Google News, un intervento umano nel tempio degli algoritmi

| 5 agosto 2011 |

GoogleNewsParte oggi nell’ edizione Usa dell’ aggregatore di notizie  Editor’s Pick, un servizio di segnalazione degli articoli importanti delle maggiori testate americane realizzato direttamente dalle redazioni e non affidato agli algoritmi, che sin dalla sua nascita dominano invece la vita di Google News – Secondo NiemanLab la scelta potrebbe avere delle conseguenze importanti nei rapporti (finora spesso tempestosi o comunque sospettosi) fra la grande G e gli editori

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Da oggi l’ edizione Usa di Google News lancia un nuovo servizio, che contraddice platealmente la ‘’filosofia’’ con cui nel 2002 la grande G presentò la sua pagina di informazioni da tutti i media del mondo: ‘’questa pagina viene generata interamente da algoritmi digitali, senza  alcun intervento umano’’.

Si tratta di Editors’ Picks, una pagina in cui Google News presenta al pubblico dei contenuti originali che alcuni giornalisti (umani questa volta; direttori e capiredattore) hanno selezionato dalle proprie pubblicazioni e consigliano come gli articoli più interessanti del momento.

Il servizio, “rappresenta l’ ultimo l’ ultimo potenziamento che abbiamo realizzato al ventaglio di articoli e servizi multimediali su Google News”, spiega un ingegnere dell’ azienda, Yogita Mehta, in un  post che annuncia la novità e che comunque – come racconta Megan Garber su NiemanLab.org – aggiunge: ‘’siccome Google News si basa su algoritmi, la scelta e la confezione del servizio viene fatta dagli stessi editori delle testate e non viene realizzata da Google’’.

Per ora le testate con cui è stato realizzato un accorso sono una ventina. Fra cui  Slate, National Journal, il Wall Street Journal, The New York Times, ProPublica, BBC News, MSNBC.com, Reuters, il Los Angeles Times, The Root, Politico, MarketWatch e The Guardian — che realizzano la selezione di cinque articoli che via via le direzioni delle testate  vogliono sottoporre al pubblico.

Google – commenta NiemanLab – prende due uccelli con una fava. Oltre a fornire ai lettori degli ulteriori contenuti di qualità, Editors’ Picks può aprire la strada a una effettiva partnership con gli editori. Le relazioni di Google col mondo editoriale sono state spesso tempestose o comunque opache, e ora Editors’ Picks suggerisce che si potrebbe arrivare a  una svolta — da una collaborazione passiva a una attiva, da una connessione algoritmica a qualcosa di più intenzionale. E, certo, di più umano. Editors’ Picks può essere anche  un’ altra occasione per Google News di lavorare direttamente con le redazioni per sperimentare cosa accade quando uomini e tecnologie lavorano insieme nel raccontare il mondo. In più, può essere duro per gli editori lamentarsi che Google News ruba i loro contenuti mentre stanno attivamente collaborando con Google News per promuovere quegli stessi contenuti.

Per gli editori – continua l’ interessante analisi di NiemanLab –  Editors’ Picks è anche un modo per mettere n risalto l’ identità di una testate attraverso  una piattaforma che punta a dare rilievo ai servizi più che alle testate. Sulla sezione principale di Google News (e in gran parte di quelle sulla fascia di destra) i titoli vengono presentati, in blu, a grandi carattere e sono cliccabili, mentre le fonti sono riportate con meno evidenza e in grigio. Per gli utenti può essere una grande cosa: quando si naviga per leggere le notizie, generalmente si è attirati dai titoli più che dalle testate che li hanno prodotti. Editors’ Picks invece segna un cambiamento: consente ai lettori, attraverso delle frecce, di scegliere quale testata seguire e di  personalizzare le proprie preferenze. E tutto questo può dare risalto maggiore alle testate piuttosto che agli articoli.

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