Paywall a catena negli Stati Uniti

| 23 agosto 2011 |

Paywall

La tendenza dei quotidiani a far pagare i contenuti online si raffrorza, come dimostrano le decisioni di gruppi editoriali grossi e piccoli, da MediaNews Group a Lee Enterprises, ed arriva anche nelle Hawaii –Ma il paywall, da solo, non basterà: oltre al sostegno dei lettori fedeli, le testate hanno bisogno di innovazioni nella pubblicità, nel marketing, nei prodotti per la mobilità, nella creazione di eventi e nei servizi b2b

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La tendenza dei quotidiani a far pagare i propri contenuti online continua, almeno negli Stati Uniti, come dimostrano i programmi per l’ istituzione di paywall messi a punto da MediaNews Group, secondo quanto riporta PaidContent.Org reports.

Il gruppo, a cui fanno capo 57 quotidiani in 11 stati, ha cominciato ad introdurre l’ accesso a pagamento in 23 testate piccole e medie pubblicate in California, Pennsylvania, New Mexico, Massachusetts e Vermont, seguendo un modello ”metered” (su misura), analogo a quello istituito dal New York Times. Gli abbonati all’ edizione a stampa pagheranno 1,99 dollari al mese – o 19,99 dollari all’ anno -, mentre per i non abbonati alla carta il costo sarà di 5,99 dollari al mese – o 59,99 dollari all’ anno.

La decisione di MediaNews – segnala il Knight Center – segue quella analoga presa il primo agosto da un altro gruppo editoriale, la Lee Enterprises, di introdurre un paywall per alcuni dei suoi quotidiani del Montana.

Anche alle Hawaii è stata presa una iniziativa analoga da parte dell’ Honolulu Star-Advertiser.

Su Lsdi abbiamo appena pubblicato il capitolo del Rapporto della CJR sul giornalismo digitale relativo ai paywall, mentre il punto generale della situazione in Usa viene fatto qui: More U.S. newspapers installing paywalls.

Intanto su Poynter Jeff Sonderman compie un’ analisi dell’ esperienza del New York Times, spiegando che, anche se le cose sembrano andar bene per la ‘’signora in grigio’’, il paywall, da solo, non basterà, dal momento che, come hanno rilevato tanti osservatori, il giornalismo professionale non è mai stato un business in grado di sostenersi da solo.

Che fare?  Le testate giornalistiche – ripete Sonderman (per l’ ennesima volta)  –, oltre al sostegno dei lettori fedele, hanno bisogno di innovazioni nella pubblicità, nel marketing, nei prodotti per la mobilità, nella creazione di eventi e nei servizi business-to-business.

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