iPad, un’ altra illusione?

| 2 gennaio 2011 |

iPad

Brutti dati sulle vendite delle edizioni digitali dei magazine Usa, mentre Murdoch si appresta a lanciare Daily, un quotidiano studiato in modo specifico per il tablet della Apple

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Ma l’ iPad non doveva essere il salvagente della stampa? L’ entusiasmo che si era creato attorno all’ ultima creatura di Apple sta un po’ vacillando: colpa del calo progressivo del numero di copie vendute, almeno negli Stati Uniti.

La rivista Wired, ad esempio, che aveva venduto 100.000 copie del suo primo numero su iPad, ha visto rotolare le copie vendute a 20.000 al mese (nei mesi successivi al primo le vendite erano sulle 70-80.000 copie). E non è la sola testata in questa situazione. Tutti i grandi magazine americani hanno visto calare le vendite dell’ edizione digitale: Vanity Fair, Glamour, GQ o, ancora, Men’s Health, con circa 2.000 copie.

Per giustificarsi si evoca la mancanza di un sistema di abbonamenti mensili o, ancora, la natura dei contenuti, che non sarebbero adatti all’ iPad.

Intanto il magnate della stampa Ruper Murdoch dovrebbe lanciare presto il famoso Daily, un quotidiano consultabile unicamente su iPad. Un format a metà strada fra la carta, l’ interattività offerta dal web e la tecnologia avanzata dei tablet touchscreen.

Sul Giornalaio, Pier Luca Santoro parla di ‘’salvagente bucato’’, ricordando che ‘’i primi segnali di una consapevolezza del ruolo marginale, in termini di recupero delle revenues, del device dell’anno erano emerse già dai risultati dell’ indagine sulle notizie in mobilità effettuata dall’ Audit Bureau of Circulation.

E’ proprio dall’ ABC che arrivano ora i dati ripresi da WWDMedia che evidenziano il crollo verticale delle sottoscrizioni a pagamento per i principali magazines statunitensi. Pare insomma che il salvagente si sia definitivamente bucato’’.

A questo punto, concludendo, Santoro, nella lista dei desideri per l’ anno appena avviato, ‘’inserisce ai primi posti la speranza che cessi definitivamente l’orientamento al prodotto per dare spazio finalmente  ad un più attuale e ragionevole orientamento ai bisogni, agli interessi dell’utenza’’.

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