Nell’ era di Twitter l’ articolo è superato?

| 1 giugno 2011 |

Twitter-silhouette

Con la possibilità di copertura dei fatti in tempo reale, l’ articolo, la misura classica del giornalismo tradizionale, potrebbe non essere più necessario, ipotizza Jeff Jarvis, in un un post dal titolo provocatorio: ‘’L’ articolo come un lusso o un sottoprodotto’’ – Non sono d’ accordo, ribatte Mathew Ingram su Gigaom, ‘’ avremo sempre bisogno che qualcuno dia un senso ai flussi di informazioni  e li situi in un contesto. Probabilmente, anzi, ne avremo sempre più bisogno’’ –  Ma Jarvis protesta, sostenendo di essere stato frainteso

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Al tempo della ‘copertura’ dei fatti in tempo reale attraverso Twitter e gli altri social media l’ articolo, la forma classica del giornalismo tradizionale, potrebbe non essere più necessario. Lo ipotizza Jeff Jarvis, teorico di media  e docente in un post (un articolo?) a cui ha dato un titolo esplicito: ‘’L’ articolo come un lusso o un sottoprodotto’’ (The article as luxury or byproduct).

Ma – ribatte Mathew Ingram su Gigaom – ‘’non sono d’ accordo: se è vero che il giornalismo in diretta è tanto potente, avremo sempre bisogno che qualcuno dia un senso ai flussi di informazioni  e li situi in un contesto. Probabilmente, anzi, ne avremo sempre più bisogno’’.

Jarvis però protesta, sostenendo di essere stato frainteso.

Ecco le posizioni:

Ingram ricorda di essere stato un fan del modo con cui Twitter, Facebook, Flickr o Youtube hanno democratizzato la produzione di contenuti di tutti i tipi – giornalistici e non. Il fatto che i manifestanti di Piazza Tahrir, o quelli in Libia possano raccontare le proprie storie come cronisti invece di affidarsi ai media tradizionali è un fatto enormemente rilevante, commenta.

E aggiunge di essere pienamente d’ accordo col principio delle ‘’notizie come processo’’ che Jarvis e altri, fra cui Doc Searls e l’ esperto di media Terry Heaton, hanno promosso da diversi anni: l’ idea che non si tratti di un prodotto finito, un oggetto costruito con un approccio industriale all’ informazione, ma che il giornalismo sia ora  un processo continuo e per molti versi disordinato. Nella gran maggioranza dei casi, vengono riportate delle voci, che poi sono confermate o meno, mentre al contesto vengono aggiunti dettagli e retroscena, inserendo I commenti di osservatori ed esperti, e così via.

Per Ingram, l’ idea che Twitter o qualsiasi altra piattaforma di blogging possa sostituire I tradizionali elementi del giornalismo sembra del tutto lontana da questo processo (anche se – aggiunge – Jarvis non ritiene che Twitter possa sostituire il giornalismo, ma solo che gli articoli non siano una forma di racconto giornalistico indispensabile).  Nel corso di una qualsiasi vicenda , che sia un terremoto, una sparartoria o una rivoluzione, ci saranno dei moment in cui Twitter avrà un senso come strumento – come ad esempio Sohaib Athar ha dimostrato che  è effettivamente diventato un giornalista per qualche ora durante il raid contro il compound di Osama Bin Laden. Ma tutto questo non  elimina il bisogno di articoli o commenti o servizi sulle vicende.

Jarvis sostiene che l’ articolo diventerà un lusso o un sottoprodotto di una parte importante del processo che io immagino sia il live-tweeting o il live-blogging. Ma – continua Ingram – non credo che questo succederà. Quello che alcuni giornalisti fanno ad esempio su Twitter, anzi, aumenterà il bisogno di persone che facciano il lavoro di ricostruzione del contesto e dei retroscena. Seguire il lavoro che, ad esempio,  Andy Carvin e altri hanno fatto su Twitter producendo migliaia di messaggi durante le proteste in Egitto è stato affascinante, anche se si correva il rischio di venire schiacciati dall’ enorme quantità di dati che venivano diffusi.

Tra l’ altro, molte persone che avrebbero voluto capire non erano su Twittwer  e non potevano quindi sperimentare questo grosso flusso di notizie. Dove stavano i cronisti e i redattori che avrebbero dovuto seguire e dare un senso a questa corrente?

Twitter, insomma – conclude Ingram – non sostituisce in nessun modo nessuna forma di media o di giornalismo, non più di quanto You Tube faccia con la televisione o di quanto Facebook sostituisca il normale bisogno di relazioni umane. Twitter è solo uno strumento, come il telefono o la videocamera – e non sostituisce il bisogno di giornalisti tradizionali. Può rendere il loro lavoro un po’  diverso da prima, ma – aggiunge –  abbiamo ancora bisogno di persone che diano un senso a questo flusso. Anzi, ne abbiamo ancora più bisogno, che vengano o meno ancora chiamati giornalisti, visto che la quantità di informazioni che cerchiamo di consumare continua a crescere.

In un commento a questo post Jeff  Jarvis ha polemizzato sul titolo e su alcune delle considerazioni di Ingram, precisando:

Non ho detto che l’ articolo non sarà più necessario, ma solo che in alcuni casi non lo sarà più. Grossa differenza. Ho detto anzi che gli articoli devono aggiungere valore altrimenti rischieremmo di disperdere delle risorse preziose.

Replica di Ingram:

Ho un grandissimo rispetto per Jeff Jarvis, ma penso che dicendo che gli articoli in molti casi possono essere un ‘’lusso’’ o un ‘’sottoprodotto’’della copertura in tempo reale dei fatti attravero Twitter e altri strumenti, Jarvis non stia dando abbastanza importanza al contesto e alle analisi che gli articoli possono portare sui fatti.