Il buon giornalismo sopravviverà al meteorite Internet

| 21 aprile 2011 |

Ramonet

In un saggio appena uscito in Francia, Ignacio Ramonet, per 20 anni direttore di Monde Diplomatique, analizza l’ avvento del digitale, indicato come ‘’una grande catastrofe per la stampa tradizionale che rischia l’ estinzione’’ e, nello stesso tempo,  come ‘’una grande opportunità per i giovani giornalisti’’ – Nessun cedimento al catastrofismo, ma, anzi, una scommessa sulla sopravvivenza di un giornalismo rigoroso e di qualità

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‘’L’ esplosione del giornalismo’’ è il titolo di un libro che Ignacio Ramonet, per quasi 20 anni direttore del Monde Diplomatique,  ha appena pubblicato in Francia (150 pages, éditions Galilée). Il lavoro analizza l’ impatto della rivoluzione di Internet sul giornalismo. L’ avvento del  ‘’meteorite internet’’ che, secondo l’ autore, è nello stesso tempo ‘’una grande catastrofe per la stampa tradizionale che rischia l’ estinzione’’ e ‘’una grande opportunità per i giovani giornalisti’’.

Il libro, che ha un sottotitolo molto chiaro – ‘’Dai media di massa alla massa dei media” – si interroga sul futuro di un giornalismo ‘’minacciato dalla proliferazione gratuita delle notizie online’’ per cui France2 – a cui Ramonet ha concesso una lunga intervista, che riportiamo –  utilizza il concetto di ‘’infobesità’’, abbastanza diffuso Oltralpe.

Al centro del libro un’ analisi dei vari modelli economici del giornalismo online (‘’fabbriche di contenuti’’, informazioni  “low cost” a richiesta, abbonamenti parziali o totali, pubblicità, e così via). Modelli che sono ancora embrionali e incerti. Anche se, nota Ignacio Ramonet, i media tradizionali restano dei marchi molto forti, molto cercati dagli internauti, come dimostra ad esempio il gran volume di traffico sui siti del New York Times, di  le Monde e così via.

La sorpresa – commenta France2 introducendo l’ intervista – è che il direttore di Monde Diplomatique rifugge da qualsiasi catastrofismo e scommette anzi sulla sopravvivenza di un giornalismo rigoroso e di qualità.

Insomma, una intervista a un ottimista.


Qual è l’ obbiettivo di  “L’explosion des médias” ?

Quello che cerco di descrivere è lo stato dei luoghi: l’ impatto del meteorite Internet. Va oltre la sfera dei media, basta vedere le rivoluzioni arabe. L’ ordine di grandezza è quello della rivoluzione della stampa nel XV secolo: un cambiamento di ecosistema.
Ma questo shock, questa rivoluzione di internet, è contemporaneamente una grande catastrofe per la stampa tradizionale, che rischia l’ estinzione, ma anche una grande opportunità per i giovani giornalisti.


I media tradizionali sono morti?

Anche per i media tradizionali i giochi non sono ancora fatti. Nel mio libro cito ad esempio il settimanale tedesco Die Zeit, le cui vendite sono cresciute del 40% in questi ultimi anni e la cui tiratura supera ormai le 500.000 copie. Resiste perché è fedele a una linea molto rigorosa e a una forte domanda di alta qualità di scrittura.


Esiste online una stampa di grande livello, che può arrivare a farsi pagare?

Su Internet, l’ offerta è diversificata, con varie pubblicazioni di grande spessore. Per esempio il sito Politico, che è diventato la testate di riferimento sulla politica americana, moltiplicando gli scoop, le rivelazioni. La sua rubrica, Politico 44, è un vero diario dall’ interno del presidente Obama.

Politico è gratuito e ha più di 3 milioni di visitatori unici, ma ha lanciato all’ inizio di quest’ anno un’ altra pubblicazione online, a pagamento,  PoliticoPro, con un prezzo di abbonamento molto alto (più di 1000 euro l’ anno), con un forte valore aggiunto. E funziona, perché i professionisti del settore non possono fare a meno di leggerlo.

I media generalisti poi  non parlano abbastanza del successo delle newsletter specializzate, che hanno dei costi di abbonamento molto cari. Rassegne specializzate sui media, come ad esempio la Correspondance de la presse, o sul petrolio, la difesa o i servizi segreti (Intelligenceonline). Contengono delle miniere di informazioni, dei rapporti fatti da grandi analisti.


Chi è destinato a subire in pieno “l’impatto di Internet” ?

Sono i media tradizionali, quelli che sviluppano le notizie che tutti conoscono già. La lettura del Monde nel pomeriggio non è altro ormai che un’ abitudine, un riflesso. Prima, a Scienze Politiche, le pile dei giornali messi a disposizione degli studenti al mattino scomparivano molto velocemente. Ora gli studenti si informano via portatile.


Pensa che ci sia ancora posto per segmenti di tempo relativamente ampi dedicati alla lettura, con generazioni nutrite a dosi massicce di internet e di reti sociali?

E’ vero, il consumo di internet intensifica uno stato ‘’febbrile’’. Si sorvola, si consuma in quantità ma non in profondità. Nella storia di internet però i primi 25 anni di internet non sono che il Big Bang. Le pratiche di spilluzzicamento non possono durare se non si vuole la fine del ragionamento.

Le nostre società non hanno però mai prodotti tanti diplomati, universitari, ricercatori. Quando si insedia una cultura di massa si tende sempre a fare catastrofismi e moralismi. Nel XIX secolo la gente se la prendeva con i romanzi, giudicati nocivi per le giovani donne. Oggi si attacca internet.


Wikileaks, una buona novella per il giornalismo?

Wikileaks ha mostrato le carenze dei media tradizionali sviluppando dei nuovi strumenti per diffondere nel mondo intero delle informazioni authenticate, che hanno provocato delle ondate di shock.

Prmai molti media hanno creato al loro interno dei loro “Wikileaks”. In Francia, ad esempio, Mediapart ha annunciato la nascita di Frenchleaks. Al Jazeera e il New York Times hanno sviluppato una propria struttura interna per pubblicare e diffondere documenti. WikiLeaks offre un accesso senza intermediari alle fonti, come il protestantesimo aveva permesso un accesso diretto

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