Una redazione integrata e tagli massicci per il Times di Londra

| 29 ottobre 2011 | Tag:, , , ,

TimesLa ristrutturazione annunciata dal direttore del quotidiano londinese (150 posti di lavoro in meno su 700) dovrebbe modificare completamente il processo produttivo e produrre risparmi per circa il 12% del budget annuale – Ma, osserva Piero Macrì sul sito dell’ Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo), è difficile prevedere quanto queste misure si possano coniugare con una maggiore qualità dell’informazione

——-

Una redazione unica e integrata e forti tagli al personale, con l’ eliminazione di almeno 150 posti di lavoro su circa 700 dell’ attuale organico.

E’ la ristrutturazione prevista al Times di Londra, che dovrebbe modificare completamente il processo produttivo della testata e nello stesso tempo produrre risparmi per circa il 12% del budget annuale.

Lo ha annunciato il direttore del quotidiano londinese,  James Harding, spiegando che anche il 2012 dovrebbe essere ‘’un anno difficile’’.

La redazione integrata – racconta Piero Macrì sul sito dell’ Ejo (l’ European journalism Observatory) – prevede cinque diversi desk,  ciascuno dei quali avrà il compito di fornire una struttura coerente con i requisiti espressi dalle varie sezioni del giornale per le diverse versioni, carta, website e tablet. La redazione digitale, che fino a questo momento era una struttura separata sarà perciò definitivamente unita a quella della carta stampata.

La riorganizzazione – aggiunge Macrì – prevede una drastica ridefinizione dei ruoli dei singoli giornalisti. Non esisteranno più competenze verticali associate alle diverse piattaforme oggi esistenti, carta, web e tablet. Tutti dovranno contribuire alla creazione di contenuti cross-platform. Una strategia che mira a razionalizzare le risorse complessive del giornale, evitando così che la presenza di più piattaforme o canali di distribuzione determini un’ inutile duplicazione dei contenuti.

Secondo Harding vi sarebbero comunque le premesse per guardare a una possibile e salutare inversione di rotta. La media giornaliera della vendita digitale ha raggiunto le 110 mila copie, mentre i lettori paganti su carta o su web sono cresciuti complessivamente del 3%. “Abbiamo solo adesso iniziato a portare la pubblicità sulla versione per l’iPad – ha affermato Harding – e stiamo valutando quali altre opportunità possono esistere su altre piattaforme. Ci vorrà un bel po’ di tempo per assicurare un profitto adeguato al nostro giornale”.

In effetti, riflette Macrì, l’ evoluzione dei giornali verso una più marcata produzione nella dimensione delle attività online e digitali, si riflette in una più ridotta marginalità. Nel corso degli ultimi dieci anno il fatturato per dipendente si è drasticamente ridotto e le ristrutturazioni hanno comportato un ridimensionamento complessivo delle strutture innescando una serie di problematiche relativamente a competenze e carichi di lavoro all’interno delle redazioni. La complessità della produzione è direttamente proporzionale all’aumentare delle piattaforme di distribuzione e la moltiplicazione dei canali di informazione necessita di un trattamento differenziato dei contenuti.

Quanto questo si possa coniugare con una maggiore qualità dell’informazione è tutto da scoprire. Certo – conclude Macrì -, la ricerca di più efficienti strutture, siano esse determinate dalla creazione di redazioni convergenti o da una efficace automatizzazione dei processi di produzione, può essere un primo passo verso il raggiungimento di una maggiore sostenibilità economica. Difficile è riuscire a trovare un equilibrio tra innovazione e conservazione, preservando la qualità giornalistica ed evitando i rischi di un giornalismo eccessivamente tecnocratico.

I commenti sono chiusi.