Media: il grande Mashup del 2011

| 7 gennaio 2011 |

Carr

In un paesaggio mediatico che appare colpito da un terremoto seguito da uno tsunami, sembra prevalere la contaminazione e la fusione dei media e delle piattaforme – Sul New York Times David Carr traccia il quadro dell’ immediato futuro – L’ anno che si apre dovrebbe segnare l’ addio ai media verticali e l’ affermarsi di modelli ibridi in campo editoriale e nella raccolta delle notizie, mentre alla vecchia competizione si sta aggiungendo sempre di più la cooperazione – La fine della ‘’tv lineare’’ – E la vecchia stampa? E’ sempre a caccia di soldi, col NYT che presto lancerà un modello di business on-line “calibrato”

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The Great Mashup of 2011
di  David Carr
(NewYorkTimes.com)
(traduzione di Andrea Fama)

Per anni, coloro che come noi si sono mossi tra le paludi del media reporting – ovvero il giornalismo che parla di giornalismo, persone che raccontano storie di persone che raccontano storie – sono stati lasciati a tracciare il lento declino dei grandi media tradizionali e le debacle, senza conseguenze, degli astri nascenti digitali.

Oggi, a distanza di pochi anni, il paesaggio mediatico appare profondamente alterato, come un luogo colpito da un grave terremoto cui ha fatto seguito uno tsunami. Notizie sul mondo delle notizie – un tempo merce rara – si susseguono modificando i vecchi paradigmi.

Siti Web nati due anni fa valgono più di riviste con un passato cinquantennale, quotidiani illustri appartengono ora ai propri mutuanti, notiziari via cavo sono stati mandati gambe all’aria da strilloni di parte, i social media catalizzano l’ attenzione un tempo catturata dai produttori tradizionali, e lo schermo del televisore è solo uno dei tanti schermi su cui si fissano gli sguardi tra le mura domestiche.

Accettiamo, pertanto, il fatto che stiamo vivendo una profonda rivoluzione. Piuttosto che guardare indietro alla distruzione creativa che ha avuto luogo, forse varrebbe la pena focalizzarsi sul futuro. Di seguito, e senza un ordine particolare – poiché la strada verso il futuro è lastricata dal caos – sono riportati alcuni degli sviluppi di cui ci troveremo a parlare nel corso dell’anno che è appena iniziato.

ADDIO AI MEDIA VERTICALI. E se la televisione, la stampa, il Web e la radio non esistessero? E se fossero un unico grande blob mediatico? Ebbene, se si guarda all’iPad o a qualche altro tablet, il futuro sembra essersi già manifestato.

Su un dispositivo retro-illuminato basato sul Web, è difficile cogliere la differenza tra la BBC, il Washington Post, l’Huffington Post e la ABC News. Ognuno offre contenuti audio, video e testuali, social media e gallerie fotografiche. Ognuno è navigabile con un click. Su un iPad tutto sembra in qualche modo uguale.

iPad a parte, sembra  stia avendo luogo un grande mash-up.  Grazie al restyling, l’influente blog Gawker adesso sembra un canale televisivo. Il Web e il mondo delle applicazioni si svilupperanno ad immagine della televisione perché consumatori ed inserzionisti amano quel format.

Mentre il Web fa sempre più spesso capolino in salotto, i siti on-line vogliono farsi trovare pronti per la prima serata. A chi lavora nella pubblicità si ricorda sempre che “la competizione è con chiunque”; ma con la graduale scomparsa della verticalità dei media questo motto sembra più che retorico.

L’AUTOSTRADA DELL’INFORMAZIONE È IBRIDA. Anche i modelli pubblicitari che hanno tradizionalmente sostenuto l’informazione stanno scomparendo, facendo emergere diversi  modelli ibridi in campo editoriale e nella raccolta delle notizie.

Il sito d’inchiesta no-profit ProPublica condivide i contenuti con molte pubblicazione cartacee che hanno lasciato qualche reporter per strada.

Comcast, in parte per superare lo spettro regolamentativo che ne adombra l’acquisizione della NBC Universal, sta avviando partnership tra realtà locali no-profit e alcune delle stazioni della NBC che rientrano nell’affare.

Per accentuare la propria impronta nazionale, il New York Times ha stretto partenership con diverse organizzazioni a Chicago, San Francisco e New York. NPR e la Corporation for Public Broadcasting stanno lanciando Project Argo, un’iniziativa della Knight Foundation per collaborare e sostenere il lavoro dei siti di informazione locale. L’elenco prosegue, mentre si è chiusa l’epoca in cui i media erano soltanto alla ricerca della competizione e mai della cooperazione.

I SOCIAL MEDIA IN TV. Oggi gli utenti sintonizzano la propria televisione su “Jersey Shore” e poi utilizzano un altro dispositivo ed un altro schermo per commentare su Facebook e Twitter quello che stavano guardando. E se il loro televisore fosse già equipaggiato per supportare i commenti di amici e co.?

Se lo schermo principale includesse sia i programmi che le annotazioni diventerebbe un terzo prodotto, in grado di attirare un vasto pubblico e di raccogliere in tempo reale  elementi tipici dei social media.

LA GRIGLIA NON LINEARE. Attualmente le famiglie americane sono alle prese con il collegamento dei propri Web-televisori (a proposito, buona fortuna) e, poiché lo schermo più grande della casa è adesso legato ad Internet, l’intero concetto di radiodiffusione e di Tv via cavo è da riformulare.

Se pensavate che l’universo televisivo a 500 canali avesse cambiato le cose, aspettate a vedere cosa succederà con  l’ infinità di canali della Rete. La cosiddetta “televisione lineare”, che trasmette via radio o via cavo su una specifica location, sarà considerevolmente rivoluzionata, e l’abitudine di sintonizzarsi ad un’ora prestabilita per guardare il nostro programma preferito sembrerà appartenere al secolo scorso.

Poiché il 2011 sarà un anno privo di elezioni e di olimpiadi, toccherà alle emittenti tradizionali individuare appuntamenti televisivi “da non perdere” al fine di costruire una base per il proprio business model. In tale contesto, i concessionari di sport professionali come il football diventeranno sempre più importanti, ma vi saranno numerose altre fasce orarie per la programmazione.

Fox Tv punterà su eventi televisivi come “X Factor”, ma altri network potrebbero perdere l’appeal delle solite sit-com e serie Tv adesso che I consumatori possono accedere ad ogni tipo di programma in qualunque momento.

LA STAMPA VA A CACCIA DI SOLDI. Nei primi mesi del 2011 il New York Times lancerà un modello di business on-line “calibrato”. La maggior parte dei visitatori di NYTimes.com non noterà la differenza, ma agli utenti più assidui sarà chiesta la sottoscrizione.

Questo ed altri tentativi di raccogliere maggiori entrate attraverso i consumatori saranno oggetto di particolare attenzione da parte degli addetti ai lavori, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui le entrate pubblicitarie della carta stampata sono in calo e sono state superate per la prima volta da quelle derivanti dalla raccolta pubblicitaria on-line.

L’approccio di News Corporation in Gran Bretagna è stato diverso e lo scorso anno ha previsto solidi paywall per il Sunday Times ed il Times of London, con risultati brutali — un calo dell’86% nel traffico.

Nel caso del New York Times, la speranza è che gli utenti più fedeli siano propensi al pagamento per convenienza, facilità ed accesso ad una serie di servizi, mentre la testata può continuare godere dei benefici e della visibilità derivanti dai grandi numeri prodotti dagli utenti non paganti.

Allo stesso tempo, l’iPad ed altri tablet, che hanno guidato la stampa fuori dalla nomenclatura della “sottoscrizione” e dentro al mondo delle “applicazioni”, potrebbero rappresentare una seconda opportunità per capitalizzare l’informazione.

Tale opzione, tuttavia, porta con sé una minaccia: in molti ritengono che i siti delle testate giornalistiche, impastoiati come sono tra mouse e schermi, siano una grama alternativa al prodotto cartaceo. Ma le tablet offrono un formato comodo e versatile per i giornali, che possono così essere sfogliati avanti e indietro al tavolo della colazione proprio come avveniva per gli antenati in cellulosa.

Gli abbonamenti ai giornali cartacei caleranno con l’aumento delle vendite di tablet. (News Corporation lancerà a breve il proprio quotidiano unicamente per tablet, The Daily, aprendo possibili scenari futuri).

ALTRE TENDENZE. Google, con le sue massicce incursioni nel mondo della televisione e dei libri, continuerà a fingere di non essere un media? E quando l’editoria si renderà conto che nel giro di tre anni – data in cui ogni libro attualmente in circolazione sarà digitalizzato – ci saranno probabilmente più di 100 milioni di e-reader in grado di offrire il “prodotto libro” in modo nuovo?

Con il moltiplicarsi del numero, delle dimensioni e della portabilità degli schermi, i grandi media continueranno a detenere l’egemonia? Il DVD seguirà le orme del CD e del VHS con l’incrementarsi dello streaming e del downloading di contenuti video? Le sale cinematografiche saranno ulteriormente personalizzate (anche oltre gli standard di Imax) al fine di offrire nuove tipologie di servizi che attirino ancora il pubblico al botteghino?

E, infine, il videogioco Angry Birds continuerà ad erodere l’attenzione  del pubblico – che oggi trascorre globalmente 200 milioni di minuti al giorno assorbito dal gioco – al punto che nessuno avrà più tempo per i vecchi noiosi media?