Longshot, un magazine in 48 ore con contributi da tutta la Rete

| 5 agosto 2011 |

LongShot

E’ uscito il secondo numero di un magazine indicato come un modello di giornalismo innovativo – In 24 ore arrivano i contenuti e in altre 24 ore vengono organizzati e disegnati – La rivista è stampata su carta con i sistemi di print-on-demand e ne viene regalata l’ edizione digitale a chi acquista la copia cartacea – Il numero appena uscito è dedicato al tema del Debito: 68 pagine realizzate con 672 contributi di giornalisti, scrittori, grafici, creativi, impegnati in un grosso esperimento di  crowdsourcing e riuniti in una sorta di redazione/comunità letteraria digitale globale

————

E’ uscito il numero 2 di Longshot, la rivista che viene realizzata in sole 48 ore assemblando il materiale che arriva da decine di giornalisti, scrittori, grafici, creativi, impegnati in un grosso esperimento di  crowdsourcing e riuniti in una sorta di comunità letteraria digitale globale.

Il numero appena pronto è stato realizzato nel week end fra il 29 e il 31  luglio ed è dedicato al tema del debito:  tema di fortissima attualità in questi giorni negli Stati Uniti, che la rivista declina da diversi punti di vista, con un taglio di carattere più letterario/filosofico che non di stretta attualità politico-economica. Il sommario degli argomenti è qui, mentre è possibile sfogliare la rivista qui.

I tre ideatori di Longshot

I tre ideatori di Longshot

Il magazine è in vendita in edizione cartacea a 12 dollari: a chi lo acquista viene offerta gratuitamente la possibilità di scaricarne l’ edizione digitale, che però non è possibile acquistare separatamente. (Chi volesse ordinarlo dall’ Italia dovrà attendere 4 settimane per riceverlo, vedi qui).

Il via per la corsa alla realizzazione del secondo numero di Longshot (è il nome di un personaggio dei fumetti della Marvel) è scattato venerdì 29 luglio alle 15 pomeridiane. I collaboratori avevano 24 ore per riempire le indicazioni lasciate in bianco, ‘’Io sono in debito di… con…’’. Con gli unici vincoli di un minimo di 140 caratteri (stile Twitter) e di un massimo di 4.000 parole.

Piccoli saggi, articoli, fotografie, disegni: la redazione di Longshot Magazine si è vista recapitare 672 documenti inviati online che ha dovuto rielaborare nella giornata di sabato per realizzare un giornale di 68 pagine che fosse pronto per andare in stampa la sera di domenica, insieme alla sua edizione digitale.

La Redazione – racconta il blog di  MagCloud – ha lavorato nella sede del gruppo Gawker.com,  a New York, in contatto via satellite con altri ufficio negli Stati Uniti e in Europa, e ha utilizzato come strumenti editoriali SubMishMash, Kickstarter, Google Docs, e, naturalmente, MagCloud.

Ispirati dalle possibilità offerte dalle tecnologie di stampa on demand, come appunto la MagCloud di HP,  e dalla collaborazione online – racconta Portoflio.com – i fondatori di Longshot Magazine sono tre giovani giornalisti-imprenditori, Sarah Rich (freelance ed ex redattore di Dwell magazine) , Mat Honan (di  Gizmodo.com) e Alexis Madrigal (di The Atlantic).

“Eravamo curiosi di vedere che cosa si poteva fare con gli strumenti del print on demand e in poco tempo – racconta Sarah Rich -. Tutti e tre abbiamo un lavoro e quindi pensavamo a qualcosa che ci impegnase solo nel weekend’’

La copertina del primo numero

La copertina del primo numero

Il primo numero di Longshot (agosto 2010) aveva venduto oltre 2.500 copie, soprattutto attraverso il passaparola su Twitter e gli altri social network. Il titolo era “Comeback,” e costava 11 dollari.

Perché la carta, invece del più comodo digitale?

‘’Tutti noi amiamo le riviste – spiega Rich -, e pensavamo che potesse essere interessante vedere che cosa succede quando dei materiali artistici arrivano su un magazine stampato’’.

Le startup vengono spesso accusate di non pagare i collaboratori. Ma i tre animatori di Longshot assicurano che loro lo faranno. Per questo secondo numero la redazione, su una pagina di Kickstarter, una piattaforma per il crowdfunding di idee e progetti innovativi, aveva fissato il proprio obbiettivo di contributi il 7.500 dollari, ma ne sono arrivati più del doppio, 17.007 dollari. E così potranno cominciare a pagare gli autori del primo numero. Ma Rich preferisce misurare il successo in altri modi, ricordando ad esempio di  aver vinto un Premio speciale di 1.000 dollari (Knight-Batten Special Distinction award) e di essere indicati come un modello di giornalismo innovativo.

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.