Open Data, crescono i portali e la sperimentazione

| 18 novembre 2011 | Tag:, , ,

OpenDataDall’ Epsi (European Public Sector Information) un Report sullo stato del Movimento per la ‘’liberazione’’ dei dati dopo il recente Data Camp di Varsavia – Un netto miglioramento rispetto all’ anno scorso – Il ruolo degli ‘’attivisti dei dati’’- La necessità di modelli comuni e condivisi – L’ Italia ancora nettamente ai margini

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(a cura di Andrea Fama)

A seguito dell’ Open Government Data Camp di Varsavia, David Eaves, uno dei maggiori esperti del settore, ha pubblicato un breve report sullo stato dell’ arte del movimento per gli Open Data a livello internazionale.

Rispetto ad un anno fa, Eaves riscontra un netto miglioramento, traducibile nei seguenti punti:

1. Più portali di Open Data

Ad oggi sono oltre 50 i portali governativi a raccogliere i dati della Pubblica Amministrazione, e in molti si stanno aggiungendo all’elenco (vedi, ad esempio, i casi italiani di Dati.gov.it e Wikitalia, lanciati quasi contestualmente a metà ottobre – ma non c’è il rischio di sovrapposizione e dispersione della forza d’urto delle iniziative?, ndr)

2. Maggiore comprensione e crescita della domanda

L’ aumento dei portali è correlato alla crescita del numero di funzionari pubblici interessati all’ Open Data. In pratica, piuttosto che strillare da in cima a un tetto l’importanza di una politica dei dati aperti, oggi si è invitati a parlarne nelle “sale del potere”.

3. Crescente sperimentazione

Sempre più aziende e organizzazioni si stanno tuffando nel settore dei dati aperti, generando sperimentazioni, progetti e prodotti sorprendenti (vedi . ScraperWiki, DataHub, BuzzData, Socrata, Visua.ly, ecc.).

Eaves rilancia anche sul contributo che il movimento dell’Open Data sta offrendo a funzionari pubblici, politici, imprenditori e cittadini al fine di immaginare un futuro diverso, più efficiente e coinvolgente.

Questo primo successo implica anche un cambio di ruolo per gli attivisti dei dati (potremmo chiamarli DATtivistI?).

Esternamente, il ruolo degli attivisti ha acquistato rilevanza. I fallimenti delle istituzioni sono riscontrabili un po’ ovunque. La consapevolezza delle carenze istituzionali nei confronti dei cittadini assume le forme più variopinte (Indignados, Occupy Wall Street, Tea Party, la situazione italiana, ecc.), e pone l’ Open Data non come soluzione al problema, ma come parte della soluzione.

Parallelamente, da una prospettiva interna al movimento, si riscontrano posizioni ambivalenti in merito al coinvolgimento degli attivisti in una partita che si potrebbe definire politica. Da un lato, c’è chi questa partita è finalmente ansioso di giocarla; dall’altro, chi tentenna nel timore di essere “cooptato”. Secondo Eaves non si tratta di un bivio, ma di una linea sottile da percorrere con perizia e attenzione, con l’ obiettivo di aiutare i governi a compiere le scelte più opportune, senza per questo rinunciare ai propri principi. Tirarsi fuori, continua Eaves, significherebbe “ venire meno alle nostre responsabilità di cittadini e attivisti”.

Eaves evidenzia anche tre importanti traguardi da raggiungere per  una vera affermazione dell’Open Data.

1. La trappola della conformità

L’  Open Data non deve essere ridotto ad una questione di mera trasparenza o di conformità, ma deve piuttosto imporsi quale priorità naturale. I governi devono comprendere di essere organizzazioni che gestiscono dati e che, in quanto tali, devono trattare questo asset con lo stesso rigore con cui gestiscono gli asset fisici di uno stato, quali strade, ponti, ecc. I servizi di Open Data non si rivolgono solo ai cittadini, ma sono uno strumento sul quale i governi posso rimodellare i propri apparati politici ed i propri sistemi di IT.

2. I modelli

Lanciare portali su portali non favorirà la crescita dell’Open Data. Ciò che consentirà un’ effettiva crescita è la realizzazione di modelli comuni e condivisi che consentano di lavorare sui dati attraversando le diverse giurisdizioni. Non è un caso che i data set governativi più usati siano quelli relativi ai transiti, poiché standardizzati dalla General Transit Feed Specification (una misura che definisce format comuni per gli orari dei trasporti pubblici e le relative informazioni di natura geografica) condivisa in centinaia di giurisdizioni.

3. Ampliare il movimento

Nonostante i successi, il movimento è lontano dall’ aver raggiunto una massa critica. Basta porsi una semplice domanda: dove sono i vari United Way, Google, Microsoft, Salvation Army, Oxfam e Greenpeace? Più riusciamo a inserirci in network diversi, più alleati riusciamo a farci e più forti saremo.

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Le osservazioni di Eaves sono assolutamente condivisibili e aprono prospettive di grande rilevanza per la cultura dell’ Open Data e le sue applicazioni. L’ Italia, nonostante le iniziative sopra citate, rimane ancora ai margini dello scenario delineato nel report. Un maggiore impegno da parte di tutti gli attori coinvolti, pertanto, sarebbe auspicabile al fine di colmare il divario esistente con le altre realtà istituzionali e, soprattutto, di alimentare una cultura del dato aperto che attraversi trasversalmente tutte le fasce di interesse, da quella politica a quella associazionistica, passando per il mondo dell’ informazione e della società civile.

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