L’ Huffington Post licenzia un giornalista per aver favorito una protesta operaia

| 27 gennaio 2011 |

Huff

Il free lance, esperto di questioni di lavoro e organizzatore sindacale, utilizzando il suo accredito di giornalista aveva permesso a 200 lavoratori dell’ edilizia di fare irruzione con slogan e striscioni nella sala che ospitava una riunione privata di banchieri americani – La protesta era  contro una grande compagnia di costruzioni, la PulteGroup, accusata di aver usato in maniera illegittima 900 milioni di dollari di fondi pubblici – ‘’Ho fatto quello che dovevo fare’’, replica il blogger, ‘’se non avessimo interrotto quell’ incontro in modo così plateale, le irregolarità della Pulte non sarebbero mai diventate notizia’’

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Un blogger che lavora per l’ Huffington Post, Mike Elk, è stato ”licenziato” per aver favorito una manifestazione di protesta di 200 lavoratori dell’ edilizia utilizzando il suo accredito di giornalista per farli entrare nella sala che ospitava una riunione privata di banchieri americani (la Mortgage Bankers Association conference).

Come nel ‘’Grande Lebowski’’, il famoso film dei fratelli Coen (‘’Dove sono i soldi, Lebowski?’’), i lavoratori se la sono presa in particolare contro i rappresentanti del PulteGroup, una delle  maggiori aziende di costruzioni degli Stati Uniti, chiedendo ‘’Dove sono i 900 milioni?’’.

Elk, un giovane giornalista freelance specializzato in  problemi del lavoro e organizzatore sindacale, ha giustificato la sua decisione – racconta Editors Weblog ­  – spiegando: ”Ho visto che le battaglie dei lavoratori sono completamente ignorate dai media mainstream. Recentemente, ad esempio, una testata mi ha negato la pubblicazione di un servizio che avevo scritto su una cittadina che si era battuta inutilmente per salvare una fabbrica”.

Con un gesto che ha portato alla cancellazione del suo rapporto con l’ Huff Post, che comunque non era retribuito, Elk ha catalizzato la protesta, videoregistrata dalla CNBC e coperta anche dal Wall Street Journal.

Sebbene non convenzionale e probabilmente scorretto dal punto di vista deontologico – scrive Elk -, ‘’in quella occasione il mio compito primario come giornalista specializzato in questioni del lavoro era aiutare a smascherare l’ uso illecito di fondi per 900 milioni di dollari. Se non avessimo interrotto quell’ incontro in modo così plateale, le irregolarità della compagnia Pulte non sarebbero mai diventate notizia’’.  Tanto è vero, aggiunge Elk, che l’ Huffington Post non ha in organico nessun giornalista a tempo pieno che si occupi di queste questioni.

L’ American Federation of Labor and Congress of Industrial Organization (AFL-CIO), la principale centrale sindacale del paese, ha spiegato che il gruppo edilizio Pulte, invece di  creare occupazione,  “ha tagliato centinaia di posti di lavoro’’.

Mentre molti osservatori si sono schierati a favore del direttore editoriale di Huff Post, Peter Goodman, che ha licenziato Elk per aver abusato delle sue prerogative di giornalista, è difficile essere d’ accordo con lui quando accosta Elk a Jayson Blair, il giornalista  licenziato nel 2003 dal New York Times per aver ‘’inventato e copiato’’ fatti e articoli.

Elk ha citato anche alcuni casi in cui il comportamento non convenzionale e poco osservante della deontologia di altri collaboratori della testata erano stati accolti con grande favore dall’ editore. Per esempio il caso del blogger Mayhill Fowler, che aveva registrato e pubblicato una frase di Obama durante un incontro a cui la stampa non poteva partecipare (un articolo che aveva registrato ben 600 commenti). O quello di  quello di Arthur Delaney , un blogger che aveva provato, ma senza successo, di infiltrarsi in alcuni incontri  di lobbysti.

Una cosa comunque appare certa – conclude Editors Weblog -, la decisione dell’ Huffington Post sembra una mossa molto vicina allo spirito del giornalismo tradizionale. Ma la domanda che rimane ancora senza risposta è: si tratta di una mossa giusta?

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