Wikileaks, una grande sfida per l’ innovazione nelle redazioni

| 19 ottobre 2011 |

Wikileaks

Alla Conferenza di Kiev sul giornalismo investigativo Andy Lehren (New York Times) e David Leigh (Guardian) hanno raccontato l’ impatto che i materiali diffusi dal sito di Assange hanno avuto sull’ organizzazione delle redazioni, costrette a trovare nuove strategie di gestione e controllo: catalogare le informazioni, creare database di ricerca, avviare indagini transnazionali per controllare l’attendibilità delle notizie e ricostruire le vicende – Una parte degli staff impiegati nell’ operazione Cablegate sono stati impegnati unicamente nel lavoro di verifica e controllo, il tutto, spesso nella massima segretezza – La centralità del ruolo del giornalista e l’ accelerazione nell’ affermarsi di nuove figure essenziali, come i data visualizer per il text mining, la destrutturazione e l’ estrazione delle informazioni implicite dall’ insieme dei cablogrammi

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(a. c.) – Kiev – Quando i cablogrammi di Wikileaks hanno fatto irruzione nelle redazioni dei principali giornali del mondo, hanno scatenato una vera rivoluzione nel mondo dell’ informazione e della gestione di dati e fonti. Gli addetti ai lavori sono stati costretti a trovare nuove strategie per gestire nel modo più adeguato il materiale. Si trattava di catalogare le informazioni, creare database di ricerca e iniziare indagini transnazionali per controllare l’ attendibilità delle notizie per ricostruire le storie.

“Abbiamo dovuto creare un ordine di priorità delle notizie che ci sono arrivate, seguirle su più piattaforme, coinvolgere partner della radio e della televisione”, ha spiegato Andy Lehren (New York Times) alla Global Investigative Journalism Conference di Kiev. “Ma soprattutto aumentare le ricerche e dedicare una parte dello staff solo al controllo della qualità e l’attendibilità delle informazioni. È stato anche necessario dare vita segretamente a una squadra di reporter da redazioni di tutto il mondo per esaminare i materiali”.

La gestione dei documenti ha rappresentato una nuova sfida anche per un veterano come David Leigh, giornalista investigativo britannico del Guardian, autore assieme al collega Luke Harding di “WikiLeaks – La battaglia di Julian Assange contro il segreto di Stato”. Il libro, uscito a febbraio nel Regno Unito e ora in Italia, ha suscitato scalpore per la decisione degli autori di rivelare la password segreta per decriptare i documenti di Wikileaks. Una scelta che è stata subito condannata dallo stesso Assange, che dallo scorso settembre ha deciso di vendicarsi con il giornale pubblicando il suo intero archivio senza il filtro dei media.

“Si è trattato di un fraintendimento”, ribadisce Leigh, “non ero al corrente della vera natura della password di Wikileaks prima di pubblicarla. Pensavo che fosse temporanea”.

Ripensando al caso Wikileaks, Leigh rivendica comunque il ruolo del giornalista nella gestione dei cablogrammi e la verifica delle fonti. Per cercare di riorganizzare l’enorme quantità di dati, lo stesso Guardian ha impiegato figure esperte come data visualizer per il text mining, la destrutturazione e l’estrazione delle informazioni implicite dall’insieme dei cablogrammi. “I giornalisti non si mescolano con gli hacker, ma devono considerare il materiale come un punto di partenza per le investigazioni”, intervenendo per ricostruire la notizia.

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