Pubblicità: parassitismo sui social network

| 9 luglio 2011 |

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Usare i flussi imponenti di messaggi su Twitter in occasione di grandi avvenimenti – come le rivolte in Egitto o i bombardamenti in Libia – per farsi pubblicità.

Negli Usa lo chiamano hashtag hijacking: ‘’dirottare’’ a proprio favore i grandi volumi di notizie e interventi su hashtag di Twitter significativi (per es.’’ #cairo’’) per pubblicizzare, ad esempio, una nuova linea di abbigliamento.

Ne aveva parlato nel febbraio scorso Myweb2.o.it raccontando come uno stilista americano, Kenneth Cole, avesse forzato tanto la mano da ‘’bruciarsela’’ quasi: nel tweet riprodotto in alto aveva addirittura insinuato, con un umorismo che sapeva molto di parassitismo estremo, che i tumulti di piazza in Egitto fossero legati alle voci sulla disponibilità della sua collezione primaverile.

Successe però che una marea di persone senza il suo humour si infuriarono – raccontava Myweb2.0 -: solo nella prima ora si erano contati circa 1.500 re-tweet negativi. La notizia fece rapidamente il giro del web e dei principali portali di informazione. Tanto che Kenneth Cole dovette cancellare il tweet della discordia e scriverne un altro di scuse.

La lezione non ha avuto evidentemente effetto, tanto che, qualche giorno fa, Myweb2.0 segnala e documenta un caso analogo, questa volta made in Italy.

E’ il calzaturificio Hogan questa volta a fare hashtag hijacking, utilizzando vari temi, dai bombardamenti ad Angiolina Jolie a Lampedusa.

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