I giganti di internet minacciano un blackout totale contro il SOPA

| 31 dicembre 2011 | Tag:

Google, Facebook, Twitter, Amazon, fra gli altri, stanno valutando la possibilità di oscurare i propri siti web per protesta contro il disegno di legge, in discussione al Senato Usa, che prevede misure drastiche, fino alla chiusura dei siti che infrangono le norme sul copyright

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I giganti dell’ online – Google, Facebook, Amazon e così via – stanno valutando la possibilità di proclamare un blackout dei loro siti per protestare contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA), il progetto di legge, in discussione al Senato, sostenuto da Hollywood e dall’ industria discografica, che punta a eliminare una volta per tutta la pirateria online. Ma rischia di trasformare in maniera radicale la Rete che conosciamo.

Il SOPA (HR 3261) permetterebbe al Dipartimento di Giustizia ed ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio,Paypal) d’intrattenere rapporti d’affari con il sito accusato delle infrazioni, il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi link verso il sito in questione e la richiesta agliI nternet Service Provider di bloccare l’accesso al sito web.

Da qui l’ ipotesi di una protesta clamorosa. Niente ricerche su Google, niente aggiornamenti su Facebook, Niente tweet. Un blackout drastico che potrebbe paralizzare internet negli Stati Uniti, .

Anche se non sono trapelati particolari sul modo con cui la protesta dovrebbe svolgersi, l’ iniziativa è all’ ordine del giorno, ha spiegato a Foxnews.com Markham Erickson, direttore esecutivo della NetCoalition, un’ associazione che include aziende come Google, PayPal, Yahoo e Twitter e che si batte contro il SOPA.

“Mozilla ha già messo in atto un giorno di blackout e Wikipedia ha valutato di fare una cosa del genere’’, ha detto Erickson.

Il 15 novembre scorso Google, Facebook, Twitter, Zynga, eBay, Mozilla, Yahoo, AOL e LinkedIn avevano scritto una lettera a Washington denunciando i pericoli della legge e lo stesso co-fondatore di Google, Sergey Brin ha pesantemente denunciato il progetto: ‘’sono veramente impressionato di fronte al fatto che i nostri legislatori poossano contemplare misure che porrebbero il nostro paese allo stesso liovello delle nazioni più repressive del mondo’’.

Hollywood e l’ industria della musica sostengono a spada tratta il progetto di legge contro la pirateria: ‘’I siti web che consentono il ‘furto’ di materiali protetti dal copyright attraggono più di 53 miliardi di visite ogni anno e minacciano più di 19 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti’’, ha scritto l’ Unione delle Camere di commercio Usa in una lettera al New York Times.

Ma Erickson crede che questa sarà ‘’solo la punta dell’ iceberg in termini di risposta. Per i cittadini internet è diventata una parte molto importante della loro vita’’, ha aggiunto.

 

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