I laburisti vogliono un albo dei giornalisti. Un’ idea ‘’stupida’’ e di sapore sovietico?

| 29 settembre 2011 |

Labour

La proposta del ministro-ombra della cultura UK, il laburista Ivan Lewis, volta a creare un registro dei giornalisti, in modo da poter cancellare dall’ elenco quelli che si rendessero colpevoli di grosse violazioni al codice di condotta professionale, è stata accolta da molte critiche – In particolare Cory Doctorov  la definisce ancora più insana dei tradizionali ‘’tesserini da giornalista’’ rilasciati nelle nazioni totalitarie, mentre Tom Chivers sul Telegraph chiede: e i blog? E Twitter? Non bisognerebbe fare solo un albo dei giornalisti ma anche un albo delle fonti giornalistiche, e decidere quando un blog diventa troppo ‘’informativo’’ per continuare a vivere senza supervisione governativa – E a questo punto saremmo pericolosamente vicini a un regime di approvazione governativa per tutte le fonti dei media. Che sa un po’ di Soviet

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E’ stata accolta da reazioni piuttosto sarcastiche la proposta del ministro-ombra della cultura UK, il laburista Ivan Lewis, di creare un registro dei giornalisti, in modo da poter cancellare dall’ elenco quelli che si rendessero colpevoli di grosse violazioni al codice di condotta professionale. La proposta viene dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali e Lewis l’ ha lanciata nel corso del Congresso laburista a Liverpool.

Cory Doctorov, giornalista e scrittore canadese esperto di nuovi media e tecnologia, l’ ha definita la più ‘’stupida’’ fra le proposte venute fuori dalla Conferenza.

Dato che il ‘’giornalismo’’ attualmente include ‘’pubblicare la roba vista su internet’’ e ‘’scattare foto di cose varie e pubblicarle online’’ e, ancora, ‘’bloggare’’ e ‘’fare commenti su articoli e servizi’’ – dice Doctorov – questa proposta è ancora più insana dei tradizionali ‘’tesserini da giornalista’’ rilasciati e utilizzati nelle nazioni totalitarie.

Io – dice Doctorov – sono assolutamente d’ accordo nel condannare Murdoch e i responsabili delle intercettazioni illegali, ma non c’ è bisogno di dare tessere ai giornalisti perché ciò avvenga: tutto quello di cui abbiamo bisogno è di procedere contro di loro sulla base del codice penale esistente. In altre parole, il solo ‘’codice di condotta giornalistica’’ di cui il Regno unito ha bisogno per impedire un altro scandalo delle intercettazioni è ‘’non infrangere la legge’’.

Naturalmente sarebbe meglio se il governo non chiedesse favori a Murdoch, come era accaduto con il Labour (e ora con i Tories).

Un partito come il Labour, così desideroso di perdere la sua reputazione di ‘’sinistrismo’’ – conclude il giornalista -, poteva almeno inventarsi qualcosa di diverso invece che imitare i paesi autoritari.

Lo scandalo delle intercettazioni ha mostrato effettivamente dei grossi esempi di abuso e disonestà, ma l’ idea di istituire un registro dei giornalisti è assolutamente insensato, aggiunge Tom Chivers sul Telegraph.

Noi non siamo medici, non c’ è una delimitazione precisa fra chi è un giornalista e chi non lo è. Ora probabilmente lo sono, ma quando nel 2007 stavo ultimando un dottorato e collaboravo con un blog della squadra di calcio del Liverpool, sarei potuto stare in quel registro? E il mio amico Alexis Dormandy, che è alla testa di un’ azienda tecnologica e scrive per un blog del Telegraph? E i vari pensatori, politici e accademici che riempiono le pagien dei commenti della stampa nazionale, dovrebbero iscriversi in quell’ elenco?

E quando lo facessero, che cosa succederebbe?

LewisImmaginiamo che Ivan Lewis scriva un articolo per le nostre pagine dei commenti sulla necessità di trattare severamente il giornalismo canagliesco. E poi immaginiamo che, qualche mese dopo, sis copra che quell’ articolo era stato costruito utilizzando, senza precisarlo, citazioni da parte dei familiari di qualcuna delle vittime delle intercettazioni illegali e brani di un articolo di qualche altro giornalista. Il nuovo Zar del Giornalismo nel futuro governo, volendo dare un esempio di comportamento inflessibile, si autoespelle dall’ albo. Ivan Lewis non più fare del giornalismo di mestiere.

Ma questo che cosa significa? Possiamo presumere che egli non possa scrivere più per un giornale nazionale; e forse anche per le testate locali. Ma potrebbe apparire su Sky News come un esperto? Probabilmente sì. E col blogging come la mettiamo? Può scrivere sul suo blog oppure far pubblicare suoi post su blog che lo ospitano come  Liberal Conspiracy o Guido Fawkes? Oppure anche questo è troppo simile al Giornalismo ‘’reale’’? E cosa pensare di Twitter? Lewis potrà scrivere  un sito web satirico se promette che eviterà argomenti important? Dove dovrà  passare la linea di confine fra Giornalismo ed espressione?

Il ‘’giornalismo’’ è talmente diffuso che è molto difficile definirlo (ricordate il caso Farina?, ndr).  Non bisognerebbe fare solo un albo dei giornalisti ma anche un albo delle fonti giornalistiche, e decidere quando un blog diventa troppo ‘’informativo’’ per continuare a vivere senza supervisione governativa. E a questo punto saremmo pericolosamente vicini a un regime di approvazione governativa per tutte le fonti dei media. Che sa un po’ di Soviet.

E probabilmente non è questa l’ impressione che il Labour voleva dare.

Forse uno potrebbe anche, con delle complicatissime norme di legge, tracciare un qualche confine fra giornalismo e non-giornalismo. Forse si potrebbe evitare anche il sentore di totalitarismo. Ma – continua il Telegraph – anche se uno ci riuscisse tutto questo sarebbe assolutamente inutile. Il  modo migliore per punire giornalisti inattendibili, e quelli che li utilizzano, è fare in modo che tutti sappiano quello che sono. Avrebbe mai potuto il News of the World continuare ad uscire, col peso della sua inattendibilità? In ogni caso il semigiornalismo dei blog (incluso quello del collega di Ivan Lewis nel Labour, Tom Watson) and Twitter hanno giocato un ruolo chiave nella scoperta e nella diffusion dei fatti. E pensare, stando a quanto possa immaginare Ivan Lewis, non avevano avjuto bisogno di nessuna ‘licenza’ per fare tutto ciò.

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