Non basta creare una app qualsiasi per conquistare la fedeltà dei lettori

| 24 settembre 2011 |

Apps

Molte testate giornalistiche rischiano di ripetere con le applicazioni per smartphone  e tablets lo stesso errore che avevano fatto con lo sbarco sul digitale, riproponendo contenuti già esistenti, senza fornire valore aggiunto e, soprattutto, senza considerare quali sono i problemi concreti degli utenti e come risolverli – In un articolo Jeff Sonderman, esperto di innovazione per il Poynter Institute,  suggerisce come realizzare strumenti efficaci, che forniscano valore aggiunto per gli utenti e, nello stesso tempo, rendano gli inserzionisti facilmente visibili

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a cura di Claudia Dani

L’ errore principale che fanno spesso le testate giornalistiche quando realizzano le applicazioni per dispositivi mobili come smartphone e tablet è quello di creare delle app che raccolgono unicamente i contenuti già presenti online e si limitano a riproporli in un’altra veste. Questo – osserva in un articolo su Poynter.org Jeff Sonderman , esperto di innovazione nei media –  non basta perché un lettore diventi fedele. In fondo ha la possibilità di leggere quelle stesse cose stando alla scrivania del suo ufficio…

Sonderman, al contrario, sottolinea come le app, per essere interessanti, devono servire a qualcosa. “Un’ app per definizione dovrebbe svolgere un compito, risolvere un problema. La maggior parte di esse non lo fa” – afferma – e così le redazioni perdono un’ opportunità che potrebbe portare molti lettori.

Ma ecco in particolare che cosa suggerisce di fare alle testate giornalistiche:


Individuare un problema (del lettore) e poi risolverlo

Bisogna iniziare con una analisi dei lettori. Chi sono? con quali problemi hanno a che fare? Bisogna usare l ’immaginazione. Chi è l’utente? a che cosa vuole giungere? quali ostacoli incontra lungo la strada? quali app o altri strumenti già esistono per risolvere quel problema? esiste un bisogno insoddisfatto? Una volta fatto questo, si è pronti a considerare quali strumenti  e caratteristiche l’app deve avere per risolvere il problema.

Qui alcuni esempi ipotetici:

  • per una città della costa, i lettori vorrebbero informazioni giornaliere sulla marea e sulle onde, sul tramonto e l’ alba. Si può costruire un’ app che diffonda questo tipo di informazioni.
  • in un ambiente cittadino in crescita economica, probabilmente i giovani professionisti vorrebbero indicazioni riguardanti i migliori posti per una cena o l’ aperitivo. Si può includere, all’interno di una app, una lista di ristoranti ‘cliccabil’ al posto di articoli occasionali su quello o quell’ altro ristorante.
  • all’interno di un’area metropolitana affollata, le persone hanno bisogno di avere in tempi brevissimi informazioni sugli orari del trasporto pubblico. Che si possono includere all’ interno dell’app.

Sonderman a questo punto osserva che “le testate devono sviluppare queste capacità all’ interno dei loro staff redazionali o affidarsi a risorse esterne.” Ecco che spunta una nuova competenza per i redattori o nuove figure professionali.

“Le app che ho realizzato, per iPhone e Android, quando ero al TBD, (una importante testata giornalistica locale dell’ area di Washington, ndr),  sono buoni esempi di quanto scritto.

Un altro esempio – racconta –  è RedEye, l’ applicazione del Chicago Tribune dedicata alla cultura e all’ intrattenimento.

Il Washington Post ha creato Going Out Guide, un’ app per iPhone che fa esattamente quello che dice – aiuta gli utenti a trovare bar, club e ristoranti. Il New York Times ha creato The Scoop, una app che aiuta i newyorkesi a trovare ristoranti, bar, caffè, negozi, ecc. E ancora il Times ha l’app Real Estate, nel campo delle compravendite immobiliari.”

Un’ osservazione molto interessante di Sonderman riguarda il fatto che, oltre alla fidelizzazione dei lettori, le app possono essere uno strumento interessante per gli inserzionisti. “Sono un valore anche per gli inserzionisti”, rileva, aggiungendo: “Ristoranti e negozi faranno di tutto per pubblicizzarsi alle persone che, in una mano, hanno i loro portafogli  e nell’ altra uno smartphone, mentre utilizzano un’app per decidere dove mangiare, fare shopping o vivere.”

“Costruire strumenti per il mobile utilizzando i dati non è così semplice come creare uno strumento di feed – conclude -. Ma se si stanno per spendere migliaia di dollari per lo sviluppo di una app, bisognerebbe impegnarsi un po’ di più nel realizzare uno strumento concreto, che aiuti a risolvere i problemi degli utenti e renda gli inserzionisti visibili.”

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