Tweetminster, un termometro politico basato sui tweet

| 2 dicembre 2011 |

tweetminster

In una intervista all’ Osservatorio europeo di giornalismo, Alberto Nardelli racconta la sua esperienza londinese e spiega come funziona questa piattaforma, una sorta di aggregatore di tutto quello che viene ‘cinguettato’ sulla politica attraverso i tweet di blogger, osservatori, giornalisti, testate e politici in prima persona –  I post, dopo essere stati organizzati, diventano messaggi sul portale che, come un quotidiano, si aggiorna tramite un software che analizza i dati

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Misurare la “temperatura” del dibattito politico analizzando il flusso dei tweet, per aiutare individui e organizzazioni a trovare le notizie più importanti e rilevanti attorno ai loro interessi personali e professionali”. E’ l’ obbiettivo di Tweetminster, una piattaforma messa a punto nel Regno unito da un italiano, Alberto Nardelli, che dal 2008 – come racconta lui stesso in una intervista a Ejo – aveva capito che qualcosa si stava muovendo e che Twitter poteva diventare quello che poi è effettivamente diventato.

Così Nardelli ha messo a punto Teweetminster, che aggrega tutto ciò che viene ‘cinguettato’ sulla politica, raccogliendo i tweet di blogger, osservatori, giornalisti, testate e politici in prima persona. I post, dopo essere stati organizzati, diventano messaggio sul portale che, come un quotidiano, si aggiorna tramite un software che analizza i dati.

Oltre a fornire notizie e a fungere da analizzatore di trend, il sito – rileva Ejo – può servire anche come raccoglitore dati per la statistica: il flusso di tweet sulle inclinazioni di voto alle elezioni, per esempio, può fornire una base più capillare e ampia di dati rispetto ai metodi utilizzati abitualmente per i sondaggi politici.

Nel 2010 Tweetminster ha collaborato con il Guardian in occasione delle elezioni mentre nella campagna elettorale 2009-2010 è riuscito a intervistare Gordon Brown. Per la Reuters, invece, Nardelli ha inventato due sistemi a pagamento sugli aggiornamenti relativi alla Formula 1 e all’economia.

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