Non usare il nome di WikiLeaks invano

| 30 luglio 2011 |

Assange

Pigrizia e sciatteria professionale nell’ uso di paragoni del tutto scorretti nella sostanza – Un intervento di Agoravox ripreso anche dal sito ”Support Julian Assange”

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Non è bastato leggere incredibili paragoni tra Julian Assange e Spidertruman. Ora l’espressione «WikiLeaks all’italiana» viene impiegata per l’hackeraggio del Cnaipic ­– il Centro nazionale anticrimine informatico della polizia di stato – da parte di un gruppo legato ad Anonymous’’

La stupidità, la pigrizia e la sciatteria professionale di chi conia e utilizza questi paragoni è stata sottolineata anche da questo intervento di Fabio Chiusi su Agoravox, Non usare il nome di WikiLeaks invano, e ripreso integralmente da Support Julian Assange, un sito indipendente che si batte per la libertà di espressione e contro la censura, in un post dal titolo titolo identico.

Può sembrare un dettaglio, ma non lo è – osserva Agoravox -. Prima di tutto perché WikiLeaks non hackera alcun documento: si limita a pubblicare il materiale fornito in modo anonimo dalle proprie fonti.

In secondo luogo perché Anonymous e, soprattutto, LulzSec, già nel recente passato hanno pubblicato documenti sensibili (codici fiscali, password, numeri di telefono e altri dati personali) che non avrebbero mai passato il vaglio di WikiLeaks.

La differenza, anche dal punto di vista giuridico, è sostanziale: il primo è un crimine, il secondo attività giornalistica.

Non c’è nessuno «stile WikiLeaks», dunque, nel gesto del «gruppo di hacker che ha violato il cervello delle investigazioni informatiche italiane». Confondere le acque per un titolo a effetto è pericoloso, perché rischia di sfumare la distinzione. E non giova alla causa, sempre più bistrattata, di Assange e WikiLeaks. Oltre che – conclude Agoravox- a quella della buona informazione.

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