Un Pulitzer forse no, ma la scimmia farà un lavoro sempre più prezioso

| 19 novembre 2011 |

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I materiali dell’ incontro al Museo del Calcio di Coverciano sul tema  ”innovazione e giornalismo sportivo” – L’ ipotesi di una stretta collaborazione uomo-macchina secondo la” strategia del Cyborg” – Editori: investimenti in ricerca tendono allo zero – Società sportive, credibilità, contratti

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Chissà se – e quando – la Scimmia vincerà un Pulitzer. Ma, anche se ciò avvenisse, il giornalismo continuerà a dover rispondere a una domanda di inventiva e di decifrazione degli scenari che nessun algoritmo potrà mai soddisfare.

In estrema sintesi è stata questa la linea emersa dall’ incontro su innovazione e giornalismo sportivo intitolato, appunto, La scimmia vincerà il Pulitzer?’’ organizzato lunedì scorso da Unione stampa sportiva italiana (Ussi),  Associazione stampa toscana (Ast) e Lsdi al Museo del Calcio di Coverciano.

La scimmia, i robot come Stats Monkey – che in un secondo trasformano un insieme di dati in una cronaca di un incontro di baseball- , ‘’il Pulitzer probabilmente non lo vinceranno mai ma potranno fare sicuramente un lavoro utilissimo’’, ha osservato Diego Antonelli, direttore di www.gazzetta.it, che ha raccontato lavoro, ritmi, problemi ed esperimenti della rosea online.

La strategia del Cyborg

Scimmia2E dunque, se il tocco umano resterà l’ ancora di salvezza della professione di fronte alla potenza dei calcoli e dei dati, la via d’ uscita migliore potrebbe essere una stretta collaborazione uomo-macchina: quella ‘’strategia del Cyborg’’ che Thierry Crouzet ha scelto come titolo di un suo libro.

Uno sbocco strategico delineato nel suo intervento da Raffaele Mastrolonardo, autore con Nicola Bruno di ‘’La scimmia che vinse il Pulitzer’’, il saggio sul futuro dell’ informazione che ha dato il titolo all’ incontro di Coverciano.

La coppia uomo-macchina sarà la soluzione vincente, secondo Mastrolonardo perché il giornalismo sportivo (ma è lo stesso per tutti i settori) non si riduce solo ai dati e comunque, alla fine, ‘’per fortuna… c’ è il calciomercato’’.

Ma più che nell’ avanzare dei robot, il rischio maggiore per Marco Pratellesi, responsabile dello sviluppo  digitale del Gruppo Condè Nast  Italia, è nella incapacità dei giornalisti di ‘’capire il proprio mestiere’’ e il loro ruolo in una società che non è più ‘’della comunicazione ma della conversazione’’, in cui i lettori ormai interagiscono fittamente con le fonti e i giornalisti e ‘’fanno giornalismo anche se non sono giornalisti’’; in cui le agenzie vengono surclassate spesso dalla Rete (vedi l’ alluvione a Genova) e in cui i social media hanno preso il posto dell’ ‘’intrattenimento’’ del 20° secolo.


Editori: investimenti nell’ innovazione tendenti a zero

Scimmia3In tutto questo, come ha osservato Vittorio Pasteris, giornalista, blogger, della redazione di Lsdi, ‘’la quota degli investimenti degli editori su ricerca e sviluppo è tendenzialmente vicina allo zero’’. Mentre dalla Rete – come mostrano le cifre dei siti web che fanno informazione sportiva con cui ha illustrato il suo intervento – arrivano attori nuovi, che si muovono come pesci nell’ acqua e sanno usare tutti gli strumenti disponibili. Che fare? Bisogna ‘’fare presto’’, dice Pasteris, anche se è vero che ‘’non è mai troppo tardi’’.

Fermo restando il comportamento suicida di molti editori, ‘’gli strumenti disponbili sono infiniti e a costi bassissimi’’, ha osservato Carlo Felice Dalla Pasqua, caposervizio di www.gazzettino.it, raccontando alcune semplici iniziative prese dalla sua testata (come l’ uso di Skype ai mondiali di rugby, ad esempio), anche se ‘’il problema è adattarli a strutture complesse e un po’ lente’’ come quelle delle redazioni italiane attuali.

Le società sportive

E le società sportive? Mettersi in concorrenza col giornalismo professionale pensando di poter produrre informazione al posto delle tradizionali testate sarebbe assurdo, anche se qualche struttura tenta di farlo. La strada migliore è invece quella della massima apertura e chiarezza. E’ la strada che ha cercato di imboccare la pallavolo, come ha raccontato Fabrizio Rossini, vicedirettore della Lega di volley di serie A e responsabile della comunicazione. ‘’Apriamo le porte ai giornalisti quanto più possiamo’’, rivendicando loro la funzione di controllo che è la caratteristica del loro lavoro. ‘’I brand danno le notizie, i giornalisti le controllano’’. E’ dal lavoro di controllo che viene la credibilità.

La credibilità

Moneta di grande valore con la valanga di dati che la Rete mette in circolo e che, come ha sottolineato Luigi Ferrajolo, presidente dei giornalisti sportivi (Ussi), rischia di produrre informazione drogata o disinformazione.

E la credibilità, ha fatto notare Guido D’ Ubaldo, inviato del Corriere dello Sport e responsabile della Commissione sport dell’ Ordine dei giornalisti, presuppone anche una forte tensione deontologica, che si traduce nel rispetto della dignità delle persone e nello sforzo di evitare di favorire qualsiasi atteggiamento che possa provocare incidenti o atti di violenza.

I contratti

Fra i problemi, naturalmente, – aveva osservato Pasteris – anche quelli di tipo contrattuale.

‘’Il contratto è aperto e deve essere inclusivo’’, ha rilevato Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, il sindacato dei giornalisti italiani. Ma è necessario che nelle piattaforme emergenti si costruiscano delle nuove strutture organizzate in grado di far pesare le condizioni specifiche e le compatibilità economiche di quel determinato segmento produttivo. In ogni caso la Fnsi punta a ‘’un nuovo dipartimento ad hoc che avrà il compito di rivisitare il contratto’’.

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I materiali dell’ incontro

I video di Marco Renzi

Il Pdf di Raffaele Mastrolonardo

Le slide di Vittorio Pasteris

L’ intervento di Guido D’ Ubaldo

I video di VideoNewsTv

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