Dig.it / partecipazione ‘mediata’ e open journalism

| 3 luglio 2012 | Tag:, , , , , ,

Una riflessione di Antonio Rossano su partecipazione ‘mediata’ e open journalism: quali sono le interazioni, le contaminazioni e le sinergie tra le informazioni “partecipate” condivise su piattaforme di content sharing ed i media mainstream? Sono solo contenitori di immagini, video ed informazioni a cui attingere o contribuiscono a formare un flusso informativo dal basso? Quale il confine tra informazione partecipata e informazione professionista? Come preservare la qualità e la professionalità nel mondo dell’informazione nostrano?


Queste ed altre domande troveranno una risposta domani durante il panel di Dig.it : Open journalism e partecipazione: le nuove frontiere del giornalismo digitale nel contesto italiano.

 

Riportiamo di seguito l’articolo del blog di Antonio Rossano su linkesta.it

 

Dig.IT: Open journalism e partecipazione

 

di Antonio Rossano

Sono passati quarant’anni da quando Internet è stata sviluppata e venti da quando il web è stato messo online. I nuovi media non sono nemmeno più così nuovi. Ma troppa della nostra energia nel giornalismo si è concentrata sui nuovi modi per offrire idee vecchie, invece che sui nuovi approcci per fornire ciò di cui oggi la gente ha realmente bisogno.” (Melanie Sill)

 

L’uso di contenuti partecipati da parte delle testate mainstream, in tutto il mondo, è ormai un dato di fatto. Aziende editoriali come Guardian vi hanno investito molte risorse, arrivando a modificare strutturalmente il proprio modo di fare informazione. Nel caso del Guardian però, la partecipazione è sempre “mediata” dalla conduzione del giornalista e, da parte dei cittadini, motivata dal bisogno di intervenire nel processo di produzione delle informazioni e da un forte spirito di cittadinanza attiva. In altri casi, si attivano meccanismi che sembrano essere contrari ad una idea effettiva di “giornalismo aperto” ma piuttosto in linea con pratiche di marketing tradizionale.

 

“Engagement” è la parola chiave che sostiene un mutamento strutturale del modo di fare informazione, sempre in divenire, partecipato e sostenuto dai lettori. Il processo di creazione delle informazioni è bidirezionale e fruisce di tutte le novità tecnologiche e comunicative che la rete mette a disposizione. Dal punto di vista dell’editore, in uno scorrere sempre più vorticoso dei flussi informativi, la notizia non è più la “materia prima”, bensì il tempo del lettore, il suo coinvolgimento che può restituire risultati in termini di audience e revenues.

 

Nel nostro paese, la professione giornalistica è normata in maniera atipica rispetto alla gran parte degli altri paesi occidentali e la presenza di un ordine professionale costituisce una caratteristica più unica che rara nel panorama dell’informazione mondiale. Tuttavia questa è la legge, sulla base della quale i giovani si avviano su percorsi professionali che prevedono qualificazione, competenza, deontologia.

 

Appare peraltro stonato in questo contesto normativo e professionale, un certo tipo di proposte che ammiccano alle speranze dei giovani di accedere alla professione, attraverso meccanismi di ingaggio che appaiono più simili a lotterie che non a percorsi qualificati o qualificanti.
Per questi motivi, lo scorso 8 maggio, un gruppo di fotoreporter romani scriveva al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, una accorata lettera di protesta in difesa della professione e con l’obiettivo di evidenziare aspetti non propriamente “deontologici” nel lancio della piattaforma “Reporter”.

 

“…Il problema, direttore, è proprio “la svista”, la dimenticanza, il non avere pensato che quello che voi proponete come qualcosa a metà tra il gioco e il talent show, c’è chi lo fa ogni giorno, a volte da molto prima dell’alba fino a molto dopo il tramonto, e che non lo fa per essere giudicato da un big (per continuare con il linguaggio dei talent) e nemmeno per vedere il proprio nome su un giornale, ma per pagare un affitto, per pagarsi il cibo… insomma per vivere e, soprattutto… per informare…”

La lettera veniva poi rilanciata in rete, qualche giorno dopo, dal collettivo dei giornalisti precari romani #erroridistampa.

 

D’altra parte piattaforme di “content sharing” esistono in tutto il mondo dal YouTube alla nostrana YouReporter e l’utilizzo di contenuti “user generated” è divenuta prassi comune per tutti i media, a cominciare da quelli cosiddetti “mainstream”. Ma le infrastrutture della partecipazione sono anche da considerare i pilastri della democrazia del web. È necessario preservarne integrità e neutralità, onde non deprivare la rete della sua autonomia e del coinvolgimento spontaneo ed autentico del pubblico.

 

Quali sono le interazioni, le contaminazioni e le sinergie tra le informazioni “partecipate” condivise su tali piattaforme ed i media mainstream? Sono solo contenitori di immagini, video ed informazioni a cui attingere o contribuiscono a formare un flusso informativo dal basso? Quale il confine tra informazione partecipata e informazione professionista? Come preservare la qualità e la professionalità nel mondo dell’informazione nostrano?

 

A queste domande tenteremo di rispondere a Firenze il 4 luglio prossimo nel corso della tavola rotonda: Open journalism e partecipazione: le nuove frontiere del giornalismo digitale nel contesto italiano, che coordinerò ed a cui interverranno:

  • Cristiana Raffa – collettivo #erroridistampa – giornalisti precari romani
  • Pier Luca Santoro – marketing & media consultant
  • Guido Scorza – avvocato, esperto problematiche rete
  • Yara Nardi – gruppo fotoreporter romani
  • Angelo Cimarosti – You Reporter
  • Roberto Natale – FNSI
  • Mario Tedeschini Lalli– Kataweb – Gruppo editoriale L’Espresso (in attesa conferma)
  • Antonio Rossano – Libertà di Stampa Diritto all’Informazione

 

La tavola rotonda si svolge nell’ambito di Dig.IT, il primo convegno nazionale interamente dedicato al le tematiche del giornalismo on line, organizzato dall’Associazione Stampa Toscana in collaborazione con il sito di informazione Lsdi, il gruppo di lavoro sul giornalismo digitale Digiti e con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e dell’Università degli Studi di Firenze, che si svolgerà il 4 e il 5 luglio prossimi nel capoluogo toscano presso l’Auditorium di Santa Apollonia.

 

Nel corso della due giorni si affronteranno oltre quelli sopra descritti, argomenti di stretta attualità non solo per i professionisti dell’informazione ma per chiunque utilizzi anche non professionalmente la rete. L’ obbiettivo è fare il punto sulla situazione dell’ editoria e del giornalismo digitale in Italia analizzando le principali esperienze che hanno segnato gli ultimi 15 anni di storia editoriale del paese e chiamando a confrontarsi i vari protagonisti di questo mondo, sia sul piano istituzionale che su quello del movimento reale.

 

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