Una nuova bolla digitale? Dieci eloquenti segnali

| 22 febbraio 2011 |

Bolla

Un articolo su PaidContent analizza l’ ipotesi che una seconda bolla possa colpire l’ industria digitale e cita, fra gli altri, la sociologa Sekai Farai, secondo cui ci sarebbe in giro troppa eccitazione, e Alan Patrick, co-fondatore di una società di consulenza tecnologica, per cui almeno dieci eloquenti segnali lo proverebbero – Eccoli

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a cura di Andrea Fama

Due anni fa l’antropologa Sekai Farai ha ricevuto un finanziamento dalla Columbia University al fine di studiare la comunità delle start-up in campo tecnologico. Il tempismo della ricercatrice non poteva essere migliore, visto che una nuova corsa all’oro è partita da New York, Londra e San Francisco nella speranza di fare fortuna attraverso una nuova generazione di web company.

Secondo Sekai Farai il boom è appena iniziato: “Persone che poco tempo fa avevano lanciato una start-up perché non avevano un lavoro, adesso si trovano nella condizione di rifiutare offerte professionali. Ci sono un sacco di soldi in ballo, e la possibilità che la tua idea possa essere la prossima big thing è molto concreta. C’è molta eccitazione”. Alla domanda se all’eccitazione potrebbero seguire le lacrime, risponde: “È sempre così”.

Lo racconta, in un ampio articolo su PaidContent.org, Dominic Rushe ricordando come nel frattempo, i grandi nomi del digitale stiano facendo registrare cifre da capogiro.

Zynga (la società che ha lanciato il gioco FarmVille, per intenderci) è valutata 9 miliardi di dollari; Twitter (i cui profitto sono pari a zero) vale 10 miliardi; GroupOn (il marchio che vende buoni sconto sul Web) ha rifiutato l’offerta di acquisto di Google per 6 miliardi di dollari mentre la sua quotazione potrebbe fluttuare fino a raggiungere i 15 miliardi. Secondo gli esperti questo non è che l’inizio: il grande boom arriverà quando Facebook – che ha aperto la strada alla nuova frenesia del DotCom – sarà quotata pubblicamente, cosa che probabilmente avverrà nel 2012 (nel frattempo è trapelata la notizia che lo staff di Zuckerberg stia pianificando di vendere un miliardo di dollari delle proprie azioni private ad un prezzo che spingerebbe il valore della società a 60 miliardi, ovvero 10 miliardi in più rispetto alla valutazione di gennaio).

Come si può intuire – contuinua Rushe -, gli sbalzi che subiscono le valutazioni sono vertiginosi. Il prezzo teorico di Facebook colloca l’azienda tra Ford (55 miliardi) e Visa (63 miliardi), e comunque ancora lontana anni luce da Google, il cui valore stimato è triplo rispetto a quello del social network più famoso del mondo.

Secondo Alan Patrick, co-fondatore della società di consulenza tecnologica Broadsight, siamo di fronte all’inizio di una nuova bolla, la cui definizione è riassumibile nei seguenti tre punti: (1) troppo denaro insegue determinati asset, (2) i quali vedranno accrescere la propria produzione, (3) fino all’esigenza di trovare un tale idiota che sborsi i quattrini per acquistarli.

Ecco, dunque – conclude Rushe -, i dieci eloquenti segnali che secondo Patrick confermerebbero lo sbocciare di una nuova bolla:

1.      L’arrivo di una “Novità” (in questo caso i social network) che non può essere valutata secondo i parametri ordinari. Le società iniziano a sborsare i quattrini per acquisire la Novità.

2.      I più furbi individuano la nascita della bolla, mentre gli apostoli della Novità si lanciano in dichiarazioni sempre più entusiastiche.

3.      Le start-up i cui fondatori vantano una sorta di pedigree (ad esempio, essere un ex dipendente di una Novità) ottengono finanziamenti in base a valutazioni stratosferiche senza quasi alcuna ragione effettiva.

4.      C’è un’ondata di nuovi fondi di investimento pronti ad accogliere le esigenze delle start-up.

5.      Le società iniziano ad essere finanziate alla cieca (ovvero, semplicemente sulla base delle proprie presentazioni in PowerPoint) senza di fatto avere un prodotto.

6.      Professionisti certificati MBA lasciano le banche per le start-up.

7.      Ha inizio la “grande fluttuazione”.

8.      Le banche aprono un mercato nell’ambito della Novità, investendo lì i soldi delle pensioni.

9.      I tassisti iniziano a darti consigli su quali azioni acquistare.

10.  Una Novità eminente acquista una società tradizionale ad un prezzo irrisorio. La fine è vicina.

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