L’ 89% delle mail sono spam

| 11 dicembre 2011 |

Mail

Ogni giorno vengono inviati 106 miliardi di messaggi spazzatura mentre le società che mandano più di 50.000 mail al mese è salito dal 40% nel 2007 al 60% nel 2011 – Le mail come strumento di lavoro saranno sostituite da altri sistemi, mutuati dalla sfera dei social network – Il caso della Atos, in cui su 100 mail che arrivavano ai 75.000 dipendenti solo 5 erano ritenute utili sul piano lavorativo, che sta sostituendo alla posta elettronica un sistema di comunicazione interna di tipo Wiki – Ma i ragazzi già ora non usano più le mail

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La mail come strumento di comunicazione interna nelle aziende è destinata ad essere fortemente ridimensionata, sostituita da sistemi mutuati dalla sfera dei media sociali. Lo segnala Giovanni Boccia Artieri sul suo Mediamondo citando alcuni dati recenti secondo cui la percentuale delle società che mandano più di 50.000 email al mese è salita dal 40% nel 2007 al 60% nel 2011; che ogni giorno vengono inviati 106 miliardi di messaggi spam; e che, in sintesi, l’89% di tutte le email è spam. In senso stretto o in senso lato: messaggi inutili.

Per questo – aggiunge Boccia Artieri – Thierry Breton, che è CEO della information technology services company Atos, ha deciso di abolire la posta elettronica tra i suoi 75.000 dipendenti a partire dalla considerazione che per ogni 100 mail solo 5 erano ritenute utili lavorativamente e il tempo dedicato a cancellare messaggi era enorme.

Così Breton (secondo cui, come ha detto al The Independent, “il diluvio di informazioni sarà uno dei problemi più importanti che un’ impresa dovrà affrontare”)  ha sostituito alla posta elettronica il sistema Atos Wiki, che permette di produrre e modificare in modo collaborativo documenti online, e Office Communicator, che è un sistema di chat interna che permette anche videoconferenza e condivisione di file ed applicazioni

Ciò di cui abbiamo bisogno lavorativamente – osserva Mediamondo – è di un sistema che consenta di gestire forme sincrone ed asincrone di comunicazione, di organizzare e rendere ricercabile le comunicazioni svolte e poter connettere documenti di diverso formato (testuali, video, immagini) alle conversazioni. Non è detto perciò che l’ email per come la conosciamo, con la sua potenzialità così intrusiva e la quantità di spam circolante, sia la più adatta.

Una seconda considerazione ha a che fare con l’impiego futuro delle nuove generazioni che sono socializzate ad una realtà della comunicazione basata sul principio dell’always on che privilegia all’email altre forme: “l’uso dell’email sta crollando con un calo annuale del 31% tra i ragazzi di 12-17 anni e del 21% tra quelli di 18-24 anni”. Chat e IM sono privilegiate. Una insegnate mi ha raccontato “Ieri ho chiesto ad un mio alunno che smanetta sempre col cellulare e ha la pagina Facebook di mandarmi per email il suo lavoro di analisi geografica e mi ha detto “Prof. ma io mica so come si manda una mail”.

Ovviamente questa generazione imparerà ad usare l’email quando gli servirà per studio e lavoro, utilizzerà l’indirizzo di posta aperto per entrare in qualche social network per comunicazioni più ufficiali. Non è questo il punto – continua Boccia Artieri -. È che la forma mentale della gestione comunicativa degli impegni e delle relazioni sociali per loro sta passando da un modo di abitare la comunicazione che ha a che fare con l’istantaneità comunicativa degli IM o delle chat (anche attraverso applicazioni per gli smartphone), con la pratica di sharing e commento dei contenuti che sta nei social network, con modalità di cooperazione su specifici contenuti che è supportata dall’immediatezza della connessione attraverso tagging, eccetera.

L’email quindi non andrà in pensione presto ma il suo modo di esistere – conclude – verrà relazionato ad un ambiente più complesso di comunicazione mediata.

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