Social media e rivolte in Nord-Africa, non ci sono solo Fb e Twitter

| 23 dicembre 2011 | Tag:, , , , , , ,

Ushahidi

In una tesi di laurea uno studente padovano analizza in maniera molto approfondita il ruolo chiave che i network sociali hanno avuto nella ‘’primavera araba’’ mettendo in risalto il grosso contributo offerto anche da una terza piattaforma sociale, Ushahidi, che peraltro è nata proprio in Africa – Utilizzato soprattutto in Egitto per condividere informazioni, localizzate geograficamente su mappe, sul numero delle vittime, sugli aiuti necessari ai manifestanti e sul posizionamento dei vari checkpoint  il software creato nel 2007 da Ory Okolloh in Kenya è diventato un efficace strumento di lettura delle situazioni di crisi a livello internazionale

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Diffusione dei contenuti sia all’ interno del paese che verso l’ esterno e coordinamento delle azioni di protesta.

Il ruolo chiave dei social media, Twitter e Facebook in particolare, nelle rivolte del nord-Africa è stato costantemente sottolineato in questi mesi da tutti i media ma il lavoro che qui presentiamo (una tesi di laurea di uno studente padovano) offre un grosso contributo in più in termini di approfondimento, raccontando come concretamente i network sociali hanno svolto una funzione informativa e logistica essenziale per lo sviluppo degli avvenimenti.

’La generazione che sta cambiando il Nord Africa. Le rivolte di Tunisia ed Egitto e il ruolo dei social media’’ (questo il titolo della tesi con cui Andrea Bortolan si è laureato in Scienze della comunicazione a Padova col professor Raffaele Fiengo) consente tra l’ altro di allargare il ventaglio degli strumenti utilizzati dai cittadini in rivolta a una terza piattaforma sociale, che tra l’ altro è nata proprio in Africa (in Kenya), Ushahidi, rimasta sempre un po’ nell’ ombra nelle ricostruzioni della ‘’primavera’’ araba fornite dai media mainstream e non (è appena stato pubblicato sull’ International Journal of Communication ’The Revolutions Were Tweeted: Information Flows During the 2011 Tunisian and Egyptian Revolutions’’, uno studio dedicato solo a Twitter)

Ory-Okolloh

Bortolan dedica alcuni paragrafi della sua tesi proprio a Ushahidi, raccontando come quel software – creato da Ory Okolloh (nella foto), avvocato di Nairobi con studi negli Usa e grande appassionata di web, per consentire agli utenti della rete di fornire aggiornamenti in tempo reale sugli scontri scoppiati nel paese dopo le elezioni politiche del 2007 – sia stato utilizzato soprattutto in Egitto per condividere informazioni, localizzate geograficamente su mappe, sul numero delle vittime, sugli aiuti necessari ai manifestanti e sul posizionamento dei vari checkpoint. E segnalando come esso sia diventato un efficacissimo strumento di lettura delle situazioni di crisi, oltre che di comunicazione fra i gruppi di insorti a fini di difesa.

Da quando è stato messo online – ricostruisce la tesi -, Ushahidi ha mappato gli scontri xenofobi in Sudafrica, i massacri di Gaza per Al Jazeera, la guerra civile in Congo, il terremoto del Cile, le elezioni in Afghanistan e in India, il terremoto di Haiti e lo tsunami che ha colpito il Giappone nel gennaio del 2011, ma anche tanti altri eventi che hanno lasciato tracce meno marcate nella memoria globale.

In poco tempo Ushaidi è diventata la piattaforma di riferimento a livello mondiale per la mappatura delle crisi, dei disastri naturali e delle insurrezioni popolari. Il software viene tutt’ora utilizzato in 128 paesi. Non è quindi un caso che alle mappe di Ushahidi sia ricorso anche lo stesso Washington Post, alle prese con “Snowmageddon”, la tempesta di neve che ha investito l’East Coast nell’inverno 2010: nel mondo libero della rete può accadere che uno dei principali quotidiani della capitale americana usi un software open source africano per segnalare che “a tutt’oggi nessuno ha spazzato il marciapiede di Pennsylvania Avenue dalla Settima alla Nona North West”.

Ecco come Bortolan presenta il suo lavoro

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Lsdi-Tesi-Bortolan‘’La generazione che sta cambiando il Nord Africa. Le rivolte di Tunisia ed Egitto e il ruolo dei social media’’

di Andrea Bortolan
(bortoand@gmail.com)

Con questa tesi di laurea ho voluto sottolineare l’importanza della comunicazione, in particolare quella delle piattaforme social network (ma non solo), in un contesto di crisi governativa. La mia attenzione si è focalizzata in particolare sul contesto della “Primavera Araba” che ha visto milioni di cittadini, giovani e meno giovani, protestare in piazza chiedendo concessioni in senso liberale alla propria classe politica. L’analisi ha riguardato in particolare le rivolte di Tunisia ed Egitto, che hanno portato alla fine delle ultra ventennali Presidenze di Mubarak e Ben Alì.

In Tunisia la copertura mediatica dei fatti, eccezion fatta per Al Jazeera, è ricaduta sulle spalle del web, che ha rivestito il duplice ruolo di diffusore dei contenuti all’interno del paese e verso l’esterno e di coordinatore delle azioni di protesta:

Ho visto con i miei occhi un ragazzo di diciassette anni con un proiettile nel femore sinistro e una frattura scomposta, picchiato come un cane per un’ora. I poliziotti lo hanno gettato in bagno e ci hanno urinato sopra” (Post di Mohammed inserito su Facebook dal pronto soccorso di Tunisi).

Per quanto riguarda l’Egitto, grazie ai risvolti conseguenti a quella che è stata definita la “Rivolta del Gelsomino”, l’attenzione dei media tradizionali è stata massima sin dal 25 Gennaio, primo giorno delle manifestazioni in piazza Tahrir, ma non meno brutale è stata la violenza esercitata dalle forze dell’ordine contro i manifestanti:

 

“ Dopo due giorni di proteste i gas lacrimogeni sono come aria fresca, i proiettili di gomma gocce di pioggia, le manganellate massaggi rilassanti” (Tweet scritto il 27 Gennaio dall’utente @Ahmed).

Una volta compreso l’effettivo potere della comunicazione nel web, vero e proprio propellente per i manifestanti, entrambi i governi hanno cercato di correre ai ripari. In Tunisia gli hacker governativi hanno tentato, con una vera e propria operazione di “phishing”, di trafugare le identità online di diverse migliaia di utenti dai loro account Facebook, Gmail e Yahoo. L’Egitto ha fatto ancora di più, procedendo con il blocco totale delle connessioni, che ha tenuto isolati gli egiziani per circa dieci giorni.

Il bavaglio ad Internet tuttavia non ha impedito agli egiziani di trovare forme alternative di comunicazione spostando il baricentro su altri tipi di piattaforme. L’applicazione “Speak to Tweet” creata da Twitter in associazione con Google, permetteva ai manifestanti di chiamare dei numeri internazionali e lasciare delle testimonianze vocali, e parallelamente. con un’intensa attività di volantinaggio, si spiegava alla popolazione come equipaggiarsi per le manifestazioni e come evitare gli accerchiamenti da parte delle forze dell’ordine.

Le piattaforme social network in certi casi possono rappresentare vere e proprie “agorà” a partire dalle quali si organizza la società civile. La gente riesce comunque a pianificare le proprie attività, anche quando vi è la mancanza di un ente che organizza la loro vita. Così è successo anche per tunisini, nei giorni successivi alla caduta di Ben Alì, alle prese con il pericolo di rappresaglie da parte della polizia:

Per aiutare le forze dell’ordine nella loro missione, si consiglia a tutti i tunisini di organizzarsi in “comitati di vigilanza di quartiere” composti da gruppi di cinque o sei persone armate (di bastoni, spranghe o altro) in grado di vigilare su un massimo di tre o quattro isolati. Abbiamo bisogno di capigruppo in contatto telefonico con i comitati vicini. Si consigliano turni di guardia di due o tre ore a rotazione per permettere a tutti di riposare. Una volta terminato il coprifuoco, sarà gradito dalle forze armate di stanza vicino a voi fornire bevande e cibo caldo. Per favore fate circolare” (Appello divulgato su Facebook da Hisham Ben Khamsa).

Il popolo egiziano ha invece trovato in Ushaidi, portale creato in Kenya nel 2007 appositamente per gestire le situazioni d’emergenza, un prezioso alleato che ha permesso di condividere informazioni sul numero delle vittime, sugli aiuti necessari ai manifestanti e sul posizionamento dei vari checkpoint, sfruttando un sistema di mappatura del territorio e catalogazione delle segnalazioni lanciate via sms, email, o con altre piattaforme interattive:

URGENTE: Donazione di sangue

01:23, 14 febbraio 2011 Cairo Specialized Hospital

Categoria: Aiuti necessari Report affidabile

Ricerchiamo urgentemente quattro sacche di sangue B negativo

Paziente in coma e in emorragia da tre giorni, cause sconosciute … Per favore  rispondere velocemente

Per quelli che vogliono donare:

Luogo: Cairo Specialized Hospital

(Report estratto dal portale “Open Egypt” che ha sfruttato le mappe di Ushaidi).

A questo punto verrebbe da dire che queste siano state le “Rivoluzioni di Facebook o di Twitter” (per certi versi sarebbe come definire la Rivoluzione francese la “Rivoluzione della stampa”). La comunicazione è stata e sarà sempre uno strumento la cui forza dipende dall’uso che ne viene fatto dalle persone. In questo caso è stata la gente, scendendo in piazza, a cambiare il proprio destino: web e social network si sono senza dubbio rivelati degli alleati preziosi.

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La Tesi completa è qui

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