La ”bufala” della blogger siriana e l’ intelligenza collettiva della Rete

| 13 giugno 2011 |

Amina

La ‘’bufala’’ della blogger lesbica  e le sue implicazioni ricostruite in un articolo di Bernardo Parrella su L’ Indro

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L’ intelligenza collettiva della Rete è un motore assai potente. Lo ha dimostrato la vicenda della ‘’bufala’’ del sequestro a Damasco della blogger lesbica siriano-americana Amina Arraf, operazione e identità inventata in realtà da Tom MacMaster, 40enne attivista e conoscitore di quell’area, ma originario della Georgia, USA, da poco all’Università di Edinburgo, Scozia, per un PhD in relazioni internazionali.

Certo – osserva Bernardo Parrella in una ampia riflessione su l’ Indro ‘’ è inevitabile la domanda: quali lezioni trarre dalla vicenda?’’.

” Personalmente ritengo inutile scrivere che bisogna “riflettere sulla credibilità nella blogosfera“, oppure che il “problema della Rete resta il controllo sull’attendibilità delle fonti” – perché ciò vale per ogni testata, organizzazione, cittadino che voglia fare giornalismo serio, non da ieri e non certo solo nell’ambito online. E per chi avuto modo, come il sottoscritto, di bazzicare le redazioni di vari giornali italiani in anni non sospetti (prima dell’avvento di Internet), questa prassi del ’controllo sulle fonti’ era quasi fantascienza. Allora dominavano le ’veline’ (quelle delle aziende, dei politici, della questura, ecc.), pubblicate quasi sempre in integrale. Verifiche dirette? Poche o nessuna. I dubbi e le ricerche incrociate, subito attivate da parecchi netizen di ogni parte del mondo – racconta – , hanno ancora una volta avuto successo nel mettere allo scoperto questa operazione firmata Amina Arraf’’.

Ma, al di là di questi e di altri aspetti della vicenda, la lezione più importante da trarre della vicenda, secondo Parrella, ‘’è quella di rimboccarci tutti insieme le maniche e collaborare, senza paletti o steccati, alla ricerca della verità. Soprattuto, senza distogliere l’attenzione generale dalla questione più bollente e reale: le proteste popolari in Nord Africa e Medio Oriente, la denuncia dei soprusi in Siria e dintorni’’.

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