UK: sale la tensione tra media e polizia, timori per la libertà di stampa

| 10 settembre 2011 |

guardian

L’ interrogatorio da parte di Scotland Yard di una crionista del Guardian in circostanze anomale hanno sollevato la preoccupazione per una progressiva  criminalizzazione dei contatti tra giornalisti e fonti anonime – Il sindacato lancia l’ allarme: è in gioco il principio giornalistico fondamentale del rapporto fiduciario e della riservatezza sulle fonti

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(a. f.) – Dopo la proposta di chiudere a intermittenza i social network e la pretesa di ottenere dai media tradizionali il materiale relativo ai disordini che hanno allarmato il Regno Unito qualche settimana fa, si riaccende la polemica tra i media e le forze dell’ordine di Sua Maestà.

Questa volta la miccia è l’interrogatorio di una giornalista del Guardian in merito ad una presunta fuga di notizie relativa alle indagini sul caso News of the World, episodio che ha innescato le critiche del National Union of Journalists, il sindacato nazionale dei giornalisti inglesi.

È emerso – racconta il Guardian – che la giornalista Amelia Hill – coinvolta in diverse rivelazioni da parte del Guardian in merito alle intercettazioni che hanno segnato il caso che vede coinvolta la testata del gruppo del magnate Ruport Murdoch – sia stata ascoltata formalmente dalla polizia in circostanze che hanno sollevato preoccupazione in merito ai tentativi di criminalizzare i contatti tra giornalisti e fonti anonime.

Il mese scorso un agente di polizia è stato arrestato per una presunta fuga di notizie relative all’indagine sulle intercettazioni condotta da Scotland Yard. All’epoca vi era motivo di credere che il funzionario avesse passato informazioni al Guardian, che ha risposto con un secco “no comment sulle fonti del nostro giornalismo”.

Secondo Michelle Stainstreet, segretario generale sindacato, vi è “in gioco un principio giornalistico fondamentale”. “È scandaloso”, ha proseguito Stainstreet, “che un’accusa di contatti anonimi sia trattata come materia criminale”, sottolineando la “netta distinzione tra colloqui legittimi cosiddetti off-the-record e l’illegittimo pagamento di mazzette”.

Martin Moore, direttore del media watchdog Media Standards Trust, sostiene che alla luce dello scandalo-intercettazioni assume “crescente importanza sostenere e difendere il giornalismo nell’interesse pubblico”. Moore afferma anche che “non è il momento di minacciare il giornalismo che agisce nel pubblico interesse” attraverso azioni di polizia che portano all’interrogatorio di giornalisti come Hill.

HillL’ interrogatorio di Amelia Hill in relazione ad un’indagine su presunte fughe di notizie è stato confermato da un comunicato stampa del Guardian, secondo cui il caso potrebbe avere ripercussioni durature sui rapporti tra giornalisti e funzionari di polizia. “I giornalisti”, si legge nel comunicato, “sarebbero senz’ altro preoccupati se la polizia tentasse di criminalizzare i contatti tra fonti anonime e giornalisti”.

Sebbene la testata britannica abbia manifestato di non volersi esprimere in merito ad alcuna fonte riservata in particolare, un portavoce del giornale a dichiarato che Hill non ha mai pagato un funzionario di polizia in cambio di informazioni.

Le indagini della polizia sulla fuga di notizie relative alla vicenda Operation Weeting (quella che riguarda il caso News of the World, per intenderci)sono in corso da diverse settimane.

Nel frattempo, Raoul Simons, vice-redattore della sezione dedicate al calcio del Times, è stato arrestato portando a 16 il numero di persone detenute in merito all’indagine sulle intercettazioni telefoniche.

Simons, che è stato tratto in arresto alle 5:55 del mattino perché sospettato di aver preso parte alle intercettazioni, è ora fuori su cauzione fino a data da destinarsi a ottobre. Le modalità del suo arresto violerebbero il Criminal Law Act, una legge del 1977 che definisce il reato di cospirazione secondo il diritto inglese.

L’interrogatorio di Hill giunge tra crescenti pressioni affinché si ponga un freno ai contatti tra i funzionari di polizia ed i giornalisti, in seguito allo scandalo sulle intercettazioni che ha travolto News of the World – e che oggi configura più ampie accuse di “presunta corruzione e abuso di potere” nelle relazioni della polizia con i media, in virtù della ventilata cessione della directory telefonica di Buckingham Palace all’ormai chiuso tabloid Sunday.

Alla luce di questi eventi (e dell’attività di un gruppo di lavoro volto a definire le modalità con cui la polizia si relaziona ai giornalisti), sono al vaglio ipotesi che vorrebbero introdurre la registrazione ufficiale da parte di un addetto stampa delle comunicazioni tra funzionari di polizia.

L’interrogatorio della Hill, inoltre, ricorda il caso che la polizia montò contro Sally Murrer, giornalista del Milton Keynes Citizen, ed Mark Kearney, ex investigatore di polizia della Thames Valley, espulso dal corpo in seguito alle accuse di aver fornito informazioni riservate a Murrer. Lo smantellamento del caso è stato largamente accolto come una vittoria della libertà giornalistica.

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