Vie nuove per il giornalismo

| 27 luglio 2011 |

Lemonde Il sito web di le Monde sta esplorando due vie promettenti: il Live, un difficile esercizio di equilibrio nel trattamento dell’ informazione a caldo, e una forma di ‘’giornalismo umano’’ attraverso una catena di otto blog iperlocali, lanciati in vista della campagna presidenziale, in un progetto denominato ‘’Un anno in Francia’’ – Due direzioni apparentemente opposte, visto che la prima lavora sull’ attualità immediata e la seconda è la riabilitazione di un giornalismo che si inscrive nel campo della ‘’durata’’, ma l’ esigenza di fondo è la stessa: il giornalismo evolve e deve continuamente reinventarsi – Un interessante articolo di Marc Mentré su Mediatrend.com

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Lemonde.fr explore
deux formes de journalisme prometteuses

di Marc Mentré
(Themediatrend.com)

Lemonde.fr è attualmente, in Francia, uno dei siti più innovativi. La redazione lavora lungo due direzioni promettenti, anche se a priori del tutto opposte, dal momento che una lavora sull’ attualità immediata e la seconda è la riabilitazione di un giornalismo che si inscrive nel campo della ‘’durata’’.

Il Live

Questa forma di narrazione permette di rispondere a quattro imperativi:

1. Trattare l’ informazione nella sua immediatezza. Su questo piano tutte le redazioni che non utilizzano questa forma di racconto su un avvenimento ‘caldo’ sono irreversibilmente tagliate fuori, come si è visto ad esempio quello che è accaduto in occasione degli attentati in Norvegia, quando solo un pugno di siti consentiva di soddisfare il bisogno di immediatezza. Fra di essi, in particolare, il  monde.fr e 20minutes.fr in Francia ; i siti del Guardian e della BBC in UK e quello della CNN negli Stati Uniti.  Che, ormai, si basa essenzialmente sulle reti sociali come fonti e sulla sua rete di ‘’amatori’’, iReport, che gli consente di ottenere delle testimonianze inedite. Seguendo attentamente Twitter  e i siti norvegesi (anche attraverso il traduttore di Google, imperfetto ma indispensabile in questo genere di situazione), ho osservato su questi siti solo dei décalage minimi, dovuti al tempo necessario per compiere delle verifiche.

2. Proporre una informazione multimediale in un flusso continuo. Immediatamente, appena sono accessibili, foto e video vengono messi on line.

3. Offrire une contestualizzazione in diretta. Bisogna al più presto eliminare l’ opposizione fra ‘’immediatezza’ e ‘profondità’. Su un live, è possible indicare quando è necesdsario degli articoli – o dei dati – di contestualizzazione e di analisi via via che essi vengono prodotti. L’ importante è che questi elementi non siano più ‘’isolati’’, ma siano inclusi nel flusso narrativo dell’ avvenimento.

4. Far partecipare gli internauti alla fabbricazione dell’ Informazione. Che è senza dubbio uno dei punti essenziali della diretta.  Tutti quelli che seguono l’ avvenimento vengono associati nella fornitura di in formazioni, di commenti, nella correzione di quelli che sono già stati pubblicati, nel porre domande, e così via. Tutti interventi che arricchiscono il live e gli danno spessore.

      Otto blog per capire la Francia

      lemonde2L’ altra Direzione in cui si sta impegnando lemonde.fr è quella di un trattamento dell’ informazione a ‘’volo di blog’’. Ci sono già molti blog ‘’della redazione’’ sul sito, ma l’ idea di creare dei blog per seguire, ad altezza d’ uomo, la vita di otto comuni delle varie parti della Francia e di farlo nell’ anno che precede l’ elezione presidenziale mi sembra, anche alla luce di quello che ho già letto, estremamente promettente.

      Il progetto si chiama Un anno in Francia (con relativa pagina Facebook). Per il momento sono stati lanciati solo 4 blog:

      Due, che risalgono a diversi mesi fa, stanno per essere rilanciati:

      • La récolte d’après, a Mézères (Haute-Loire), a cura di Antonin Sabot, che è anche l’ autore delle foto utilizzate da Les épines fortes e Terminus pavillon
      • Urbains sensibles, a La Courneuve (Seine-Saint-Denis), di Aline Leclerc e la fotografa Élodie Ratsimbazafy, che realizza anche le foto di Au pied du Château.

      Altri due blog, uno istallato ad Avallon (Yonne) e l’ altro a Montpellier (Hérault) verranno inaugurati alla fine delle vacanze estive.

      Bisognerà seguire il progetto per bene, naturalmente, anche se è già possible sottolineare qualche element interessante: prima di tutto la scelta delle città e dei paesi, che ha cercato di individuare delle città ‘’borghesi’’, soprattutto Sceaux, dei centri operai, come Dunkerque e Saint-Pierre-des-Corps, dei quartieri urbani complessi, come La Courneuve, o dei centri rurali come Mézères. In breve questa scelta si sforza di tenere insieme le varie realtà del paese e di abbandonare la ‘visione da elicottero’ troppo spesso usata dai giornali nazionali per entrare nell’ intimità di una vita locale.

      Anche la durata è un elemento chiave di questo progetto, perché permetterà di evitare la superficialità insista molto spesso nel modo con cui il giornalismo tratta le cose. E infatti, con Un anno in Francia siamo vicini a un processo di tipo antropologico.

      Ho guardato nei dettagli i quattro blog appena lanciati, per vedere che cosa produceva questa forma di giornalismo, e penso che siamo nel campo della sperimentazione. In effetti, non si tratta propriamente parlando, di informazione iperlocale: non vi si trova né giornalismo di servizio, né di ”attualità” nel senso giornalistico tradizionale della parola. L’ obbiettivo è un altro. Si tratta di mettere l’ accento sull’ umano.

      Su questo piano i quattro blog mantengono le loro promesse. Dopo il rituale, e obbligato, ‘’giro turistico’’, i giornalisti si sono messi immediatamente al lavoro. E un tratto comune è il fatto che essi si sentono a loro agio, forse anche un po’ troppo nel caso di alcuni, i cui articoli superano le 8.000 battute, lunghezza eccessiva per il web. Ma, poco importa, alla lettura si sente che tutti loro provano piacere per  gli incontri che fanno e per questa forma di giornalismo semplice che praticano(leggere per esempio questo ritratto di Alfred e i suoi piccioni gitani, di Frédéric Potet). In questo senso, questi blog sono una risposta a quelli che si chiedono se l’ articolo sul we abbia ancora un senso [leggere su Rue89]. La risposta è affermativa, almeno in questo quadro.

      Il secondo elemento interessante sta nella inventività ritrovata. I giornalisti e I fotografi non esistano a mischiare testo e suono, a creare dei diaporama, a filmare, ecc. Anche in questo essi ritrovano una caratteristica essenziale del web che è multimediale. Certo non tutto è perfetto, ma ho trovato dei piccoli gioielli che fanno presagire un bel lavoro futuro, come un servizio su rue d’Houdan à Sceaux . O, ancora, con maggiore audagia, questo poetico diaporama, Bons baisers de Dunkerque, sui gabbiani spaventati dai petardi del 14 luglio, o, sempre su La route des dunes, un altro diaporama, che restituisce l’ ambiente del « Jardin enchanté » dello scultore e disegnatore Charles Gadenne.

      Segno incoraggiante, il numero dei commenti. Certo dipende dagli argomenti, ma quando si tratta di questioni ‘sensibili’, possono sbancare.

      Il ritratto di  « Jean Chauvet e la maledizione della RER » ha suscitato più di 200 commenti. Un bel lavoro da moderatori in prospettiva per i nostri giornalisti-blogger.

      Ma anche qualche critica:

      • i giornalisti non si presentano sul loro blog, cosa che è assolutamente necessaria, perché nel tempo è una relazione personale che si dovrà instaurare con gli internauti (anche se poi sul blog  viene adottato un tono personale)
      • questi blog non hanno blog-roll. E’ un peccato, perché sono – lo si voglia o no – inseriti nella vita locale. Dovrebbero dunque fare riferimento a una selezione di blog locali che I giornalisti trovano via via interessanti. Nel solo blog Épines fortes, di Saint-Pierre-des-Corps, ne ho trovati (a uno sguardo veloce) almeno otto, senza contare il sito di  La Nouvelle République.

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