Dig.it, il numero zero (aggiornamenti)

| 10 luglio 2012 | Tag:, , , , , , ,

Continuiamo la pubblicazione di commenti, osservazioni e materiali vari su Dig.it, l’ incontro sul giornalismo digitale in Italia che si è svolto il 4 e 5 luglio a Firenze (il primo resoconto è qui).

Qui di seguito la sintesi del panel su Open Data e il Foia in Italia, la presentazione del panel sulla Rappresentazione dell’ identità digitale e gli interventi di Pier Luca Santoro, Alessio Jacona, Daniele Chieffi, Marco Dal Pozzo, Damiano Celestini, Controradio, Marcel Vulpis (Aigol),  Ast, Informazione enogastronomica, Sara Durantini.

 

 

Dig.it / Open Data e trasparenza favoriscono la lotta alla corruzione

(la sintesi del panel)

 

Le pratiche legate all’ Open data e una convinta politica di trasparenza dei dati della pubblica amministrazione possono ‘’favorire la lotta alla corruzione’’ e produrre un significativo risparmio nei conti pubblici: è per questo che il movimento per un Foia in Italia ha chiesto al presidente del consiglio Monti di inserire la questione nell’ AGENDA DIGITALE.

Lo ha sottolineato Roberto Natale, presidente della Fnsi, nel suo intervento al panel su Opendata/Datajournalism. Per un Freedom Of Information Act italiano che si è tenuto il pomeriggio del 4 luglio nell’ ambito di Dig.it.

 

Qui di seguito la sintesi del dibattito (a cura di Leila Zoia)

 

OPEN DATA, DATA JOURNALISM E FREEDOM OF INFORMATION ACT (FOIA): LO STATO DELL’ARTE IN ITALIA

“In ambiente digitale si sta sviluppando una forte attenzione per il Data Journalism, forse è già una moda” – così esordisce Andrea Fama, coordinatore di questo panel e redattore di LSDI-. Affermazione confermata dal fatto che quasi tutti i presenti in sala già conoscono il significato dei termini in oggetto, consentendo così ai relatori di entrare direttamente nel vivo della questione: chi fa open data, quanto costa lavorare sui dati e quanto paga.

 

Il primo a raccontare la sua esperienza è Vittorio Alvino (presidente dell’Associazione Open Polis, fra i vincitori del concorso Apps for Italy). Con il suo gruppo di lavoro si  occupa di progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche e la partecipazione dei cittadini della rete nel promuovere la trasparenza su tutti i settori della pubblica amministrazione opacizzata dalla burocrazia. L’obiettivo è quindi rendere pubbliche informazioni che lo erano solo parzialmente perché imprigionate in formati chiusi. Prima per aver accesso a queste info era infatti necessario dimostrare di avere un interesse legittimo. Ora c’è la possibilità di vedere esposti su internet i dati di tutti i rappresentanti politici dai comuni al parlamento europeo. Alvino presenta Open Parlamento, il progetto vincitore di Apps for Italy, che mira a informare, monitorare e intervenire sulle attività di deputati e senatori nelle camere e di Open Bilanci,  che si propone di rendere trasparenti e confrontabili fra loro i dati dei bilanci dei comuni. http://www.openpolis.it/

 

Massimo Zagli,  (Open data Ninja presso il Consorzio TOP-IX,  nonché parte dell’ Open Data Team di Regione Piemonte) ci parla della prima esperienza di Open Data nella pubblica amministrazione, nella Regione Piemonte.  Dagli orari dei negozi, a quelli degli autobus, tutto disponibile in rete a favore dell’utente. Questa operazione riveste un importanza notevole, permetterebbe infatti alla PA di adeguarsi alle leggi che le impongono trasparenza. L’importante, sottolinea, è che qualunque dato sia disponibile a costo zero e senza restrizioni di licenze che ne limitino la riproduzione. http://www.dati.piemonte.it/

 

Sprigionare la creatività e inventare nuovi modi per rielaborare i dati disponibili attraverso modalità che ne facilitino la fruizione collettiva, come l’infografica o il grafic design. Questo aspetto accomuna le esperienze dei tre giovani relatori: Jacopo Ottaviani, Isacco Chiaf e Mauro Munafo’.

Jacopo Ottaviani, giornalista e autore di Patrie Galere, grazie ai dati forniti dal Ministero della Giustizia e del Centro Studi Ristretti Orizzonti, propone una fotografia delle morti (quasi mille) nelle carceri italiane negli ultimi dieci anni, raggruppate per causa e località geografica. Cliccando sulla mappa all’interno del sistema  informatizzato (aggiornabile) viene fornito il nome e luogo delle singole morti; questo permette di restituire ai numeri un’identità. Pubblicato sul Fatto Quotidiano e ripreso dal Guardian. http://www.ilfattoquotidiano.it/mappa-morti-carcere-patrie-galere/

 

Isacco Chiaf, grafic designer autore di un Facebookmentary sulla strage di Piazza della Loggia,  propone la trasposizione sulla timeline di Facebook degli atti processuali, foto e materiali riguardanti la strage dal 1974 fino alla conclusione del processo. L’obiettivo: ridare identità storica a questi eventi e far avvicinare anche i più giovani a questo tipo di storie, usando un linguaggio diverso.

Mauro Munafò (giornalista e autore di Partiti Trasparenti) ha messo in atto un sistema per controllare i dati provenienti dai partiti.  Tiene d’occhio l’uso dei fondi pubblici e in generale di come i partiti usino i soldi, mettendoli a confronto fra loro (vedi recenti episodi che hanno toccato la Margherita e la Lega).  I partiti per paura dell’antipolitica stanno facendo la corsa al web, alla trasparenza, ma è invece evidente che alcune transazioni,  dati  di tesseramento o  introiti ancora ci sfuggono. http://www.lamacchinadelfungo.com/tag/partiti-trasparenti/

 

Mario Tedeschi Lalli ( giornalista, Vicedirettore Innovazione e Sviluppo, Gruppo Editoriale L’Espresso)        afferma invece che, a suo modo di vedere, la campagna per l’Open Data non sia passata nelle grandi redazioni. Oggi, sicuramente, c’è maggior accesso ai dati, ed è necessario che i giornalisti si dotino per questo motivo di competenze statistiche. Ma il vero cambiamento deve essere culturale. E’ importante che la trasparenza venga posta soprattutto nei dati sulla base dei quali si costruiscono gli articoli, inserendo i riferimenti ai documenti che vengono usati per redigerli.

 

I relatori concordano sul fatto che questa enorme quantità di dati a disposizione sia una grande risorsa, ma anche che l’ impegno e la mole di lavoro  (tra capacità di elaborazione e tempo) necessari per elaborarli aumenti notevolmente e siano necessarie nuove professionalità.

 

Parlando invece di ritorno di investimento, l’Open Data sembra ripagare maggiormente a livello di visibilità e di ritorno di immagine e trasparenza (soprattutto per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni).

 

Proprio su questo ultimo passaggio interviene Roberto Natale, Presidente della FNSI, che sottolinea quanto il ritorno di immagine possa essere importante soprattutto avvicinandosi al periodo elettorale per la pubblica amministrazione, quanto l’ Open Data possa favorire la lotta alla corruzione e soprattutto il risparmio nei conti pubblici, tanto da aver chiesto a Monti di inserire la questione nell’AGENDA DIGITALE.

 

Natale parla inoltre dell’importanza del FOIA sottolineando quanto questo permetta di rendere saldo il binomio informazione e democrazia, e consenta al giornalista, che ha il diritto e dovere di informare, di fare meglio il suo lavoro, ma soprattutto di tutelare il cittadino nel suo diritto a sapere. Il Presidente della FNSI chiude l’intervento con due proposte: coinvolgere la FIEG puntando sulla rilevanza economica dell’Open Data  e proporre l’obbligo di formazione per i giornalisti con un modulo specifico sull’Open Data.

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Dig.it / La Rappresentazione delle identità individuali e collettive attraverso i motori di ricerca. Il problema della persistenza della notizia e del diritto all’ oblio.

 

La presentazione a  cura di Deborah Bianchi e Nicola Novelli

http://www.slideshare.net/vittorio.pasteris/giornalismo-digitale-convegno-4-e-5-luglio-2012-d-bianchi-e-n-novellippt?from=ss_embed

 

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Dig.it / Pier Luca Santoro: il Punto sul Giornalismo Digitale in Italia

http://it.ejo.ch/7006/nuovi-media/il-punto-sul-giornalismo-digitale-in-italia

 

Un importante momento di aggregazione su temi di assoluta attualità e centralità rispetto alle evoluzioni in corso nell’ ecosistema dell’ informazione nel nostro paese e che possono essere il punto di partenza per lo sviluppo di iniziative sul territorio da qui all’edizione, che certamente si farà, del 2013.

Questo, per Pierluca Santoro, il senso della due giorni fiorentina sulla situazione del giornalismo digitale in Italia.

In un’ ampia sintesi sul sito dell’ Osservatorio europeo di giornalismo,  Santoro – che dell’ iniziativa è stato un acuto protagonista – ricostruisce i passaggi più interessanti di Dig.it

 

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Dig.it/ Alessio Jacona, Varese News un’ eccezione in un quadro mediamente disastroso

http://jacona.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/07/09/giornalismo-digitale-marco-giovannelli-racconta-lesperienza-di-varesenews/

 

Il Dig.it è venuto, il Dig.it è passato lasciandoci un quadro mediamente disastroso del panorama giornalistico italiano. Con qualche notevole eccezione, come l’esperienza riportata da Marco Giovannelli, direttore di VareseNews, che ha raccontato numeri e ragioni del successo di un testata che nasce nel 1997 come mensile cartaceo e che, già nel dicembre dello stesso anno, diventa quotidiano on-line a tutti gli effetti.

 

Al centro di un’esperienza finalmente positiva e longeva, la volontà di investire nelle persone che costituiscono una squadra affiatata prima ancora che una redazione, la comprensione profonda e l’uso saggio oltre che innovativo dei social network, la capacità di guardare avanti e intuire i trend, il legame forte con il territorio, la scommessa anzitempo sul mobile.

 

Di questo e di altro Marco parla con me nella breve intervista che trovate qui sotto, dove si dà ampio spazio al tema di come un giornale debba fare online community management e del ruolo che questo deve avere quotidianamente nella costruzione stessa del giornale.

 

E per invogliarvi alla visione, riporto qui i numeri di VareseNews condivisi da Giovannelli.

 

Cosa c’è da sapere su VareseNews:

  • Solo web: Nasce all’inizio del 1997 e già dal dicembre dello stesso anno diventa una testata unicamente online.
  • L’audience: 80mila visite, 450mila pagine viste 50mila visitatori unici nel giorno medio.
  • Lo staff: 10 giornalisti professionisti regolarmente assunti (metà dei quali donne); 2 praticantati; una decina di collaboratori esterni contrattualizzati; varie figure tra commerciali e tecnici; in totale la squadra conta circa 30 persone.
  • Il giro d’affari: nel 2011 l’azienda ha chiuso con un bilancio di circa 1 milione e 250 mila euro.
  • Il mobile: diecimila visite su 80mila giornaliere vengono da mobile, attraverso l’app dedicate per iPhone e Android.

 

 

 

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Dig.it / Alessio Jacona, sull’agonia del giornalismo italiano (digitale e non)

 

http://www.thewebobserver.it/2012/07/09/sullagonia-del-giornalismo-italiano-digitale-e-non/

 

Chiaro, lampante, inequivocabile, un messaggio si alza netto dal Dig.it: l’agonia del giornalismo nostrano, specie di quello digitale, (salvo poche e lodevoli eccezioni come VareseNews) non vede soluzioni a breve. E questo non solo o non tanto per mancanza di capacità, competenze o creatività, ma piuttosto per assenza di volontà da parte di coloro che avrebbero strumenti e mezzi per investire nella costruzione nuove soluzioni e – cosa di primaria urgenza – trovare nuovi modelli di sviluppo.

 

Tagli, razionalizzazioni, azioni di “cost killing”, spending review ormai tanto di moda hanno veramente senso se controbilanciate da altrettanti investimenti in innovazione, ma non servono a nulla se orientate solo a conservare modelli di business già morti, a garantire privilegi acquisiti, a rimandare il problema facendo ricadere i costi della lenta decadenza di un sistema esaurito sulla sua periferia, insistendo sugli anelli più deboli della filiera. Che poi altro non sono se non persone, professionisti prigionieri di una precarietà senza via d’uscita.

“Il giornalismo di qualità si paga” sento dire spesso. Concordo, ma in un paese civile ciò dovrebbe essere vero sia quando si vendono le notizie al pubblico, sia quando le si acquista da chi effettivamente le produce.

 

Di questo e di altro ho parlato brevemente nella video-intervista rilasciata agli organizzatori del Dig.it, evento dal quale torno con l’etichetta di “pessimista” che mi permetto anche qui di respingere. Sono un giornalista e racconto quello che vedo: se mentre mi ascoltate pensate che io sia un pessimista, allora non fate che confermare che le cose vanno male.

E darmi ragione.

 

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Dig.it / Daniele Chieffi, Aboliamo le “quote digitali” nel giornalismo italiano

 http://www.olmr.it/2012/07/aboliamo-le-quote-digitali-nel-giornalismo-italiano/

 


Due giorni a discutere di giornalismo digitale a Firenze, per Dig.it, un evento che ha riunito più o meno tutte le “teste pensanti” del web e della professione. Difficile trovare un momento di maggior approfondimento su tutte le tematiche e le problematiche che intrecciano le “frontiere digitali” del giornalismo. Tecniche, ruolo dei professionisti, accesso alla professione, modelli economici, prospettive, sul tavolo c’era davvero tutto e le discussioni sono state intense e ricche. Quello che rimane, però, è la sensazione che tutto questo sia sbagliato in origine. Non certo la necessità di approfondire temi e problemi, che pure ci sono e spesso gravi e complessi, quanto il fatto stesso di dover, ancora oggi, pensare a un “giornalismo digitale” che, per definizione, si contrappone a quello “tradizionale”.

(…)

 

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Dig.it / Marco Dal Pozzo,  #digitfi12 e l’ultima crociata

 http://mdplab.blogspot.it/2012/07/digitfi12-e-lultima-crociata.html?spref=tw

 

Se nulla è stato fatto in questi tre anni è perchè, evidentemente, non ci sono state nè volontà nè azioni politiche.
Credo non si possa puntare alla qualità dei contenuti per fare cassa sul fronte delle inserzioni pubblicitarie; penso invece che si debba fare leva sul ruolo sociale che ogni quotidiano deve avere per il [per la crescita del] proprio territorio di riferimento. Ritengo che questo sia il valore del quotidiano, del giornalista che lo fa e dell’articolo che viene prodotto. Fin quando i cittadini non avranno compreso questo valore; finchè non si saranno create le basi per stabilire un rapporto di mutua fiducia tra Cittadini (chi scrive e chi legge), ha ragione Tedeschini Lalli, non c’è modello che tenga.

(….)

 

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Dig.it / Controradio,  interviste a cura di CHIARA BRILLI

 

 

http://www.controradiolive.info/podcastgen/?p=episode&name=2012-07-04_interview0407121.mp3

 

 

 

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Dig.it / Damiano Celestini, la stampa online è il presente, bellezza

http://it.paperblog.com/digit-la-stampa-online-e-il-presente-bellezza-1267060/

 

Torno dalla due giorni di Firenze per il Dig.it, primo incontro nazionale sul giornalismo digitale, con un po’ più di ottimismo. Lo dico senza l’intento di voler compiacere qualcuno. È la verità. Perché vedete queste occasioni di solito si trasformano in una sequela di incontri in cui i giornalisti iniziano a parlarsi addosso senza ritegno di quanto siano bravi oppure di quanto questa professione stia finendo nel dirupo. In questo anche noi precari siamo fenomenali. Invece per due giorni, fatta salva qualche piccola eccezione, ho imparato. Sembra incredibile ma il Dig.it ha dimostrato che un convegno può ancora insegnare qualcosa. Il panel del “Mago dei numeri” Pier Luca Santoro è stato esaustivo e ha spiegato, dati alla mano, quale sia il quadro generale dell’editoria online in Italia.

(….)

 

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Dig.it / Marcel Vulpis (Associazione italiana giornali online, Aigol), ok Regione Toscana, ripartire da piccole e medie imprese

http://www.sporteconomy.it/La+Toscana+finanzia+PMI+proprietarie+di+testate+web_43800_2_1.html

 

“Come A.I.G.O.L. siamo felici che una regione italiana come la Toscana abbia deciso di emanare un provvedimento di questa portata, non tanto sotto il profilo economico, quanto a livello di innovazione “concettuale”. La Toscana è la prima regione che dà finalmente dignità e valore alle PMI del comparto del digital publishing e le supporta nel loro lavoro quotidiano e crescita. Questo Paese deve ripartire, quale che sia il settore merceologico, dalla piccole e medie imprese. Crediamo che la stagione dei tagli e delle spese voluta fortemente dal premier Mario Monti sia terminata e che adesso sia tempo piuttosto di investire e di ricostruire partendo da quei settori, come l’editoria digitale, che sono il futuro di questo Paese. La crescita di questo comparto avrebbe un duplice effetto: creare nuove opportunità di lavoro soprattutto per i piu’ giovani e aumentare quel bisogno/diritto di pluralismo a livello informativo che sta venendo a cadere in Italia, ormai da troppi anni. Speriamo che altre regioni dello stesso “standing” della Toscana, come per esempio la Lombardia, il Piemonte, la Campania e la Sicilia, possano seguire questo modello ed emanare provvedimenti similari in tempi brevi” – Marcel Vulpis

 

 

 

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Dig.it / Ast, al lavoro per bando regionale su giornalismo digitale

http://www.assostampa.org/2209-dig-it-al-lavoro-per-bando-regionale-su-giornalismo-digitale/

 

(da Notiziario Ast)

 

 

Dig.it / Informazione enogastronomica, Notizie dal produttore al consumatore Aset: difendere la correttezza

 http://www.corrierenazionale.it/enogastronomia/67261-Informazione-enogastronomica-r-nNotizie-dal-produttore-al-consumatore-r-nAset-difendere-la-correttezza

 

 

FIRENZE – Dal produttore al consumatore. E’ così che l’Aset (Associazione stampa enogastroagroalimentare toscana) ha definito l’informazione on line. E’ successo a Firenze nel corso di Dig.it, il primo convegno nazionale dedicato alle tematiche del giornalismo on line. L’evento organizzato dall’Associazione Stampa Toscana in collaborazione con il sito di informazione Lsdi, il gruppo di lavoro sul giornalismo digitale Digiti e con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e dell’Università degli Studi di Firenze, ha visto la partecipazione dell’Aset che ha preso parte a un modulo sul tema di “Enogastronomia: come è cambiata l’informazione di settore con l’avvento della rete?” «Il giornalismo enogastronomico è quello in cui, forse più di tutti, la rete si è dimostrata capace di influire direttamente sull’orientamento dei consumatori e, quindi, sul successo dei prodotti. In questo contesto – ha spiegato il presidente di Aset, Stefano Tesi – il ruolo della corretta informazione diventa però centrale nel tenere separati i fatti dalle opinioni, le notizie dalla pubblicità». Un bene da un lato, ma che deve essere regolarizzato per non sfociare dall’informazione alla pubblicità. L’Aset ha messo in campo alcuni giornalisti soci per affrontare da quattro punti di vista il tema della comunicazione del settore attraverso i nuovi media. Per esempio si è parlato dei “Vizi e virtù del blogging”. In questi anni è stato possibile anche per le aziende comunicare direttamente con il proprio interlocutore, il consumatore, attraverso internet. Ecco allora la figura dell’“enogastropierre”. «Il 2.0 deve aiutare la professione a mantenere i contatti relazionali – sottolinea Riccardo Gabriele, enogastropierre appunto e Vicepresidente di Aset – ma è sempre necessario affiancare ad essa l’esperienza diretta sul luogo e con il prodotto. Questo è un valore aggiunto che non tramonta mai».

 

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Dig.it / Sara Durantini, Il giornalismo digitale. Dall’open journalism al citizen journalism: opinioni a confronto

http://www.agoravox.it/Dig-it-Il-giornalismo-digitale.html

 

La necessità di un pensiero transmediale che abbraccia i social network trattandoli non come contenitori di autopromozione ma come strumenti di interazione, creazione di una community e mezzo per avvicinarsi, e avvicinare, un pubblico sempre più consapevole delle propria autonomia rispetto alle istituzioni culturali tradizionali e, di conseguenza, parte attiva nella condivisione e fruizione delle notizie. Questo è solo uno degli aspetti emersi a Dig.it, il primo incontro nazionale tenutosi a Firenze il 4 e 5 luglio sul giornalismo digitale e le nuove figure della filiera editoriale.

(…)

 

 

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