella notizia prima sull’edizione di carta, ma dovrà essere concepita e prodotta in modo digitale, per aprirsi a tutti i possibili significati e usi che l’universo digitale apre’’.

 

Il digitale deve essere “primo” nella testa. Nella testa delle redazioni, nella testa delle direzioni e – ovviamente – nella testa degli editori.

 

Le rivoluzioni più complicate e più penose – conclude Tedeschini Lalli – sono proprio quelle delle “teste”, anche perché portano con sé rivoluzioni assai  concrete – per esempio nella organizzazione del lavoro e nel prodotto stesso che quella organizzazione prevede. Potremo pure continuare a stampare “prima” le notizie sulla “carta”, ma quelle notizie e quella carta saranno diverse, radicalmente diverse. E questo è il prezzo comprensibilmente difficile da pagare da parte di chi ha lavorato e prodotto un’ intera vita in un’ universo differente.

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