Un giuramento di Ippocrate per i giornalisti

| 20 luglio 2011 |

Ippocrate

Nel pieno delle polemiche che stanno squassando il mondo del giornalismo in relazione al caso News of the world, Marco Pratellesi, sul suo Mediablog, rilancia la proposta avanzata sul Guardian da George Monbiot e propone una prima bozza di ‘giuramento’, nel nome di un ritorno ai lettori e alla ‘’lezione’’ di Indro Montanelli

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“Il giornalismo politico britannico è un club a cui appartengono sia i giornalisti sia i politici”, ha scritto Janet Daley, editorialista del Sunday Telegraph. Questa contiguità si trasforma in familiarità, in condivisione di aspirazioni e interessi che sono inconciliabili con il ruolo di controllo dei poteri che i giornalisti dovrebbero esercitare.

In un post sul suo blog su Vanity Fair (Ripartire dai lettori: il News of the World e la lezione di Montanelli) Marco Pratellesi commenta così la vicenda che sta squassando il mondo del giornalismo (e della politica, almeno in Uk), invocando appunto un ritorno alla ‘’lezione di Indro Montanelli: sono i lettori i miei unici padroni’’ e suggerendo ai giornalisti, sulla scia di George Monbiot, una sorta di ‘’giuramento di Ippocrate’’.

Vigilare sul potere; saper opporsi agli interessi degli imprenditori-editori per cui si lavora; riconoscere di aver sbagliato, quando succede.

E’ la prima bozza di ‘’giuramento’’ che Pratellesi suggerisce, ricordando che, naturalmente, il problema non è solo ‘’il potere esterno’’, come racconta in un articolo per il Guardian, ripreso da Internazionale in edicola, Monbiot.

“La forza che più condiziona i giornalisti? Gli interessi dei padroni dei giornali”.

Basta questo a svelare la grande bugia dell’indipendenza dell’informazione – osserva Pratellesi – .Volendo giornali asserviti ai propri interessi extra editoriali, gli stessi azionisti stanno lentamente uccidendo le loro aziende, un tempo floride e prosperose perché credibili presso il pubblico. Se lo scopo principe del giornalismo è vigilare e controllare gli abusi di potere nell’interesse dei cittadini, si capisce perché i giornali siano da tempo caduti in una crisi apparentemente irreversibile.

Lo scandalo del News of the World – sottolinea Pratellesi – ha fatto emergere con drammatica evidenza tre punti critici:

1. La perdita di credibilità presso l’opinione pubblica dei giornali e dei giornalisti, pronti a tutto pur di portare a casa un titolo;

2. Il pericolo rappresentato dalle grandi concentrazioni editoriali per le democrazie;

3. La corruzione di chi dovrebbe servire i cittadini (politici, forze dell’ordine, giornalisti) e invece manovra indisturbato per interessi personali.

Ed ecco, sempre in tre punti, la prima bozza (‘’da discutere e da migliorare’’) del giuramento, che Pratellesi propone:

1. “Il nostro obiettivo è vigilare sul potere. Racconteremo le storie che ne svelano gli interessi. Saremo prudenti nei rapporti con i ricchi e i potenti e non cercheremo di ingraziarci politici o imprenditori”.

2. “Sapremo opporci agli interessi degli imprenditori per cui lavoriamo. Non accetteremo soldi per diffondere opinioni”.

3. “Riconosceremo il peso del potere che abbiamo e le sue origini. Metteremo in discussione noi stessi. Quando capiremo di aver sbagliato, lo ammetteremo”.

Poche, semplici regole, ma sensate. Non so se il giuramento potrà essere la soluzione o rivelarsi utile. Ma è certo – conclude Pratellesi  – che il giornalismo, se veramente vuole salvarsi, debba ripartire dal rapporto con i lettori. Non ci sono scorciatoie. Non ci sono altri padroni.

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