Quotidiani: 519 milioni di copie al giorno
I lettori (per ora) sono più numerosi degli internauti

| 13 ottobre 2011 | Tag:, , , , ,

Vienna

Secondo gli ultimi dati di WAN-IFRA, l’ associazione mondiale degli editori e stampatori di giornali (che sta celebrando il suo Congresso annuale a Vienna), le testate quotidiane nel 2010 erano salite a 14.853, con una media di 17.000 copie giornaliere diffuse a titolo – La lettura del quotidiano rappresenta l’ 8% del tempo di consumo dei media, ma il mezzo raccoglie il 20% di tutti gli investimenti pubblicitari – Le cose però si stanno complicando anche perché non c’ è più corrispondenza fra cicli economici e andamento della pubblicità- I ricavi della pubblicità digitale non riescono a compensare le perdite della carta stampata.  – I social media stanno cambiando il concetto e il processo di raccolta e diffusione dei contenuti. Ma nell’ arena dei media sociali non si è ancora riusciti a trovare dei modelli economici efficaci

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Il numero di lettori dei quotidiani, su scala mondiale, continua ad essere superiore a quello degli utenti di internet, almeno per il 20%. I primi, in un giorno medio, raggiungono 2,3 miliardi di persone, contro 1,9 miliardi di internauti giornalieri.

Sono i dati che fanno da sfondo al Congresso dell’ Associazione mondiale dei giornali e degli editori (World Association of Newspapers and News Publishers/WAN-IFRA), in corso a Vienna.

‘’La diffusione dei quotidiani è come il sole: cresce ad est e cala ad ovest’’, ha spiegato Christoph Riess, CEO di WAN-IFRA, presentando oggi pomeriggio l’ edizione 2011 di World Press Trend, l’ analisi annuale sull’ evoluzione della stampa e dell’ editoria nel mondo.

Il Rapporto di quest’ anno – spiega una nota di Wan-Ifra – mette in rilievo, in particolare, i seguenti elementi:

– Il  consumo dei media varia profondamente nelle varie parti del mondo. La diffusione della stampa è in crescita in Asia ma declina nei mercati maturi dell’ Occidente.

– Il numero delle testate è stabile

– Il declino è molto rilevante soprattutto nel settore della stampa gratuita. ‘’La bolla della free press è finita’’, ha commentato Riess.

– Per gli inserzionisti i quotidiani sono varie volte più efficaci degli altri media.

– I quotidiani raggiungono più persone di interret. In un giorno normale i giornali hanno un numero di lettori del 20% superiore a quelli della Rete.

– I ricavi della pubblicità digitale non riescono a compensare le perdite della carta stampata.

– I social media stanno cambiando il concetto e il processo di raccolta e diffusione dei contenuti. Ma nell’ arena dei media sociali non si è ancora riusciti a trovare dei modelli economici efficaci.

– L’ industria della notizia è diventata soprattutto un continuo aggiornamento, monitoraggio, filtraggio e riconfezionamento delle informazioni.

– Il giornalismo digitale è diverso dalla tradizionale editoria giornalistica.

Il tempo diminuisce

“I quotidiani hanno sempre avuto una percentuale abbastanza bassa del tempo dedicato dai cittadini ai media rispetto agli alti ricavi pubblicitari che essi producono’’, ha detto Riess. La loro lettura rappresenta l’ 8% del tempo di consumo dei media, ma raccolgono il 20% di tutti gli investimenti pubblicitari.

Ma le cose si stanno complicando. I lettori passano frequentemente da un media all’ altro, hanno molte più possibilità di scelta, leggono il giornale meno spesso. ‘’E quindi dobbiamo impegnarci molto di più per attirarli e mantenere la loro fedeltà’’, ha aggiunto il CEO di Wan-Ifra.

Il consumo di internet sta crescendo fortemente a livello mondiale, a spese soprattutto del broadcasting. Il consumo di radio, ad esempio, in termini di minuti al giorno è sceso del 23% dal 2006, mentre quello della carta è sceso del 7%.

Il Rapporto mette in rilievo una trasformazione strutturale nel rapporto fra pubblicità e ricavi dei quotidiani, nel senso che non ci sarebbe più una corrispondenza diretta con l’ andamento del Pil e dell’ economia. Nel ventennio prima del 2001 i ricavi pubblicitari crescevano più del Pil nei periodi di rialzo e diminuivano di meno del Pil durante le crisi. Questo non si è più verificato a partire dal 2001, quando nei periodi di crescita dopo la crisi l’ aumento dei ricavi pubblicitari non è andato di pari passo.

La diffusione: 519 milioni di copie al giorno

La diffusione dei quotidiani è calata dai 528 milioni di copie giornaliere del 2009 a 519 milioni, con una diminuzione del 2%. Ma quello che hanno perduto i giornali non è stato compensato dall’ aumento dei lettori digitali. In ogni caso, i quotidiani raggiungono 2,3 miliardi di persone ogni giorno, il 20% in più dell’ 1,9 miliardi di lettori digitali.

L’ importante comunque non sono i numeri in loro stessi. ‘’I lettori sono molto più irregolari – ha detto Riess -, e nel digitale è la stessa cosaa. Il problema non sono i visitatori ma la frequenza e la permanenza’’. Cosa che richiede – ha aggiunto – una riconsiderazione dei modelli di abbonamento e dei sistemi per convincere i lettori a ritornare.

Nei paesi della zona Asia-Pacifico, la diffusione dei quotidiani è aumentata del 7% fra il 2009 e il 2010, e del 16% in 5 anni. Anche l’ America Latina ha visto un aumento della diffusione – il 2% nell’ ultimo anno e il 4,5% nel quinquennio.

Ma cali si sono registrati in Europa – meno 2,5% anno su anno e 11,8% su 5 anni in Europa occidentale; e meno 10% nel quinquennio nei paesi del centro e dell’ est europeo.

Il calo è stato molto più netto nel Nord America, dove i giornali hanno perso un 11% fra il 2009 e il 2010 e il 17% su 5 anni.

Il numero delle testate è cresciuto di 200 titoli nel 2010, toccando ora il tetto di 14.853, ma il tasso di crescita è in rallentamento dal momento che gli editori chiudono le testate improduttive e i giornali gratuiti diminuiscono dovunque nel mondo. Tutto questo è particolarmente accentuato nell’ Europa orientale, dove la conquistata libertà di espressione ha portato la creazione di numerose testate che non erano economicamente sostenibili. Il numero di testate è diminuito del 4% nei paesi dell’ Europa dell’ est nel 2010 e dell’ 8% negli ultimi 5 anni.

I gratuiti hanno ricevuto un duro colpo nel 2010 con un calo della diffusione da 34 milioni di copie del 2008 a 24 miloni. La ”bolla” è scoppiata, dice Riess. ”In molte città erano state lanciate troppe testate, si era scatenata una vera e propria guerra fra giornali. Ora il mercato è maturo e sebbene il numero di titoli sia sdceso, ci sdono ancora delle opportunità.

Tra l’ altro, ha notato il Ceo di Wan-Ifra, las free press has savuto un impatto notevoler sui giovsani lettori. ”I quotidiani gratuiti hanno aggiunto energia alla nostra iundustria – ha osservato -. Incoraggiando le ultime generazioni a leggere il giornale e questo è stato un fatto positivo”. Delle ricerche sui lettori nelle maggiorio città europee dove erano disponibili quotidiani gratuiti mostrano che l’ audience fra i 15 e i 24 anni è 50% più alta per i gratuiti che per quelli a pagamento.

Il paese in cuji si leggono più quotdiani è l’ Islanda, col 96 per cento della popolazione che legge almeno un quotidiano, seguita da Giappone(92%), Norvegia, Svezzia e Svizzera (82), Finlandia e Honmg Kong (80). Il Giappone è in testa per numero di copie vendute, con una diffusione media di 461.000 copie per singola testata. Segue l’ Austria, con 162.000 copie per titolo.

Complessivamente, la diffusione media a livello mondiale è di circa 17.000 copie a testata.

Pubblicità: la tv resta ancora il veicolo principale

La televisione continua ad essere il principale veicolo pubblicitario, con una spesa totale di 180 miliardi di dollari nel 2010. Al secondo posto i giornali, con 97 milioni, seguiti da internet (62 mld), I magazine (43) e la radio (32).

Ma i quotidiani si piazzano dietro internet e tv per quanto riguarda la crescita degli investimenti: la pubblicità sull’ online è cresciuta del 22% in Asia nel 2010, rispetto all’ 11% della tv e al 3% dei quotidiani. In Europa gli investimenti pubblicitari su internet sono cresciuti del 14%, contro il 9% della tv, mentre le spesa è calata dell’ 1% sui quotidiani.

In Sud America, la crescita della pubblicità su internet è stata del 31%, mentre per la tv del 19% e per i giornali del 6%.

Nel Nord America la pubblicità su internet è aumentata del 13% e quella della tv dell’ 8%, mentre quella sui quotidiani è scesa del 9%. Negli Stati Uniti l’ online ha superato i giornali e in Europa e in Asia si appresta a raggiungerli.

Pubblicità: calano i ricavi

I ricavi pubblicitari hanno subito un forte colpo a causa della recessione globale, ma nel 2010 il declino ha rallentato. Globalmente I ricavi sono calati del 23% nel quinquennio ma solo del 3% nell’ ultimo anno.

In Nord America il calo è stato del 17% su cinque anni ma un aumento dell’ 1% nel 2010. In Europa occidentale la diminuzione è stata del 12% nell’ ultimo quinquennio e del 2% l’ anno scorso. L’ Europa orientale ha visto un calo del 3% negli ultimo 5 anni e un altro 3% nel 2010. In Asia-Pacifico, nel quinquennio i ricavi pubblicitari erano caduti dell’ 1%, mentre l’ anno scorso il calo è stato del 4%. In America latina il declino è stato del 23% nel quinquennio e del 3% l’ anno scorso.
Mobile vs. Internet

Cosa offre un modello economico più interessante, internet o il mobile? Anche qui dipende dai mercati, spiega Riess, che presentano situazioni diverse su scala mondiale.

In Russia, ad esempio, la penetrazione del mobile è del 130% rispetto al 30% per internet, e quindi è chiaro che il primo offre delle opportunità migliori. Lo stesso succede in India, dove il 60% del miliardo di abitanti possiede un cellulare. Negli Stati Uniti, dove la penetrazione di entrambi è molto alta, engtrambe le piattaforme offrono buone opportunità.

Il modello pubblicitario sul digitale ormai è ben assestato – ha aggiunto – ma il grosso dei ricavi va ai motori di ricerca – solo a Google va il 65%.

Sulla piattaforma mobile il modello dei contenuti a pagamento è stabilizzato, visto che gli utenti accettano contratti mensili, carte prepagate e applicazioni a pagamento. Ma anche qui, i nuovi player – Apple e le aziende di telecomunicazione – intercettano la maggior parte dei ricavi. ‘’Se noi dei giornali non stiamo attenti, ci soffieranno l’ affare’’, ha spiegato Riess.

“In ogni caso – ha concluso – non si tratta di vedere se prevale l’ uno o l’ altro: ci saranno semmai modi diversi di usare i canali e degli dispositivi ibridi , come i tablet, che useranno sia il modello a pagamento che quello pubblicitario. Ogni azienda deve guardare al suo target e definire come raggiungerlo meglio. E questa operazione deve essere ripetuta costantemente’’.

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